Coronavirus, certificato INPS per la quarantena rilasciato dal medico di base

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Coronavirus, certificato INPS per la quarantena rilasciato dal medico di base su indicazione dell'operatore di sanità pubblica. Nel DL Cura Italia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo 2020, si equipara al periodo di malattia. Istruzioni sulla certificazione nella circolare interna diffusa dall'Istituto a fine febbraio.

Coronavirus, certificato INPS per la quarantena rilasciato dal medico di base

Coronavirus, il certificato INPS per la quarantena è rilasciato dal medico di base che ha ricevuto specifiche indicazioni dall’operatore di sanità pubblica.

Secondo quanto stabilito dall’articolo 26 del DL Cura Italia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo del 2020, il periodo di sorveglianza attiva è equiparato a quello di malattia. 130 milioni di euro sono le risorse a disposizione.

A stabilire le prime indicazioni per ottenere il certificato INPS per la quarantena è il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020.

Nel periodo di isolamento non sono previste visite fiscali per i lavoratori: lo sottolinea l’Istituto nella circolare numero 716 del 25 febbraio 2020 diffusa internamente e pubblicata da diversi Ordini di Medici-Chirurghi e Odontoiatri.

Coronavirus, certificato INPS per la quarantena rilasciato dal medico di base

Chiunque abbia fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, o sia transitato e abbia sostato nei comuni delle zone rosse, deve comunicarlo al dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria del territorio di riferimento e al proprio medico di base o al pediatra.

Se c’è necessità di vivere effettivamente un periodo di quarantena è stabilito dagli operatori di sanità pubblica territorialmente competenti che intervengono secondo le regole stabilite dall’articolo 2 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020.

L’iter prevede una serie di passaggi:

  • gli operatori di sanità pubblica e i servizi di sanità contattano telefonicamente e chiedono informazioni, il più possibile dettagliate e documentate, sulle zone di soggiorno e sul percorso del viaggio effettuato nei quattordici giorni precedenti, ai fini di una adeguata valutazione del rischio di esposizione;
  • una volta accertata la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario, sono tenuti ad informare nel dettaglio l’interessato sulle misure da adottare e sui dettami dell’isolamento domiciliare:
    • mantenimento dello stato di isolamento per quattordici giorni dall’ultima esposizione;
    • divieto di contatti sociali;
    • divieto di spostamenti e viaggi;
    • obbligo di rimanere raggiungibile per le attività di sorveglianza.
  • se c’è necessità di avviare la sorveglianza sanitaria, l’operatore di sanità pubblica deve informare il medico di base o il pediatra, anche per l’eventuale certificato INPS.

Come ultimo passaggio, infatti, l’operatore sanitario è tenuto a rilasciare una dichiarazione in in cui si dichiara che per motivi di sanità pubblica è stato posto in quarantena, specificandone la data di inizio e fine. Tre sono i destinatari del documento:

  • l’INPS;
  • il datore di lavoro;
  • il medico di base o il pediatra.

Coronavirus e quarantena, il certificato INPS e le istruzioni per il medico di base

L’INPS ha fornito istruzioni ai medici di base sulla tipologia di certificati da rilasciare in caso di quarantena a causa dell’emergenza coronavirus con la circolare numero 716 del 25 febbraio 2020 diffusa solo all’interno del portale Hermes e resa pubblica da diversi Ordini di Medici-Chirurghi e Odontoiatri.

Nella comunicazione l’Istituto ha indicato i valori da inserire nella procedura di certificazione per i lavoratori del settore privato che hanno diritto alla tutela della malattia e sono tenuti ad adottare misure per evitare il rischio di contagio.

In chiusura l’INPS chiarisce un ultimo aspetto: durante il periodo di quarantena stabilito dagli operatori sanitari e certificato dall’INPS non sono previste visite fiscali per i lavoratori.

Il Decreto Cura Italia, inoltre, specifica che devono essere indicati gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena con sorveglianza attiva o alla permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva di cui all’articolo 1, comma 2, lettere h) e i) del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6.

Nel testo trova, poi, spazio anche un importante e atteso chiarimento sul trattamento del periodo di quarantena dei lavoratori dipendenti durante l’emergenza coronavirus.

Nel testo si legge:

“Il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva di cui all’articolo 1, comma 2, lettere h) e i) del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, dai lavoratori del settore privato, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto”.

Gli oneri a carico del datore di lavoro e degli Istituti previdenziali connessi a questa equiparazione sarebbero posti a carico dello Stato.

Secondo quanto stabilito dalla norma, si considerano validi anche i certificati di malattia trasmessi prima dell’entrata in vigore del Decreto, il 17 marzo, che non riportano gli estremi richiesti.

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