Cosa sono le scritture di assestamento di fine esercizio?

Carla Mele - Bilancio e principi contabili

Definizione e classificazione delle scritture contabili di assestamento alla luce dei principi contabili di prudenza, competenza e correlazione tra costi e ricavi d'esercizio.

Cosa sono le scritture di assestamento di fine esercizio?

Il bilancio d’esercizio rappresenta l’evoluzione delle vicende economiche, patrimoniali e finanziarie che derivano dall’attività svolta dall’azienda nell’arco dell’esercizio, che si conclude contabilmente il 31/12 di ciascun anno.

Giunti al termine dell’esercizio il bilancio ottenuto dal risultato dell’opera contabile non è completo per essere presentato all’assemblea dei soci per l’approvazione secondo quanto disposto dall’articolo 2364 del codice civile comma 2, la quale deve avvenire entro il termine previsto dalla statuto e comunque non oltre i 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale.

I dati “grezzi” desunti dalla contabilità generale devono essere sottoposti in prima battuta alle c.d. scritture di assestamento per poter determinare

  • la competenza economica dei costi e dei ricavi in ragione dell’esercizio
  • una valutazione prudenziale degli elementi patrimoniali

Illustriamo di seguito una panoramica sulle principali operazioni contabili definite scritture di assestamento necessarie per poter “chiudere” un bilancio al 31/12 nel rispetto dei principi contabili.

Le scritture contabili di assestamento secondo i principi contabili nazionali

Il principio di competenza economica stabilisce che è necessario definire in che misura un valore economico-reddituale concorra alla formazione del reddito d’esercizio, anche se non ha generato alcuna variazione finanziaria.

Secondo la definizione dei postulati di bilancio espressi nell’Oic 11:

l’effetto delle operazioni e degli altri eventi deve essere rilevato contabilmente ed attribuito all’esercizio in cui tali operazioni ed eventi si riferiscono e non a quello in cui si concretizzano le relative manifestazioni finanziarie

I ricavi, quindi, si considerano di competenza dell’esercizio in cui è avvenuto lo scambio (convenzionalmente individuato con l’atto di consegna o della spedizione del bene) ovvero quando si è conclusa la prestazione del servizio.

I costi, anche se solo presunti, sono di competenza dell’esercizio in cui trovano la loro correlazione ai ricavi.

Secondo i Principi contabili nazionali la correlazione tra costi e ricavi d’esercizio può avvenire secondo una relazione di causa-effetto, oppure considerando la necessità di ripartire la funzionalità economica di un bene in più esercizi o ancora attraverso un’imputazione diretta al Conto Economico.

Sull’imputazione dei costi e dei ricavi al bilancio d’esercizio influisce anche quanto stabilito dal principio di prudenza secondo il quale:

i profitti non realizzati non devono mai essere contabilizzati mentre tutte le perdite anche se presunte o probabili devono essere riflesse ne bilancio

Il riflesso contabile dell’applicazione dei principi contabili al bilancio d’esercizio è rappresentato esattamente dalle scritture contabili di assestamento.

La classificazione delle scritture contabili di assestamento

Le scritture di assestamento di fine esercizio si articolano in quattro macro-categorie:

  • scritture di completamento: sono movimenti contabili che includono delle scritture che non erano state rilevate ma di competenza dell’esercizio come ad esempio la rilevazione degli interessi attivi bancari o la quota maturata di TFR;
  • scritture di integrazione: sono necessarie per integrare quei costi e ricavi che pur maturati non hanno avuto ancora manifestazione finanziaria come nel caso dei ratei, degli accantonamenti per la svalutazione dei crediti o gli stanziamento di un fondo rischi;
  • scritture di rettifica necessarie per rimandare al futuro costi e ricavi che si sono manifestati da un punto di vista finanziario ma che non sono di competenza economica dell’esercizio (rimanenze finali di magazzino, risconti);
  • scritture di ammortamento necessarie ad imputare al bilancio la quota di costo relativa ai beni a fecondità ripetuta (cespiti o beni strumentali), ovvero quelli che hanno utilità pluriennale.