Malattia professionale, l’accordo UE per riconoscerla in tutti i Paesi membri

Francesco Rodorigo - Leggi e prassi

Raggiunto l'accordo per riconoscere il Covid come malattia professionale in tutti gli stati UE: per i settori di assistenza socio-sanitaria e a domicilio e, in tempi di pandemia, per i settori più a rischio. Entro la fine dell'anno la Commissione aggiornerà l'elenco delle malattie. Molti Paesi membri hanno già adottato misure per tutelare lavoratori che contraggono il virus, compresa l'Italia, in cui è considerata come infortunio dall'INAIL.

Malattia professionale, l'accordo UE per riconoscerla in tutti i Paesi membri

Malattia professionale, entro la fine dell’anno sarà incluso nell’aggiornamento della raccomandazione anche il Covid, con l’obiettivo di promuovere il riconoscimento da parte di tutti gli Stati membri UE.

Sarà riconosciuto nei settori dell’assistenza socio-sanitaria e dell’assistenza a domicilio e, in un contesto pandemico, nei settori dove risultano le attività con rischio accertato di infezione.

L’accordo fa parte dell’attuazione del quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro per il periodo 2021-2027, adottato lo scorso giugno.

Nonostante il miglioramento in Europa della situazione di crisi legata alla pandemia, le istituzioni hanno previsto un rafforzamento della protezione dei lavoratori, soprattutto nell’eventualità di ondate causate da nuove varianti del virus.

Malattia professionale, l’accordo UE per il riconoscimento in tutti i Paesi membri

La Commissione Europea ha specificato, nel comunicato stampa del 19 maggio 2022, che gli Stati membri dell’Unione, i lavoratori e i datori di lavoro hanno raggiunto un accordo sulla necessità di riconoscere il Covid come malattia professionale.

Il contagio da coronavirus sarà riconosciuto nei settori dell’assistenza socio-sanitaria e in quelli dell’assistenza a domicilio. In un contesto di pandemia, invece, sarà dichiarato malattia professionale in tutti i settori dove c’è il maggior numero di attività che comporta il rischio accertato di contagio.

Entro la fine dell’anno la Commissione, su parere del CCSS (il comitato consultivo dell’UE per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro) aggiornerà la raccomandazione in cui sono elencate tutte le malattie professionali, includendo anche il Covid.

L’accordo fa parte del più largo quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro per il periodo 2021-2027, che è stato adottato dalla Commissione nel giugno 2021. Proprio nel quadro è prevista l’inclusione del Covid nell’elenco delle malattie professionali.

Il quadro prevede tre principali punti di intervento incentrati su altrettanti obiettivi:

  • prevedere e gestire i cambiamenti nel nuovo mondo del lavoro;
  • migliorare la prevenzione delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro;
  • migliorare la preparazione ad eventuali future minacce per la salute.

Proprio nell’obiettivo di prevenzione delle minacce si inserisce il rafforzamento del sostegno ai lavoratori.

Covid, accordo UE per riconoscerlo come malattia professionale: in Italia è pagato dall’INAIL come infortunio

L’Unione Europea, dunque, intende aumentare le tutele a favore dei lavoratori che contraggono il Covid, con l’obiettivo che tutti i Paesi membri lo classifichino come una malattia professionale.

In questo modo i lavoratori dei settori più colpiti che si sono contagiati potranno godere di specifici diritti in accordo alle normative nazionali.

Molti Stati hanno già adottato misure di tutela a favore dei lavoratori. Anche l’Italia ha già garantito forme di sostegno e protezione per i lavoratori che contraggono il virus. Quando il contagio si verifica sul posto di lavoro viene pagato dall’INAIL nello stesso modo degli infortunio, nei casi specificati nella circolare n.13 del 3 aprile 2020.

In questo senso, l’aggiornamento della raccomandazione della Commissione con l’elenco delle malattie professionali è importante per promuovere il riconoscimento del virus come tale in tutti gli Stati membri.

La situazione epidemiologica, sebbene in Europa sia in miglioramento, resta comunque grave. Il rafforzamento della protezione dei lavoratori in caso di contrazione del virus è giustificata anche dalla preoccupazione che destano alcune varianti, le quali potrebbero scatenare nuove ondate di condati.

Per questo motivo l’UE intende tutelare in particolare i lavoratori dei settori dell’assistenza socio-sanitaria, che sono più a stretto contatto con persone infette. In tempi di pandemia le tutele saranno estense anche ai settori con il rischio più alto di contagio.

Commissione Europea - Comunicato stampa del 19 maggio 2022
Stati membri, lavoratori e datori di lavoro d’accordo sulla necessità di riconoscere la COVID-19 come malattia professionale

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