Pensioni minime: a dicembre scade la rivalutazione straordinaria

Francesco Rodorigo - Pensioni

La rivalutazione straordinaria delle pensioni minime scade a dicembre. Senza una proroga gli assegni saranno più bassi

Pensioni minime: a dicembre scade la rivalutazione straordinaria

Pensioni minime più povere dal 2027?

Senza un intervento in Legge di Bilancio che proroghi la rivalutazione straordinaria prevista negli ultimi due anni, gli assegni perderanno terreno rispetto all’inflazione.

Nel 2025 la rivalutazione per le minime, aggiuntiva rispetto a quella annuale che riguarda tutti, è stata del 2,2%. Quest’anno è stata dell’1,3%.

Senza una conferma la rivalutazione delle minime sarà calcolata sul valore attuale, senza la maggiorazione.

Pensioni minime: a dicembre scade la rivalutazione straordinaria

Il tempo della rivalutazione degli assegni pensionistici si avvicina. Con la fine dell’anno, pensionati e pensionate cominciano a pensare all’adeguamento degli importi all’inflazione.

Un meccanismo, la cosiddetta perequazione delle pensioni, che avviene di anno in anno sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo proprio per tutelare il potere d’acquisto delle pensioni.

È ancora presto per avere il valore ufficiale. Ogni anno è il Ministero dell’Economia a fornire la percentuale esatta che dovrà essere presa in considerazione. Le stime attuali restringono il cerchio attorno ad un valore del 2,9% ma sarà l’apposito decreto, che solitamente arriva a novembre, ad ufficializzarlo.

Dal prossimo anno, però, le pensioni minime rischiano di tenere meno il passo rispetto all’inflazione. Questo perché, negli ultimi tre anni, è stata prevista una rivalutazione straordinaria degli assegni che si è sommata a quella ordinaria prevista per tutti.

La Legge di Bilancio 2024, infatti, aveva fissato una maggiorazione del 2,7% poi abbassata dalla Manovra 2025 al 2,2% per il 2025 e all’1,3% per quest’anno quando ha contribuito ad aumentare l’assegno del trattamento minimo. Rispetto ai 611,85 euro previsti dalla rivalutazione ordinaria i beneficiari hanno ottenuto 619,80 euro mensili.

Una misura che, però, non essendo di carattere strutturale, bensì prevista per il solo triennio, verrà meno dal prossimo anno a meno che non venga riconfermata.

Come cambiano le pensioni minime senza la rivalutazione straordinaria

Senza rinnovo della maggiorazione, il prossimo anno il trattamento minimo sarà valutato solamente in base alla perequazione ordinaria.

Ipotizzando, quindi, l’adeguamento all’inflazione del 2,9%, che ricordiamo deve essere confermato, l’assegno della pensione minima passerà da 611,85 euro a 629,59 euro.

Il che significa, tolta la maggiorazione, un aumento dell’1,6% rispetto all’assegno incassato nel corso del 2026. Poco considerando anche l’andamento dell’inflazione nell’ultimo anno e la perdita di potere d’acquisto.

Ad oggi non ci sono conferme su una possibile proroga della rivalutazione straordinaria. Come spesso accade in questi casi tutto dipenderà dalle risorse economiche effettivamente a disposizione per metterla in pratica.

Nel 2026 la maggiorazione dell’1,3%, già ridotta rispetto ai due anni precedenti, è costata circa 175 milioni di euro ed è arrivata a circa 1,8 milioni di pensionati.

In una Manovra da 23,5 miliardi, dove ogni euro potrà fare la differenza, l’estensione della maggiorazione per le minime non è scontata, considerando le altre costose misure fiscali e di lavoro che devono necessariamente trovare spazio.