Mentre gli affitti aumentano e gli stipendi restano indietro, il fondo per la morosità incolpevole è fermo da due anni. Un cortocircuito burocratico ha bloccato gli aiuti
Secondo i dati ISTAT, in Italia l’affitto medio è di 438 euro mensili e nel 2025 è aumentato del 3,6 per cento rispetto all’anno precedente: nei bilanci familiari questo costo diventa sempre più importante, contribuendo ad aggravare il rapporto sbilanciato tra stipendi, che restano fermi, e costo della vita, che cresce.
La questione abitativa assume sempre più rilevanza, ma gli strumenti già approvati e finanziati per supportare coloro che incolpevolmente non riescono più a farsi carico del canone di locazione si perdono nei meandri della burocrazia e finiscono per diventare inaccessibili.
Il costo degli affitti cresce, il fondo per i sostegni non riparte
Con la Legge di Bilancio 2025 sono stati stanziati 30 milioni di euro per far ripartire il Fondo nazionale per gli inquilini morosi incolpevoli regolato dal Decreto interministeriale del 30 marzo 2016, annualità che ha potuto contare su una dotazione di circa 60 milioni.
| Riferimento normativo | Rifinanziamento |
|---|---|
| Legge n. 207 del 2024 (Legge di bilancio 2025) Art. 1, comma 117-119 | 10 milioni per il 2025 |
| 20 milioni per 2026 |
Le risorse indirizzate ai Comuni ad alta tensione abitativa per l’erogazione di contributi in favore di cittadini e cittadine in difficoltà, però, non sono mai arrivati a destinazione.
La legge di bilancio di due anni fa, infatti, ha fissato dei ritmi serrati per l’attuazione con il conseguente definanziamento in caso di ritardi. Entro il 31 gennaio 2025 si sarebbe dovuto approvare un provvedimento attuativo per aggiornare criteri e modalità di gestione del Fondo ed entro il 31 luglio (2025 e 2026) gli enti avrebbero dovuto assegnare i contributi.
Nell’impostazione iniziale gli aiuti sono stati riconosciuti per regolarizzare le mensilità arretrate, per sanare i rapporti con la proprietà in attesa di ricevere i pagamenti, per avviare eventualmente nuovi contratti di affitto.
Ma il decreto del Ministero delle infrastrutture e di quello dell’economia, da adottare dopo il confronto con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, non ha mai visto la luce.
Il provvedimento, censito dal Dipartimento per il programma di Governo, è rimasto per mesi come non adottato per poi scomparire del tutto: vengono, infatti, esclusi i decreti che risultano superati.
Di conseguenza, i contributi previsti dalla Legge di Bilancio 2025 non sono arrivati a destinazione, nonostante la rilevanza dell’obiettivo: intervenire quando nelle famiglie diventa impossibile pagare l’affitto a causa della perdita o della consistente riduzione della capacità reddituale.
Bloccati i contributi per gli affitti: il cortocircuito burocratico
Come si legge nell’analisi delle Regioni del 26 giugno 2025 in cui si richiede una revisione della tabella di marcia, la bozza del provvedimento da adottare è arrivata agli enti territoriali sul filo della scadenza propedeutica al definanziamento.
Con l’intesa sancita in extremis in Conferenza Unificata il 30 luglio in Conferenza Stato-Regioni, gli attori in campo hanno concordato sull’opportunità di spostare il termine al 31 dicembre 2025. Ma l’accordo è rimasto solo un buon proposito: gli emendamenti formulati per passare dalla teoria alla pratica non sono mai stati approvati.
E la richiesta di riscrivere i tempi del Fondo morosi incolpevoli è tornata anche nel pacchetto di emendamenti suggeriti dalla Conferenza delle Regioni per la Manovra 2026, confermando l’inceppamento burocratico.
Fondo affitti: dopo il blocco, il cambio di rotta
Ed è proprio con l’ultima legge di bilancio approvata che si è aperto un nuovo capitolo ugualmente scandito dalle attese. Si è scelto di abbandonare la vecchia strada dei contributi, per istituire un nuovo fondo rotativo gestito da CONSAP con 5 milioni di euro a disposizione per ciascuna annualità dal 2027 al 2031.
Risultato? Il meccanismo cambia, non si tratta più di accedere a dei sostegni economici ma di poter accedere a dei finanziamenti garantiti, le due annualità previste in principio rimangono scoperte perché la partenza è prevista per il prossimo anno, la dotazione a disposizione è un decimo di quella prevista nel 2016.
C’è, però, un elemento comune alla versione precedente: tutto è ancora da definire. Il DPCM attuativo con le istruzioni doveva essere approvato entro il 30 giugno e alla data del 22 ottobre nel database del Dipartimento per il programma di Governo non c’è ancora traccia del documento.
Lo stesso stallo riguarda anche la novità del Piano Casa, che ha introdotto uno specifico fondo per inquilini morosi assegnatari dell’edilizia pubblica e ha assorbito le risorse previste in principio per il fondo della Manovra 2025. Anche in questo caso le istruzioni previste a inizio luglio non sono ancora arrivate.
Nel frattempo la catena di ritardi non blocca semplicemente delle procedure burocratiche, ma tocca punti nevralgici dell’emergenza abitativa sottovalutandone la rilevanza sociale. E la premessa del Piano casa che sottolinea la “straordinaria necessità e urgenza” delle misure di sostegno per chi si trova in condizioni di morosità incolpevole suona come una beffa.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Gli affitti aumentano, ma la burocrazia tiene fermi gli aiuti da due anni