Imposta di soggiorno non versata: sentenza della Cassazione

Carla Mele - Imposte

L'albergatore che non versa l'imposta di soggiorno al Comune crea un danno erariale in quanto riveste il ruolo di agente accertatore: dall'ultima sentenza della Cassazione la giurisdizione in merito spetta quindi alla Corte dei Conti.

Imposta di soggiorno non versata: sentenza della Cassazione

Cosa rischia chi non versa l’imposta di soggiorno?

L’imposta di soggiorno è istituita dai comuni per acquisire gettito da turisti e ospiti delle strutture ricettive del proprio territorio. Nasce con il D.Lgs. 23/2011 e realizza un gettito finalizzato al finanziamento di interventi in materia di turismo, compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione dei beni culturali e finanziamento dei servizi pubblici locali.

Si tratta di un’imposta che solleva non poche polemiche al check out da parte del cliente, che spesso ignaro della sua esistenza, può ritrovarsi a pagare fino a 7 euro a persona a notte.

Un’ultima sentenza della Cassazione risponde in merito ad controversia riguardo la giurisdizione di competenza della tassa di soggiorno: se un albergatore si rifiuta di versare l’emolumento al Comune di riferimento, la giurisdizione di competenza è della Corte dei Conti, perché l’obbligazione di versamento alle casse dell’ente ha carattere pubblicistico.

Imposta di Soggiorno non versata: la vicenda processuale

Il titolare di una struttura ricettiva in Toscana è stato citato dalla sezione giurisdizionale regionale della Corte dei Conti per ottenere il pagamento dell’imposta di soggiorno riscossa nel biennio 2012/2013 e non versata al Comune.

L’albergatore ha proposto quindi ricorso richiamando il difetto di giurisdizione contabile della Corte dei Conti: secondo il ricorrente, infatti, la Corte dei Conti non avrebbe la giurisdizione a "conoscere il danno provocato da un albergatore che non versa all’Amministrazione comunale quanto gli viene versato a titolo d’imposta di soggiorno dai clienti.

La difesa del privato prosegue sostenendo che la norma istitutiva dell’imposta (Dlgs 23/2011) non disciplina le modalità di riscossione per l’albergatore, che funge da agente contabile in forza di fonti normative di rango secondario (i regolamenti comunali) e non di una norma di rango primario, richiamando la riserva di legge prevista dall’articolo 23 della Costituzione.

Secondo la tesi della difesa, il rapporto instaurano tra le parti è di natura prettamente civilistica alla stregua di una delegazione di pagamento che si instaura tra due soggetti, albergatore e P.A.

Imposta di soggiorno non versata: la risposta della Cassazione

Con la Sentenza n. 19654 del 24 luglio scorso la Cassazione si pronuncia a Sezioni Unite e respinge la tesi del ricorrente dichiarando la competenza di giurisdizione della Corte dei Conti:

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Corte di Cassazione, Sentenza n. 19654/2018
L’albergatore che non versa l’imposta di soggiorno al Comune crea un danno erariale in quanto riveste il ruolo di agente accertatore: dall’ultima sentenza della Cassazione la giurisdizione in merito spetta quindi alla Corte dei Conti

La motivazione dei giudici di legittimità sta nella considerazione che l’attività di accertamento e riscossione dell’imposta comunale ha natura di servizio pubblico, e pertanto il rapporto che si instaura tra l’albergatore e l’ente è da considerarsi un “rapporto di servizio”: il privato assume il ruolo di agente contabile perché compartecipa all’attività di riscossione dei tributi comunali, che è un’attività di natura prettamente pubblicistica.

Ne discende quindi che “ogni controversia con l’ente impositore riguardo la verifica dei rapporti di dare e avere e il risultato finale di tali rapporti rientra nella giurisdizione della Corte dei conti

Inoltre, la Suprema Corte non ravvisa alcun contrasto con il principio costituzionale della riserva di legge previsto dall’articolo 23 della Costituzione; al contrario la norma istitutiva del tributo locale (D.lgs 23/2011) individua dettagliatamente tutti gli elementi costitutivi della stessa, cioè:

  • il soggetto attivo, il Comune;
  • il presupposto impositivo (il soggiorno nella struttura ricettiva ubicata nel territorio comunale);
  • il soggetto passivo (colui che alloggia nella struttura ricettiva);
  • la misura massima del prelievo, demandando ai regolamenti comunali i casi di specie.

Sulla base di queste considerazioni quindi, secondo la Cassazione, spetta alla Corte dei Conti la cognizione dell’azione di responsabilità per danno erariale “ove il privato disponga delle somme incassate in modo diverso da quanto preventivato e per il quale le ha ricevute”.