Bollette sempre più care e il mercato libero è un paradosso: costa fino al 35% in più

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Le bollette relative all'energia elettrica in Italia sono più care del 13% per le famiglie e del 24,1% per le imprese rispetto all'Area Euro. Scenario simile anche per il gas naturale. Il mercato libero? Peggiorativo rispetto al servizio di tutela. I dati nella memoria Arera del 13 ottobre 2026

Bollette sempre più care e il mercato libero è un paradosso: costa fino al 35% in più

Bollette in Italia sempre più care, a causa di tensioni geopolitiche internazionali, dipendenza strutturale dal gas e un mercato al dettaglio che stenta a trasferire reali vantaggi ai consumatori.

È questo il quadro delineato dalla recente Memoria dell’ARERA del 13 ottobre 2026 (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) presentata alla Camera dei Deputati.

Il documento scatta una fotografia del sistema Paese che non rassicura e che si inserisce a pieno nel clima di proteste e malcontento di cittadini e imprese.

Non solo i prezzi dell’energia all’ingrosso hanno ripreso a correre nel corso del 2026, ma le tariffe sostenute restano nettamente superiori alla media dell’Area Euro, con il mercato libero che continua a registrare prezzi mediamente più alti rispetto ai servizi protetti.

Bollette, il passaggio al mercato libero costa di più e staccare la spina alla tutela è penalizzante

L’elemento più critico evidenziato dal monitoraggio pubblicato dall’ARERA riguarda le dinamiche del mercato retail interno.

Nonostante la piena liberalizzazione, i dati sulle fatturazioni del primo semestre 2026 mostrano come la scelta del mercato libero si stia traducendo, per la maggior parte dei clienti, in un extra-costo sulle bollette anziché in un risparmio.

Per quel che riguarda l’elettricità domestica, nel primo semestre 2026, il prezzo medio totale sul mercato libero è risultato più caro del 22,9% rispetto al Servizio di Maggior Tutela e del 35,5% rispetto al Servizio a Tutele Graduali (STG).

Per le forniture di gas naturale, i clienti sul mercato libero hanno pagato mediamente il 13,2% in più rispetto a chi è servito dal Servizio di Tutela della Vulnerabilità.

I dati sul comportamento dei consumatori rivelano che le famiglie che effettuano un cambio fornitore o rinegoziano il contratto sottoscrivono, nella grande maggioranza dei casi, condizioni economiche peggiorative.

Un fenomeno che l’ARERA lega alla forte asimmetria informativa e alla complessità nel comparare le offerte in un mercato caratterizzato da un numero elevatissimo di operatori.

Su questo fronte il tema è al centro dell’attenzione anche dal punto di vista politico: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sta valutando la proroga del Servizio a Tutele Graduali (STG) per l’energia elettrica fino al 31 dicembre 2027, rispetto alla scadenza del 31 marzo prossimo. Una via per evitare l’aumento dei costi messo nero su bianco dall’ultimo report dell’Autorità.

Bollette sempre più care e l’estate torrida aumenta i prezzi

Il report dell’ARERA guarda anche a monte della filiera, con le quotazioni all’ingrosso sono tornate a salire dopo le recenti tensioni geopolitiche.

In Italia, dove la generazione di energia elettrica dipende ancora per circa il 50% dal gas naturale, l’aumento delle quotazioni del gas ha condizionato immediatamente il PUN (Prezzo Unico Nazionale).

A complicare la situazione nel periodo estivo è stato anche il calo di produzione da fonti rinnovabili - in particolare l’idroelettrico (-21%) per la siccità e l’eolico (-13%) per la scarsa ventosità rispetto al 2025 - che ha costretto il sistema a fare un ricorso massiccio ai cicli combinati a gas.

Il Prezzo Unico Nazionale medio giornaliero è così salito progressivamente fino a 180 €/MWh ad agosto, 208 €/MWh a settembre (valore massimo dal 2022) e 213 €/MWh nella prima decade di ottobre 2026.

Rispetto all’Europa in Italia le bollette di luce e gas sono più care per tutti

Allo sguardo interno l’ARERA affianca il monitoraggio della spesa energetica per famiglie e imprese italiane rispetto agli altri Paesi europei.

Mettendo a confronto i dati Eurostat 2025, l’Italia continua a soffrire di un divario competitivo pesante sui costi finali.

