ISEE e accesso a bonus, detrazioni, sussidi: come funziona oggi il sistema e quali sono le possibili vie di riforma

ISEE e accesso a bonus, detrazioni, sussidi: come funziona oggi e quali sono le possibili strategie per riformarlo. Dalla dichiarazione dei patrimoni al peso del quoziente familiare: una proposta di revisione del sistema.

ISEE e accesso a bonus, detrazioni, sussidi: come funziona oggi il sistema e quali sono le possibili vie di riforma

Le tax expenditures sono elencate nel Rapporto annuale sulle spese fiscali, che è allegato allo stato di previsione dell’entrata del Bilancio di previsione dello Stato, laddove però le tax expenditures per le quali sono possibili analisi e approfondimenti mirati, grazie alla disponibilità di tutte le informazioni interessate dalla rilevazione (effetti finanziari, frequenza dei beneficiari ed effetti finanziari pro capite), sono comunque solo una parte.

Una pletora di sussidi pubblici, molti dei quali in forma di spesa fiscale, che rispecchiano un forte interventismo dello Stato nell’economia, e probabilmente un’ipertrofia stratificata dell’attività legislativa, spesso senza una coerenza sistematica.

Come rivedere le tax expenditures: la dichiarazione dei patrimoni al posto del calcolo ISEE

Nella prospettiva di unificare e riordinare tutte le tax expenditures e i criteri di assegnazione di benefici fiscali (deduzioni/detrazioni), si potrebbe affiancare alla dichiarazione dei redditi una dichiarazione dei patrimoni.

In tale dichiarazione dovrebbero essere monitorati tutti i beni patrimoniali e gli asset finanziari:

  • immobili;
  • beni mobili registrati;
  • asset detenuti presso istituto di credito;
  • beni mobili non registrati (da indicare solo se aventi effettivamente natura di investimento);
  • quote sociali e crediti in denaro;
  • posizioni di aspettativa/beneficiari: in questa categoria rientrano le posizioni di beneficiario di polizze, trust, vincoli di destinazione, fondi patrimoniali, fondazioni, fondi pensione privati, etc.

Tramite la dichiarazione dei patrimoni si potrebbe così superare e sostituire la DSU e l’ISEE, nel contesto di una riforma tesa ad armonizzare le tax expenditures e coordinare deduzioni/detrazioni fiscali e misure assistenziali (sussidi, bonus).

Sulla base dei dati di cui alla dichiarazione dei patrimoni, si potrebbe ad esempio assegnare al contribuente una “classe”, determinata sulla base di un algoritmo (sulla falsa riga degli Isa, ad esempio), che tenga conto della composizione familiare e dei seguenti fattori:

  1. Il reddito medio degli ultimi 3 anni;
  2. Il patrimonio liquido (conti correnti, depositi, investimenti liquidabili), dedotti debiti, mutui e garanzie personali (fideiussioni);
  3. Il patrimonio illiquido (immobili, polizze, investimenti non liquidabili, beni mobili qualificati, dedotte garanzie reali (ipoteche) e debiti, mutui e garanzie personali
  4. La situazione familiare (comunione, separazione, divorzio, numero dei figli, presenza di fondo patrimoniale, patto di famiglia, trust, società semplice).

Fuori dalla logica dell’ISEE: nuovi criteri di accesso a bonus, detrazioni, deduzioni IRPEF

Le classi assegnate ai contribuenti potrebbero essere prerequisiti sia, come per l’ISEE, per avere accesso a sussidi, incentivi, e bonus di natura assistenziale, e sia per poter fruire di altri benefici fiscali, come detrazioni/deduzioni IRPEF.
Ad esempio:

  • Classi 1-3: prestazioni attive da parte dello Stato (es. sussidi di disoccupazione, social card ecc.)
  • Classi 4-9 : accesso a determinati bonus + detrazioni/deduzioni, riduzioni tasse (es. tasse universitarie)
  • Classi 10-15: accesso a bonus e detrazioni/deduzioni in misura limitata
  • Classi 15-20 (o non presentazione della dichiarazione) 🡪 no riduzioni e bonus

Tutto quanto sopra potrebbe poi essere contemperato da un indice (quoziente familiare) in presenza di figli.

Nel realizzare la proposta di introduzione di una dichiarazione dei patrimoni bisogna del resto rilevare come uno strumento similare esiste già nel nostro Ordinamento: l’indicatore di situazione patrimoniale, che è oggi una delle componenti dell’ISEE (dove il totale dell’indicatore della situazione patrimoniale pesa però solo al 20% nel calcolo finale del ISE) e da cui dunque si potrebbe partire per la “conformazione” del nuovo strumento di rilevazione.

Nella dichiarazione dei patrimoni potrebbero essere infatti monitorati tutti i beni patrimoniali e gli asset finanziari già oggi anche monitorati con l’ISP, modificando, almeno in parte e in via graduale, gli attuali criteri di valorizzazione, laddove, anche nell’attuale sistema, l’articolo 5 della Legge 214/2011 prevede che alla componente patrimoniale (mobiliare e immobiliare) sia attribuito un peso nel calcolo dell’ISEE, con una descrizione precisa della definizione di patrimoni immobiliari (abitazioni, edifici, terreni) e mobiliari (depositi, conti correnti, titoli di stato, obbligazioni, buoni fruttiferi, azioni ecc).

Per quanto riguarda, ad esempio, il patrimonio immobiliare, il valore IMU, a cui il valore dell’immobile è parametrato, è calcolato al netto dell’eventuale mutuo e di una franchigia incrementata per ogni figlio convivente successivo al secondo. Il valore residuo dell’abitazione, così calcolato, viene poi abbattuto a due terzi.

E il patrimonio mobiliare è costituito dalle componenti, anche detenute all’estero, possedute alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della DSU, fatto salvo quanto specificatamente disposto con riferimento a singole componenti (depositi e conti correnti bancari e postali, titoli di Stato ed equiparati; obbligazioni, certificati di deposito e credito; buoni fruttiferi ed assimilati, azioni o quote di organismi di investimento collettivo di risparmio italiani o esteri, etc.).

Si potrebbe quindi partire da tali meccanismi per poi arrivare all’obiettivo indicato, modificando e riparametrando il peso dei vari fattori.

Anche l’attuale sistema ISP tiene conto poi di un “quoziente familiare”, laddove dal valore del patrimonio mobiliare si detrae, fino a concorrenza, una franchigia per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un tetto massimo.

L’introduzione di un tale meccanismo renderebbe i criteri di attribuzione dei bonus certamente più equi.

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