È una buona idea dare il commercio estero alla Farnesina?

Stefano Paterna - Incentivi alle imprese

Dal Ministero dello sviluppo economico agli esteri, il trasferimento di competenze dovrebbe essere ratificato a fine settimana dal Consiglio dei ministri. E comporterebbe il passaggio di personale e di risorse economiche per oltre 300 milioni di euro. L'iniziativa ha incontrato subito la forte opposizione dei sindacati, mentre sullo sfondo si staglia la “Nuova Via della Seta”.

È una buona idea dare il commercio estero alla Farnesina?

Commercio estero dal Ministero dello sviluppo economico agli esteri: si parla di un trasferimento di competenze alla Farnesina, è una buona idea?

Il neo ministro degli Esteri Luigi Di Maio si è posto come obiettivo un dicastero rafforzato dalle risorse e dalle materie finora gestite dal Ministero dello sviluppo economico, diretto fino a poco fa proprio da lui e ora sotto la responsabilità del suo collega di partito Stefano Patuanelli.

Il progetto di Di Maio dovrebbe concretizzarsi nel Consiglio dei ministri previsto per la fine di questa settimana e non ha incontrato ovviamente la resistenza di Patuanelli e neanche quella del PD, partner di governo del M5S nella nuova maggioranza del Conte bis.

In pratica, agli Esteri dovrebbero passare secondo la notizia diffusa per primo da “Il Sole 24 Ore” nei giorni scorsi:

  • circa 180 milioni di euro di fondi in vario modo ascrivibili alla promozione del cosiddetto Made in Italy;
  • a cui si aggiungerebbero altri 50 milioni del piano “Export Sud” di competenza dell’Ice, l’Istituto per il commercio estero finora sotto il controllo del Mise, ma che appunto passerebbero al dicastero di Di Maio, portando sotto il suo controllo anche i 75 milioni di euro necessari all’operatività dell’Istituto che conta su più di 400 dipendenti presenti in diversi uffici internazionali.

L’operazione prevede inoltre la chiusura dell’attività delle strutture che si occupano del commercio estero in seno al Mise e il conseguente trasferimento del personale alla Farnesina.

Commercio estero dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) al Ministero degli Esteri. Le lettere dei sindacati

Ma proprio questo aspetto del passaggio del personale da un ministero all’altro può costituire l’ostacolo principale per la buona riuscita dell’iniziativa del neoministro degli Esteri.

Un fronte sindacale piuttosto ampio e costituito da FP Cgil, FP Cisl, Uilpa, Confsal Unsa e Dirstat si è mobilitato contro questa iniziativa inviando ben tre lettere al ministro Patuanelli, in particolare rammentando al nuovo titolare del Mise come il suo predecessore pochi mesi addietro abbia respinto lo stesso progetto di cui ora è promotore, considerando il dicastero di via Molise il quadro più adatto per le politiche di incentivazione delle imprese.

Il rischio che ipotizzano le organizzazioni sindacali è che il personale che si occupa di questi dossier non intenda seguire il trasferimento di competenze, paralizzando di fatto l’attività di governo in importanti settori del commercio estero.

Commercio estero dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) al Ministero degli Esteri: la via della Seta

L’idea che guida questa iniziativa di ristrutturazione delle competenze tra ministeri è abbastanza evidente.

La Farnesina vuole avere le redini delle questioni di strategica importanza come i progetti di collaborazione con la Cina, da tempo denominati “Nuova Via della Seta” e che vedrebbero l’Italia mettere a disposizione i propri porti (ad esempio Genova, Venezia e Trieste) per lo sbocco commerciale del gigante asiatico verso l’Europa settentrionale.

Si tratta di un progetto dalle dimensioni economiche colossali: basti pensare ad esempio al solo “Silk Road Fund” creato dalla Cina nel 2014 con ben 40 miliardi di dollari in dotazione.

Tuttavia, la legittima aspirazione del ministro degli esteri di dire la sua in questione economiche strategiche per il Paese rischia di scontrarsi con la realtà che le competenze e le esperienze in materia di sviluppo economico sono contenute in un’altra “scatola”.

Del resto, la politica estera di un grande paese europeo dovrebbe tenere conto dei propri interessi economici, ma non identificarvisi, pena una visione un po’ristretta e provinciale del proprio ruolo, un po’ da commesso viaggiatore… del resto non una novità di questi giorni.

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