Tasi: maggiorazione confermata per il 2019 e il 2020

Rosy D’Elia - TASI

Tasi: maggiorazione confermata per i prossimi due anni per i Comuni che l'hanno già applicata a partire dal 2015.

Tasi: maggiorazione confermata per il 2019 e il 2020

Tasi: maggiorazione confermata per i prossimi due anni per i Comuni che l’hanno già applicata a partire dal 2015.

L’emendamento alla Legge di Bilancio 2019, presentato da Alberto Gusmeroli (gruppo Lega) e approvato alla Camera, consente ai Comuni di confermare, anche per gli anni 2019 e 2020, la stessa maggiorazione della Tasi già disposta per gli anni 2016-2018 con delibera del consiglio comunale.

Dal 2015 la maggiorazione ha permesso ai Comuni in dissesto o predissesto finanziario di aumentare la TASI dello 0,8‰, nonostante il blocco delle aliquote previsto.

Tasi: maggiorazione confermata per il 2019 e il 2020

Con un’espressa delibera, infatti, i Comuni hanno potuto confermare, negli ultimi tre anni, una maggiorazione sulla Tasi: si tratta di un ulteriore margine di manovrabilità dello 0,8‰ utilizzato dal Comune per aumentare il limite della somma dell’Imu e della Tasi (fino al 6,8‰ per l’abitazione principale A/1, A/8 e A/9 e all’11,4‰ per gli altri immobili) oppure per aumentare il limite massimo dell’aliquota della Tasi.

Nel 2014 la Legge di Stabilità ha stabilito che il Comune può determinare l’aliquota della Tasi rispettando il vincolo in base al quale la somma delle aliquote della Tasi e Imu, per le diverse tipologie di immobile, non sia superiore all’aliquota massima consentita.

La stessa legge ha previsto che i Comuni potessero applicare una maggiorazione sulle aliquote Tasi non superiore allo 0,8‰.

Ma ad una condizione: il finanziamento, relativamente alle abitazioni principali e alle unità immobiliari ad esse equiparate, di detrazioni d’imposta o altre misure, tali da generare effetti sul carico di imposta Tasi equivalenti o inferiori a quelli determinatisi con riferimento all’Imu relativamente alla stessa tipologia di immobili, anche tenendo conto di quanto previsto dallo stesso art. 13 del citato D. L. n. 201 del 2011.

La legge di Bilancio 2019 proroga la maggiorazione della TASI per i Comuni che hanno applicato la maggiorazione a partire dal 2015.

Tasi: maggiorazione confermata e sblocco delle aliquote

La rete delle aliquote su Imu e Tasi continua ad essere fitta e intricata per i cittadini.

La notizia della maggiorazione, inoltre, si inserisce nel dibattito delle ultime settimane sulla proposta, poi decaduta, di unificare Imu e Tasi. A firmare l’emendamento sempre l’onorevole Gusmeroli, che aveva proposto una tassa unica per permettere ai cittadini di districarsi più facilmente nella rete di aliquote che attualmente ruotano intorno alle due imposte comunali.

Ma se la proroga per la maggiorazione della Tasi è stata confermata per gli anni 2019 e 2020, quella sul blocco delle aliquote attesa dai cittadini non è arrivata. Ne deriva che, se non ci saranno sorprese dell’ultimo secondo, a partire dal 2019 le aliquote di Imu e Tasi potrebbero aumentare per i contribuenti.

Districarsi tra le aliquote Imu e Tasi, per i cittadini non è facile. Anche il blocco delle aliquote, che è stato confermato per il 2018, ma che stando a quanto previsto dalla Legge di Bilancio non sarebbe confermato per il 2019, ha le sue particolarità.

La legge n. 208 del 2015, infatti, precisa però che il blocco degli aumenti non si applica agli enti locali che deliberano il predissesto o il dissesto, ovvero che si trovano in una situazione di grave difficoltà finanziaria.

Come si legge nell’art. 244 L. 267/2000, si tratta di:

uno stato che si verifica se l’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte con le modalità di cui all’articolo 193, nonché con le modalità di cui all’articolo 194 per le fattispecie ivi previste.

L’Università Ca’ Foscari di Venezia, con la collaborazione del Ministero dell’Interno, ha pubblicato uno studio sui Comuni in dissesto in Italia basandosi sui dati disponibili fino al 31 dicembre 2017. Sono 588 gli enti (99% comuni) che hanno dichiarato questo stato dalla sua introduzione dal 1989, ovvero circa il 7 % del totale.

Ripartire da un’aliquota unica potrebbe aiutare i cittadini a fare chiarezza, ma la proposta dell’onorevole Gusmeroli ha destato preoccupazione perché in realtà la fusione avrebbe potuto generare un aumento delle tasse.