Nel 2025 le famiglie italiane hanno sostenuto un prezzo dell’elettricità di 35,1 c€/kWh, ovvero il 13,0% in più rispetto alla media dell’Area Euro. Un costo più contenuto di quello tedesco (40,2 c€/kWh), ma nettamente superiore a quello spagnolo (28,4 c€/kWh, +23,7%) e francese (25,5 c€/kWh, +37,9%).

Il divario è interamente imputabile alla sola componente energia/vendita.

Per i consumatori non domestici - e quindi per le imprese - la situazione è ancora più penalizzante: con un prezzo di 26,3 c€/kWh, le imprese italiane pagano l’energia il 24,1% in più rispetto alla media dell’Area Euro, arrivando a staccare la Spagna del +63,0% e la Francia del +51,2%.

Per quel che riguarda il gas naturale per usi domestici, con 13,7 c€/kWh il costo per i cittadini italiani è superiore del 7% rispetto alla media UE (+12,6% rispetto alla Germania e +47,3% rispetto alla Spagna).

Il gas per usi industriali si conferma l’unica eccezione positiva.

Grazie a un livello contenuto di oneri e imposte che compensa i maggiori costi della materia prima, le aziende italiane pagano il gas 7,2 c€/kWh, un valore leggermente inferiore alla media dell’Area Euro (-1,1%) e più basso rispetto a Francia (7,7 c€/kWh) e Germania (7,9 c€/kWh).

Le contromisure di ARERA per arginare i costi

Per rispondere al doppio problema dei rincari all’ingrosso e delle difficoltà del mercato retail, l’Autorità ha attivato una serie di interventi.

Per quel che riguarda la trasparenza e l’importanza di una più adeguata informazione ai cittadini, dal 1° aprile 2026 è in vigore il nuovo Codice di Condotta Commerciale, che obbliga i venditori a standardizzare la struttura di prezzo (una sola quota fissa annua e una quota variabile legata ai consumi), rendendo le proposte più trasparenti e comparabili.

È stata inoltre avviata la proposta per imporre al venditore l’obbligo di acquisire il consenso espresso del cliente in caso di modifiche unilaterali peggiorative delle condizioni economiche sulle bollette.

Per contrastare le speculazioni, con la Delibera 272/2026/R/eel, ARERA ha rafforzato il monitoraggio sul mercato all’ingrosso per prevenire ed eventualmente sanzionare condotte manipolative o trattenimenti di capacità produttiva che possano spingere ingiustificatamente al rialzo i prezzi dell’energia.

Nel lungo periodo però, precisa l’Autorità, l’unica strada strutturale per abbattere stabilmente i costi delle bollette resta l’accelerazione nella produzione da fonti rinnovabili e nell’installazione di sistemi di accumulo, indispensabili per ridurre la dipendenza dal gas e allineare l’Italia ai costi energetici del resto d’Europa.

ARERA - Memoria del 13 ottobre 2026
Scarica il report integrale presentato dall’ARERA

Nuovo decreto bollette, sconto per famiglie e imprese con obiettivo avvio dal 2027

In questo scenario si inserisce anche il recente accordo tra Italia ed Europa sul decreto bollette. L’intesa raggiunta il 16 ottobre 2026 prevede l’introduzione transitoria (per la durata di un anno) di un prezzo massimo sul gas destinato alla produzione elettrica fissato a circa 60 euro/MWh.

Si tratta di una misura che riprende il modello già autorizzato nel 2022 per Spagna e Portogallo e consente di superare le distorsioni del mercato elettrico marginale europeo, in cui il costo dell’elettricità è determinato dall’impianto più oneroso avviato per coprire la domanda, che in Italia è quasi sempre una centrale a gas.

Rispetto al costo di mercato del gas, l’abbattimento della materia prima base permetterà di ridurre la componente principale del PUN.

Al netto dei costi fissi e della compensazione tra tetto e prezzo di mercato (che graverà solo sui clienti beneficiari), si stima un alleggerimento finale delle bollette elettriche a prezzo variabile del 10% circa per le famiglie e un sostegno da 1,3 miliardi di euro per le aziende.

L’intesa è però solo il primo di una serie di passaggi. Si attende ora la messa a punto del nuovo decreto, rivisto rispetto al testo approvato a febbraio 2026 e contestato dall’UE, entro la fine dell’anno. L’obiettivo è dare il via alle nuove regole dal 2027, anche se per ora i tempi restano incerti.