Statali, prescrizione contributi INPDAP: proroga INPS al 2020

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Statali, prescrizione dei contributi INPDAP: l'INPS proroga al 2020 le nuove norme per i datori di lavoro pubblici. Le indicazioni e le motivazioni nella circolare numero 117 dell'11 dicembre 2018.

Statali, prescrizione contributi INPDAP: proroga INPS al 2020

Statali, prescrizione dei contributi INPDAP: con la circolare numero 117 dell’11 dicembre 2018 l’INPS consente al datore di lavoro pubblico di continuare ad applicare, per un altro anno, la prassi consolidata nella gestione dell’ex INPDAP. E sposta dal 2019 al 2020 l’introduzione delle nuove regole.

Il vecchio ente per la gestione dei dipendenti pubblici, soppresso e inglobato nell’INPS dal 2012, individuava la data di accertamento del diritto alla contribuzione di previdenza e assistenza come giorno dal quale inizia a decorrere il termine di prescrizione.

Prescrizione dei contributi INPDAP: l’INPS proroga le nuove norme al 2020

Con la circolare numero 169 del 15 novembre 2017, l’INPS ha dato le nuove indicazioni da seguire sul tema con l’obiettivo di armonizzazione tutte le gestioni dell’Istituto, che fanno decorrere la prescrizione contributiva dalla data di scadenza del termine per effettuare il versamento.

Si apriva, così, il periodo transitorio che si sarebbe dovuto concludere il 31 dicembre 2018, a 20 giorni dalla scadenza arriva un nuovo messaggio dell’Istituto che sposta di un anno il termine. I datori di lavoro, quindi, per la regolarizzazione contributiva possono continuare ad avvalersi delle modalità in uso nell’INPDAP fino al 31 dicembre 2019.

Le motivazioni si possono leggere nella circolare:

Con l’approssimarsi del termine di decorrenza del 1° gennaio 2019, numerose Amministrazioni statali ed Enti pubblici, nonché le Confederazioni sindacali e i Patronati, hanno richiesto il differimento del termine per consentire ai datori di lavoro il completamento delle operazioni di verifica e l’aggiornamento dei conti assicurativi dei lavoratori, a tutela dei diritti di quest’ultimi, senza incorrere nei maggiori oneri connessi alla prescrizione contributiva.

Tenuto conto delle istanze dei diversi portatori di interessi e al fine di evitare massive segnalazioni determinate dal mancato completamento delle attività di aggiornamento dei conti assicurativi da parte dei datori di lavoro, l’Istituto ha sottoposto alla valutazione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali l’opportunità di differire l’entrata in vigore delle indicazioni fornite con la circolare n. 169/2017 al 1° gennaio 2020.

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Circolare INPS n. 117 dell’11 dicembre 2018
Differimento al 1° gennaio 2020 del termine di decorrenza delle indicazioni fornite con circolare n. 169 del 15 novembre 2017, intitolata Prescrizione dei contributi pensionistici dovuti alle Gestioni pubbliche. Chiarimenti.

Prescrizione dei contributi INPDAP: le regole da seguire a partire dal 2020

Il termine del 2020 interessa i rapporti fra INPS e datori di lavoro pubblici: cambiano le conseguenze del mancato pagamento contributivo accertato dall’Istituto. Si tratta di una scadenza che non incide sui lavoratori: questi ultimi possono presentare richiesta di variazione della posizione assicurativa, anche dopo il 31 dicembre 2019.

Dal 1° gennaio 2020 i datori di lavoro pubblici dovranno sostenere un onere calcolato secondo le indicazioni della circolare INPS 169/2017. Vale a dire che i datori di lavoro saranno obbligati a sostenere l’onere del trattamento di quiescenza, riferito a periodi di servizio per cui è intervenuta la prescrizione, utilizzando come base di calcolo il criterio della rendita vitalizia. La stessa procedura che l’INPS già applica negli altri casi.

I lavoratori non sono direttamente coinvolti in questo termine, fanno eccezione gli insegnanti delle scuole primarie paritarie pubbliche e private, gli insegnanti degli asili eretti in enti morali e delle scuole dell’infanzia comunali iscritti alla Cassa Pensioni Insegnanti.

Nel caso in cui ci sia la prescrizione dei contributi, per i lavoratori che rientrano in questa categoria il datore di lavoro potrebbe non sostenere l’onere della rendita vitalizia. Sarà il lavoratore che dovrà pagare per vedersi riconosciuto il periodo in questione sulla posizione assicurativa.

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