Professionisti pagati dalla P.A. e flat tax 20%: intervista a Mariastella Gelmini

Redazione - Imposte

Video intervista all'Onorevole Mariastella Gelmini (Forza Italia): il centrodestra si oppone alla manovrina e propone compensi ai professionisti per i nuovi adempimenti e flat tax al 20 per cento.

Professionisti pagati dalla P.A. e flat tax 20%: intervista a Mariastella Gelmini

La Pubblica Amministrazione paghi i compensi ai professionisti per i nuovi adempimenti e flat tax al 20 per cento. Sono due i temi essenziali che emergono dall’intervista che l’Onorevole Mariastella Gelmini ci ha rilasciato ieri pomeriggio a Montecitorio.

L’ex Ministro dell’Istruzione del III Governo Berlusconi ha ovviamente sottolineato la contrarietà assoluta del centrodestra alla cosiddetta “manovrina” varata con il DL 50/2017 che “introduce indubbiamente altri costi per le imprese ed i professionisti”. Ma non solo: nell’intervista si parla anche di rottamazione Equitalia e definizione delle liti fiscali pendenti con l’Agenzia delle Entrate.

Quest’intervista si inserisce in un programma di interventi che Informazione Fiscale ospitarà sulle proprie pagine. L’obiettivo è quello di dare conto ai lettori delle diverse proposte fiscali in campo da parte dei principali partiti di Governo e di Opposizione. Nel mese di giugno intervisteremo il responsabile economico della Lega Nord Onorevole Claudio Borghi ed il Ministro dello Sviluppo Economico Calenda.

Ecco il video ed il testo integrale dell’intervista di ieri con l’Onorevole Mariastella Gelmini di Forza Italia, membro della Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati ed ex Ministro dell’Istruzione.

Video intervista all’Onorevole Mariastella Gelmini in materia di riforma fiscale, DL 50/2017, flat tax e compensi ai professionisti:

Di seguito il testo integrale dell’intervista con Mariastella Gelmini.

Informazione fiscale ha il piacere di intervistare l’onorevole Maria Stella Gelmini in materia di riforma fiscale, la cosiddetta manovrina varata con il DL 50/2017.
Onorevole, cosa cambia con questo decreto? Il decreto agisce sull’IVA, sulla definizione delle liti fiscali pendenti, estendendo quella che era la rottamazione; riduce il limite al diritto alla compensazione dell’IVA, che passa da 15 mila a 5 mila euro. Sembra una riforma che introduce altri costi per le imprese, è così
?

Non è che sembra, è. Nel senso che è una manovrina che ripercorre le liturgie della Prima Repubblica e francamente non introduce niente di nuovo. Spesso si cerca di far quadrare i conti dello Stato giocando sulle clausole di salvaguardia che determinano lo scatto dell’Iva, oppure con i metodi che lei ha illustrato. Io penso che sia profondamente sbagliato. Una manovra che non ha il coraggio di innovare, non ha il coraggio di ridurre la pressione fiscale, perché a monte non c’è il coraggio di tagliare la spesa.

Il grande fallimento di tutte le manovre che si sono succedute da Monti in poi è determinato dal fatto che si è molto parlato di spending review ma non la si è praticata. Si è preferito defenestrare Cottarelli che era l’esperto, il commissario destinato al taglio della spesa pubblica, della spesa improduttiva. Tutto questo ha determinato da un lato il fatto che si giochi sull’IVA per far quadrare i conti, dall’altro il ricorso ai bonus per fare il consenso. Penso agli 80 euro, penso ai 500 euro per gli studenti.

Quindi quello che manca è un disegno di riforma organico

Quello che manca è la visione, assolutamente. Serve un progetto di riforma organica non solo sul tema dell’IVA, ma sul tema di come far quadrare i conti determinando da un lato un taglio della spesa introduttiva e dall’altro però agendo sulla leva fiscale per favorire la crescita e lo sviluppo.

Quindi finché non ci sarà una visione d’insieme e anche una profonda semplificazione, la manovrina o la manovra di ottobre che Renzi vorrebbe tanto evitare, vanno in una direzione sbagliata, che è quella di giocare sull’aumento delle imposte per far quadrare i conti. Ma a forza di aumentare le imposte le imprese chiudono, abbiamo una disoccupazione giovanile al 40% e il Paese che se ne dica non cresce, anzi ha il 25% delle famiglie a rischio povertà.

Fra le vostre proposte, proposte del centro destra, se ancora si può definire così visto che siete un attimo disuniti...

No, si può e si deve

Si può e si deve ancora definire così. C’è Salvini, per esempio, che insiste tanto sulla flat tax

Io condivido. Condivido questa proposta, è una proposta coraggiosa. È complicata nella sua applicazione nella fase iniziale, ma indispensabile. Può essere che forse una flat tax, cioè una tassa piatta al 15% sia come dire un obiettivo troppo ambizioso in una fase iniziale, ma una flat tax al 20% è possibile.

E questo determinerebbe uno shock positivo in economia, determinerebbe una forte semplificazione di tutto gli adempimenti burocratici e sarebbe una iniezione di fiducia in chi deve investire. Io non penso che si possa più proporre come unico percorso quello di tante piccole misure, c’è bisogno di uno sguardo di insieme, c’è bisogno di una visione a medio termine, c’è bisogno di ridurre veramente la pressione fiscale; anche a costo di rivedere tutto il sistema delle detrazioni.

