Parola d’Ordine: si parte dalla parità di genere con Marco Maffei, ODCEC Roma

Rosy D’Elia - Commercialisti ed esperti contabili

Informazione Fiscale inaugura un ciclo di interviste con l'ODCEC di Roma su alcune parole d'Ordine per focalizzare l'attenzione sui temi più rilevanti e attuali per professionisti e professioniste.

Parola d'Ordine: si parte dalla parità di genere con Marco Maffei, ODCEC Roma

Per eliminare i divari tra uomini e donne nel mondo ci vorranno 120 anni di lavoro e di progressi a ritmo costante: la stima arriva dal Global Gender Gap Report 2026 pubblicato a metà settembre dal World Economic Forum, che ha messo sotto la lente di ingrandimento 145 economie.

Impegnarsi in questa direzione non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche un fattore determinante per la crescita economica e lo sviluppo sostenibile.

In questa ottica, parità di genere è la parola d’Ordine che inaugura il ciclo di interviste con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e gli Esperti Contabili di Roma curato dalla redazione di Informazione Fiscale.

Dalle ultime novità normative sulla trasparenza salariale al ruolo dei professionisti e delle professioniste, a guidare la riflessione in questa prima puntata è Marco Maffei, consigliere con delega alla sostenibilità.

Parola d’Ordine “parità di genere”: intervista a Marco Maffei, ODCEC Roma

Non ha dubbi sul punto di partenza in questo percorso di decenni: per accorciare le distanze tra uomini e donne è centrale focalizzarsi sulla parte economica, che si lega strettamente alla realizzazione personale e professionale e arriva a toccare la dimensione sociale della questione.

E le ultime spinte a progredire verso la parità toccano proprio questo nervo centrale: da giugno 2026 anche in Italia sono in vigore le regole della direttiva UE su parità e trasparenza salariale (2023/970) che toccano il rapporto tra datori di lavoro, lavoratrici e lavoratori prevedendo nuovi obblighi e nuovi diritti.

Interrompere la catena delle discriminazioni retributive accendendo i riflettori sulle selezioni, sulle buste paga, sulle carriere è questo, in estrema sintesi, il filo rosso che unisce le ultime novità normative.

“Si abbandona la logica della rendicontazione e si passa a una logica di prevenzione, arrivando alla creazione di una cultura aziendale e sociale che permetta l’equiparazione dei generi e porti a quella premialità del merito che è fondamentale per poter permettere a tutti i talenti all’interno delle aziende, all’interno delle professioni e comunque in generale all’interno delle società, di trovare la loro piena realizzazione in funzione dell’attività che viene svolta, quindi premiare le competenze, le professionalità, le eccellenze al di là del genere.”

Spiega Maffei, soffermandosi anche sui punti cardine delle nuove regole UE: la garanzia di trasparenza già in fase di selezione, il divieto di indagare sulla storia retributiva, la necessità di garantire la stessa retribuzione per un lavoro di pari valore, il monitoraggio del gender pay gap (il divario retributivo di genere) e l’esigenza di indagarne le cause.

In Italia la rendicontazione delle differenze di stipendi non è una novità assoluta, ricorda il Consigliere ODCEC.

“Questo strumento esiste già da molti anni all’interno dei bilanci di sostenibilità. In Italia, in particolare, da questo punto di vista, le grandissime imprese, soprattutto quelle a controllo pubblico, hanno fatto veramente da capofila allo sviluppo di queste tematiche. Mi occupo di sostenibilità da oltre 20 anni, dal 2003, quindi posso dire per la mia esperienza che la realtà italiana sulla sostenibilità all’interno delle aziende è un’eccellenza a livello europeo.”

Il passo avanti oggi è quello di diffondere in maniera capillare una cultura aziendale più attenta alla parità di genere e in questo senso professionisti e professioniste assumono un ruolo centrale, diventano “un raccordo tra la normativa, tra le esigenze delle aziende, tra le esigenze anche sociali della comunità in cui l’azienda è inserita, opera, si sviluppa”.

L’impegno paga da più punti di vista. E lo stesso ODCEC Roma ne è la prova: con la certificazione UNI/PdR 125:2022, con il bilancio di sostenibilità e il bilancio di genere sono arrivati i primi frutti: “La presenza di persone di genere femminile all’interno del dell’ordine è passata dal 14,3 al 41,2 per cento”.

Nonostante ciò, persistono profonde differenze: “il 51,4% di divario medio di reddito professionale fra uomini e donne è un dato che non è accettabile”, sottolinea Maffei. Fuori e dentro la professione c’è ancora tanto lavoro da fare, considerando la parola d’Ordine “parità di genere”.