FNC E CNDCEC: le famiglie italiane non hanno recuperato lo shock fiscale del 2012

Tommaso Gavi - Commercialisti ed esperti contabili

FNC E CNDCEC, l'analisi dell'osservatorio economico: le famiglie italiane non hanno recuperato lo shock del 2012. La pressione fiscale, secondo i dati rielaborati di Istat e Ministero dell'Economia e delle Finanze, è stabile al 17,82%.

FNC E CNDCEC: le famiglie italiane non hanno recuperato lo shock fiscale del 2012

FNC E CNDCEC, il comunicato stampa del 14 gennaio 2020 che diffonde le analisi dell’osservatorio economico sui redditi e la pressione fiscale parla chiaro: le famiglie italiane non hanno recuperato lo shock del 2012.

Il documento che rielabora i dati Istat e Mef mostra la pressione fiscale delle famiglie italiane al 17,82% del PIL, praticamente stabile nell’ultimo anno con lievissimo aumento dello 0,04%.

Le famiglie tuttavia, come spiega il rapporto, rispetto agli altri settori dell’economia hanno sopportato quasi per intero il peso dell’aggiustamento fiscale della crisi del debito del 2011.

Il rapporto contiene tabelle ed elaborazioni grafiche a supporto delle analisi che mettono in evidenza anche il divario tra nord e sud.

FNC E CNDCEC, le famiglie italiane non hanno recuperato lo shock del 2012: redditi e pressione fiscale

L’Osservatorio economico del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti rende noto che la pressione fiscale per le famiglie italiane è ancora troppo alta.

A parlare sono le analisi e le elaborazioni dei dati Istat e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, diffuse con il comunicato stampa del 14 gennaio 2020.

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CNDCEC FNC - comunicato stampa del 14 gennaio 2020 sui dati dell’osservatorio economico
Redditi e pressione fiscale delle famiglie.

Le rielaborazioni dei dati Mef sulle entrate tributarie mensili e quelli Istat di Contabilità Nazionale mostrano che la pressione fiscale delle famiglie italiane è rimasta praticamente stabile nell’ultimo anno, aumentando soltanto dello 0,04%.

Nello specifico, la pressione fiscale si attesta 17,82% del PIL.

Rispetto ai livelli pre-crisi per le famiglie sono stati recuperati solo 0,18 punti percentuali rispetto agli 1,63 punti che ancora mancano.

In altre parole il carico fiscale è salito con la crisi e la parte recuperata è molto inferiore rispetto a quella ancora da recuperare.

Il dato è di tendenza opposta rispetto a quello della pressione generale che si è abbassata costantemente a partire dal 2014 lasciando un avanzo di 0,66 punti nel 2019.

Rispetto alle imprese ed alle istituzioni finanziarie, come si legge nel report:

“le famiglie hanno sopportato quasi per intero il peso dell’aggiustamento fiscale indotto dalla crisi del debito del 2011”

FNC E CNDCEC, i dati dell’osservatorio economico: redditi medio delle famiglie e differenze territoriali

Tra i diversi aspetti presi in esame dal report dell’osservatorio economico del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti c’è il reddito medio delle famiglie italiane.

I grafici mostrano, visivamente, l’andamento di tali redditi nel periodo di tempo compreso tra il 2003 e il 2017, ultimo anno in cui sono disponibili i dati Istat.

Il documento evidenzia un aumento dei redditi medi familiari nel 2017, in continua crescita dall’anno 2015.

Nel 2017, infatti, il reddito medio netto delle famiglie si è attestato a 31.393 euro, superando per la prima volta il livello pre-crisi di 30.502 euro dell’anno 2009.

Il rapporto mostra due aspetti importanti: il divario nord-sud e la maggiore velocità della ripresa dei redditi da lavoro autonomo rispetto a quelli derivati da lavoro dipendente.

Sul primo aspetto il documento spiega che:

“Permangono, invece, significative differenze territoriali con il livello più basso al Sud (25.415 euro) e il più alto nel Nord-ovest (35.386 euro). Il Sud presenta un gap del 19% rispetto alla media nazionale e del 28% rispetto al livello più alto del Nord-ovest.”

Per quanto riguarda la differenza di ripresa nei redditi da lavoro autonomo e dipendente, i dati dell’osservatorio mostrano una crescita più di 10 volte superiore del primo rispetto al secondo nel triennio 2015-2017: 4,3 punti percentuali contro 0,4.

FNC E CNDCEC, i dati dell’osservatorio economico: le dichiarazioni di Miani

Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, commentando i dati dell’osservatorio economico dell’ordine ha dichiarato:

“La riduzione della pressione fiscale registratasi negli anni successivi al picco del 2012 ha prodotto risultati asimmetrici rispetto alle diverse platee di contribuenti. C’è stato un saldo positivo per le imprese con una buona base occupazionale, per le quali è stato possibile fruire a pieno dei positivi interventi su IRAP, IRES e contributi sociali. Per i lavoratori dipendenti a basso reddito, che hanno potuto bilanciare l’inasprimento della tassazione locale con il “bonus 80 euro”, il saldo è invece più o meno in pareggio. Saldo tendenzialmente negativo, infine, per pensionati, lavoratori autonomi e ceto medio in generale che ha subito l’inasprimento della tassazione locale senza alcuna apprezzabile contropartita, al netto della esenzione della prima casa dall’IMU.”

Miani ha anche evidenziato che devono essere le famiglie l’oggetto della riduzione della pressione fiscale:

“si tratta ora di insistere nello sforzo di riduzione del carico fiscale, dando però la giusta priorità a interventi mirati verso chi è stato sino ad oggi più trascurato, in primo luogo le famiglie.

Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti ha poi riconosciuto gli interventi a favore delle famiglie italiane ed ha spronato il governo ad intensificare le azioni:

“Fermo restando che, come il bonus degli 80 euro, anche la riduzione del cuneo fiscale è un intervento a favore delle famiglie che produce effetti positivi sebbene limitati sulla crescita economica l’auspicio è che il Governo possa ampliare l’intervento agendo direttamente sulle aliquote Irpef, così da estenderne il beneficio a tutte le famiglie italiane e non solo a quelle il cui reddito proviene prevalentemente da lavoro dipendente”.

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