I vostri critici quando si parla di flat tax sostengono che già i vostri governi, per esempio il secondo Governo di Silvio Berlusconi 2001 volevano introdurre le famose due aliquote 23% e 33% in una riforma che peraltro abbassò quella che era l’Irpeg, poi diventata Ires. Cosa risponde a questo tipo di critiche?

Rispondo che siamo in epoche molto diverse. Allora noi abbiamo agito con la riduzione di alcune misure fiscali: penso alla abolizione della tassa sulla successione, all’abolizione della tassa sulle donazioni, la riduzione del costo del lavoro, che comunque in parte era stata fatta, l’abolizione dell’Imu. Oggi queste misure sarebbero insufficienti, perché la crisi ha comunque messo a dura prova il Paese, è stato uno stress test non indifferente, le imprese italiane, tutto il sistema produttivo.

Quindi oggi c’è bisogno di uno shock, c’è bisogno di una misura più radicale e la proposta della tassa piatta è una proposta che vede la condivisione di Berlusconi, che ne ha parlato anche con economisti americani e la ritiene fattibile.

Ripeto in una prima fase forse al 20% e non al 15% come dice Salvini ma la strada è quella, la strada è quella di una profonda semplificazione e di una riduzione della pressione fiscale. Credo che le professioni possono avere un ruolo fondamentale in questo programma, perché tutti i governi hanno parlato di semplificazione e tutti i governi hanno deluso o fallito in materia di semplificazione. Allora secondo me il percorso può essere nuovo e può vedere una compartecipazione, una sinergia con le professioni, in che modo: trasferendo alcuni adempimenti ovviamente dietro compenso alle professioni”.

E questo sarebbe molto importante

E una riduzione degli adempimenti in capo alla Pubblica Amministrazione. La Pubblica amministrazione non può fare tutto, i professionisti non possono lavorare gratis e purtroppo noi siamo di fronte ad una proletarizzazione delle professioni, e quindi perché non immaginare una equa distribuzione di pesi, di adempimenti tra la Pubblica Amministrazione e le professioni, che comunque hanno un funzione pubblica. Si tratta di definire il percorso, la cornice, ma io penso che la Pubblica Amministrazione non sia in grado di fare tutto da sola. E penso anche che si parla spesso dalla produttività del Parlamento: io credo che oggi si debba più ragionare della abolizione di testi normativi contraddittori rispetto alle ultime di disposizioni, di testi unici, di semplificazione, piuttosto che di aggiungere, di approvare nuove leggi.

Esatto

Perché questo Paese di una abnormità di leggi rischia di morire

Esatto, che è un discorso che in questo periodo fiscale particolare è molto attuale. Noi abbiamo adesso un adempimento che sono le comunicazioni delle liquidazioni IVA, che scadono il 31 maggio e saranno verosimilmente oggetto di proroga e l’Agenzia delle Entrate si è fatta trovare molto impreparata con questo nuovo portale, Fatture e Corrispettivi, per cui per i professionisti e per le imprese è costato davvero tanto.

Le faccio l’ultimissima domanda: il DL 50/2017 estende ancora di più la rottamazione delle cartelle per la definizione delle liti fiscali pendenti che hanno come controparte l’Agenzia delle Entrate. Ma qual è il messaggio che passa? Che c’è sempre tempo per pagare? Che tanto è inutile pagare? Che poi il condono è stata una delle cose su cui il vostro Governo nel 2002 è stato maggiormente criticato, in qualche modo l’hanno reintrodotto con forme parzialmente diverse ma il senso è quello. Non c’è il pericolo che il contribuente venga quanto meno spiazzato, il contribuente che paga sempre?

Io penso che ci sia stata molta propaganda attorno al tema della rottamazione delle cartelle. Io penso che ci sia uno iato, una distanza oceanica, tra le dichiarazioni via stampa e la realtà. Nel senso che Renzi, parliamoci chiaro, per cercare di vincere il referendum aveva promesso la rottamazione delle cartelle, aveva promesso anche l’abolizione di Equitalia, che in realtà ha cambiato nome ma in realtà rimane lì. E quindi nella sostanza sono stati ridotti gli interessi, forse l’aggio che comunque è rimasto, ma di rottamazione delle cartelle io sento solo parlare ma non la vedo praticata.

Lei dice il rischio che il contribuente onesto si senta penalizzato rispetto alla possibilità di rottamare. Io temo che da questa operazione propagandistica derivi una perdita ulteriore di fiducia nel rapporto fra lo Stato e il contribuente. Perché lo Stato deve dire delle cose ma deve mantenere le promesse. Qui abbiamo un Governo che ha giocato con sulla buona fede dei contribuenti, ma di fatto le tasse ognuno se le deve pagare. Altra storia il fatto che i cittadini siano in grado oggi di rateizzare e di pagare le tasse perché ci sono aziende che devono decidere se pagare i dipendenti o chiudere e pagare le tasse. Quindi insomma la situazione è complessa. Io trovo che questa rottamazione delle cartelle sia più teorica che reale e forse servirebbe il coraggio di informare in maniera onesta il contribuente su ciò che si può fare e su ciò che invece non esiste nelle cose. Perché io vedo che anche sindaci di sinistra non hanno poi praticato le misure messe a disposizione dal Governo. Quindi su questo tema secondo me si è fatta della sterile propaganda e il cittadino ha avuto la sensazione di uno Stato che chiede soldi, che fa promesse, ma che poi quelle promesse non le mantiene.