Coronavirus, il Garante della privacy: no ad iniziative fai da te di raccolta dati

Tommaso Gavi - Leggi e prassi

Coronavirus, il Garante della privacy vieta le iniziative di raccolte dati non in linea con i provvedimenti d'urgenza. Lo ribadisce il comunicato stampa del 2 marzo 2020 che sottolinea la necessità di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e dalle istituzioni competenti.

Coronavirus, il Garante della privacy: no ad iniziative fai da te di raccolta dati

Coronavirus, il Garante della privacy invita a non prendere iniziative di raccolte dati non autorizzate.

Con il comunicato stampa del 2 marzo 2020 si ribadisce che i soggetti pubblici e privati devono attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e dalle istituzioni competenti nelle attività di prevenzione della diffusione del virus.

Il Garante per la protezione dei dati personali risponde alle richieste di poter raccogliere, all’atto della registrazione di visitatori e utenti, informazioni circa la presenza di sintomi da coronavirus e notizie sugli ultimi spostamenti.

Le attività di prevenzione dalla diffusione del fenomeno virale devono essere svolte da soggetti e dalle istituzioni che esercitano tali funzioni in modo qualificato.

Coronavirus, il Garante della privacy ribadisce il divieto di raccolte dati non autorizzate

Il fenomeno nel coronavirus non autorizza raccolte dati diverse rispetto a quelle previste dai provvedimenti presi dalle istituzioni preposte.

A sottolinearlo è il Garante della privacy con il comunicato stampa del 2 marzo 2020.

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Garante per la protezione dei dati personali - Comunicato stampa del 2 marzo 2020
Coronavirus: Garante Privacy, no a iniziative “fai da te” nella raccolta dei dati Soggetti pubblici e privati devono attenersi alle indicazioni del Ministero della salute e delle istituzioni competenti.

La sottolineatura è risultata necessaria dopo le numerose richieste ricevute:

“L’Ufficio sta ricevendo numerosi quesiti da parte di soggetti pubblici e privati in merito alla possibilità di raccogliere, all’atto della registrazione di visitatori e utenti, informazioni circa la presenza di sintomi da Coronavirus e notizie sugli ultimi spostamenti, come misura di prevenzione dal contagio. Analogamente, datori di lavoro pubblici e privati hanno chiesto al Garante la possibilità di acquisire una “autodichiarazione” da parte dei dipendenti in ordine all’assenza di sintomi influenzali, e vicende relative alla sfera privata”

I provvedimenti governativi adottati prevedono, infatti, che chiunque abbia soggiornato nelle zone a rischio contagio negli ultimi 14 giorni debba comunicarlo all’azienda sanitaria competente a livello territoriale, anche attraverso il medico di base.

Tali provvedimenti delle autorità competenti escludono la possibilità dei datori di lavoro di raccogliere sistematicamente dati sulla salute dei lavoratori.

Il comunicato sottolinea inoltre che:

“La finalità di prevenzione dalla diffusione del Coronavirus deve infatti essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato.”

Nello specifico sono gli operatori sanitari e il sistema della protezione civile i soggetti preposti a garantire le regole di sanità pubblica adottate.

Coronavirus, il comunicato del Garante della privacy e gli obblighi del datore di lavoro e dei lavoratori

Oltre a ribadire il divieto di raccolte dati legate al rischio di contagio dal coronavirus il Garante della privacy riepiloga anche gli obblighi del datore di lavoro e dei lavoratori stessi.

Tra gli obblighi per il lavoratore c’è quello di segnalare al datore di lavoro eventuali situazioni di pericolo per la salute e per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il lavoratore della Pubblica amministrazione è obbligato a segnalare se proviene da un’area a rischio.

Per parte sua, il datore di lavoro può agevolare le comunicazioni ad esempio fornendo canali dedicati.

Un ulteriore obbligo è quello di comunicare ogni variazione del rischio biologico per la salute sul posto di lavoro.

In risposta agli obblighi di sorveglianza sanitaria il datore di lavoro può, ad esempio, sottoporre a visita medica straordinaria il personale maggiormente esposto ad i rischi di contagio da coronavirus.

Tra gli obblighi previsti dagli ultimi provvedimenti c’è anche quello del rispetto delle disposizioni d’urgenza adottate per i visitatori dei locali aperti al pubblico.

È invece esclusa qualsiasi iniziativa non autorizzata di raccolta dati, come conclude il comunicato:

“Pertanto, il Garante, accogliendo l’invito delle istituzioni competenti a un necessario coordinamento sul territorio nazionale delle misure in materia di Coronavirus, invita tutti i titolari del trattamento ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e dalle istituzioni competenti per la prevenzione della diffusione del Coronavirus, senza effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti.”

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