Unioncamere: manager esterni, sostenibilità e innovazione le chiavi per la competitività italiana

Alessio Mauro - Controllo di gestione

Bisogna superare i modelli di governance esclusivamente familiari per dare un forte impulso all'ammodernamento aziendale ha sottolineato Unioncamere in audizione alla Camera

Unioncamere: manager esterni, sostenibilità e innovazione le chiavi per la competitività italiana

L’ingresso di competenze manageriali esterne, la transizione ecologica e la capacità di presidiare l’innovazione tecnologica rappresentano i motori fondamentali per accelerare la crescita e la competitività del sistema economico italiano, che nell’82% dei casi è costituito da imprese familiari.

Questo il punto focale espresso da Unioncamere nel corso dell’audizione presso la X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dinamiche del PIL e la capacità competitiva del Paese.

Unioncamere: manager esterni, sostenibilità e innovazione le chiavi per la competitività italiana

Come sottolineato da Unioncamere è il superamento dei modelli di governance esclusivamente familiari a dare un forte impulso all’ammodernamento aziendale.

Ad esempio nelle imprese familiari guidate da un manager di famiglia gli investimenti in tecnologie 4.0 si attestano al 32% mentre in quelle amministrate da manager esterni la quota sale al 38%.

A costituire importanti fattori propulsivi, continua Unioncamere, è anche il ricambio generazionale e la diffusione di imprese giovanili: le imprese con un’elevata presenza di lavoratori under 30 hanno una probabilità maggiore del 10% di investire nel digitale e dell’8% nell’eco-innovazione.

Un aspetto di criticità del sistema produttivo italiano, continua Unioncamere, è rappresentato dalle fonti di finanziamento. In Italia il 72,1% delle piccole e medie imprese dipende dal ricorso ai prestiti bancari, oltre che dal capitale familiare, a fronte di un impiego assai marginale di strumenti quali il venture capital, il private equity, le obbligazioni o il crowdfunding. Al contrario, le realtà aziendali aperte all’ingresso di capitali esterni e agli strumenti di finanza alternativa registrano una probabilità superiore del 18% di investire in tecnologie strategiche.

“La transizione ecologica si conferma un moltiplicatore di competitività e un biglietto da visita per i mercati esteri”. Nel 2026, specifica Unioncamere, le aspettative di crescita delle imprese con elevato profilo di sostenibilità risultano nettamente superiori rispetto alle realtà che hanno investito meno in questo aspetto. Infatti, il 42% delle imprese “più sostenibili” prevede un aumento dei ricavi, contro il 21% delle altre e il 25% delle aziende sostenibili stima una crescita dell’occupazione, a fronte del 10% delle altre.

L’efficienza green potenzia inoltre la propensione all’innovazione tecnologica: nel biennio 2024-2025, il 32% delle aziende verdi applica già l’intelligenza artificiale per l’efficientamento e l’abbattimento delle emissioni.

Alla luce di queste considerazioni, Unioncamere ha sottolineato che sarebbe necessario orientare le opzioni normative, regolatorie e amministrative verso interventi ad alto impatto reale, dirette a incentivare l’evoluzione organizzativa delle imprese, premiando i processi di aggregazione, l’apertura del capitale e l’ingresso di figure manageriali nelle PMI.

“Sarebbero estremamente utili anche meccanismi di incentivazione automatica e semplificata, accompagnati da una profonda sburocratizzazione che liberi le imprese dai costi operativi della regolamentazione eccessiva, individuata come freno primario da quasi il 65% delle aziende.”

Infine, conclude Unioncamere, le politiche industriali dovrebbero riconoscere il paradigma dell’eco-efficienza e della digitalizzazione come le principali leve di internazionalizzazione del Paese.