Aprire una partita IVA: come fare e quanto costa

Aprire una partita IVA: come fare e quanto costa

Anna Maria D’Andrea - IVA

Quanto costa aprire una partita Iva e come fare? Ecco tutte le indicazioni e una guida utile a procedura e costi da sostenere.

Aprire una partita Iva: come fare e quanto costa? Nel 2017 potrebbe capitare che vi venga in mente di iniziare un’attività in proprio o che, per motivi legati alla vostra tipologia di lavoro, sia necessario aprire una partita Iva per motivi fiscali e contabili. Quanto costa aprire una partita Iva? Questa una delle domande più frequenti.

Non è sempre facile capire qual è la procedura da seguire, quali sono costi per aprire una partita Iva e soprattutto quale l’opzione più conveniente sulla base della propria attività e del proprio reddito. C’è da sottolineare che, a partire dal 2017, entreranno in vigore importanti novità per i titolari di partita Iva. Con le novità fiscali introdotte di recente dal Decreto 193/2016 sono state previste alcune misure di semplificazione fiscale per i soggetti titolari di partita Iva.

Tra le principali novità che interesseranno le partite Iva nel 2017 ricordiamo l’introduzione del regime di cassa, la nuova Iri al 24%, ossia la flat tax che permette di tassare ad aliquota unica il reddito lasciato in azienda e non prelevato dal professionista, l’abolizione degli studi di settore e la proroga dei finanziamenti agevolati del progetto Invitalia per i giovani imprenditori under 35.

In vista delle novità che si propongono di agevolare e semplificare la vita dei professionisti e gli imprenditori, è bene conoscere come fare e, soprattutto, quanto costa aprire una partita Iva.

Ecco le informazioni utili su come aprire una partita Iva e sui costi da sostenere.

Aprire una partita IVA: quanto costa e come fare

Prima di capire quanto costa aprire una partita Iva nel 2017 e come fare bisogna, innanzitutto, sapere di cosa si tratta, a chi è rivolta, è quali i casi in cui è necessario e obbligatorio.

La partita Iva è un insieme di numeri che identificano una società o una persona fisica. Si tratta di 11 numeri: i primi 7 collegano la partita Iva al contribuente che ne è titolare, i successivi 3 corrispondono al codice identificativo dell’Ufficio delle Entrate e l’ultimo numero ha una funzione di controllo. Si tratta di una sequenza numerica fondamentale in ottica tributaria perché utili ad identificare non solo il titolare dell’attività ma anche la propria posizione fiscale.

I soggetti obbligati ad aprire una partita Iva sono tutti coloro che svolgono attività in forma autonoma, come liberi professionisti o le imprese di beni o servizi che, in quanto non soggetti a reddito da lavoro dipendente, sono chiamati ad adempiere ai propri obblighi fiscali attraverso l’imposizione fiscale indiretta (IVA). Non hanno l’obbligo di aprire partita Iva i soggetti che, pur titolari di reddito d’impresa, non superino il reddito annuale di 5 mila euro.

In sostanza, la partita Iva è il regime fiscale al quale sono sottoposti tutti i lavoratori autonomi e gli imprenditori, ovvero chi offre un servizio o un bene per conto proprio e non è titolare di rapporto di lavoro subordinato. All’atto di apertura della partita Iva il soggetto che intende avviare la propria attività in proprio accetterà l’obbligo di emettere fattura e di pagare i contributi dovuti al fisco e alla previdenza sociale sotto forma di Iva, imposta sul valore aggiunto.

Dopo le necessarie premesse, ecco il focus su come aprire una partita Iva e su quali sono i costi da sostenere, ovvero tutte le informazioni su quanto costa aprire una partita Iva.

Aprire una partita IVA: come fare?

Per aprire una partita IVA bisogna presentare richiesta all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà ad attribuire al richiedente il codice di 11 cifre utile per identificare il soggetto richiedente.

Per l’apertura della partita Iva bisogna compilare e consegnare all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 in caso di persone fisiche o AA7/10 in caso di soggetti diversi. Si tratta della dichiarazione di inizio attività che dovrà essere consegnata entro 30 giorni dall’avvio della propria attività professionale autonoma. Potete scaricare i modelli da consegnare all’Agenzia delle Entrate in fondo al paragrafo o direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

I modelli AA9/12 o AA7/10 dovranno essere consegnati all’Agenzia delle Entrate in allegato con il proprio documento di riconoscimento recandosi presso uno degli Uffici, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno o in modalità telematica, attraverso il software che è possibile scaricare sul sito.

Al momento dell’apertura della partita Iva bisognerà scegliere il codice ATECO dell’attività che si intende svolgere. In caso di variazione dell’attività svolta si dovrà procedere, di conseguenza, con la comunicazione del nuovo codice identificativo dell’attività.

I titolari di partita Iva sono obbligati inoltre ad aprire la propria posizione previdenziale all’Inps per il pagamento dei contributi e all’Inail per l’assicurazione obbligatoria.

È bene sottolineare che aprire una partita Iva è totalmente gratuito ma che bisognerà scegliere il tipo di regime fiscale più adatto alla nostra attività. Attualmente sono previsti due regimi: il forfettario, ex regime dei minimi, introdotto nel 2016 e quello a contabilità ordinaria.

I due regimi prevedono costi di gestione differenti. In questo caso è bene valutare i costi e quanto bisogna realmente pagare per aprire una partita Iva. Ecco tutti i costi, tra regime forfettario e ordinario.

Scarica il modello AA9/12 o AA7/10 dell’Agenzia delle Entrate per aprire la partita Iva:

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Modello AA9/12
Ecco il modello AA9/12 per aprire una partita Iva
PDF - 77.4 Kb
Modello AA7/10
Ecco il modello AA7/10 per aprire una partita Iva

Aprire una partita IVA: quanto costa? Regime forfettario o ordinario

Al momento della scelta del regime fiscale da applicare alla propria attività i titolari di partita Iva potranno scegliere se aderire al regime forfettario o ordinario.

Per aderire al regime forfettario bisogna rispettare alcuni requisiti stabiliti dalla legge che, però, non sono vincolati ad una specifica età anagrafica, come invece stabilito per l’ex regime dei minimi, abolito con la Legge di Stabilità 2016.

I titolari di partita Iva che possono aderire al regime forfettario devono rispettare i seguenti requisiti:

  • non conseguire ricavi o compensi superiori a quanto stabilito dalla Legge di Stabilità 2016, sulla base del proprio codice ATECO;
  • non aver sostenuto spese per collaboratori superiori ai 5 mila euro lordi;
  • non superare 20 mila euro lordi di costi per ammortamento di beni strumentali.

Al contrario, non sono ammessi al regime forfettario i titolari di partita Iva nei seguenti casi:

  • regimi speciali Iva;
  • soggetti residenti all’estero e che non producono almeno il 75% del reddito in Italia;
  • soggetti che effettuano attività di compravendita di terreni edificabili, fabbricati o veicoli nuovi.

Quali sono i costi da sostenere per una partita Iva a regime forfettario? In base a quanto previsto, il regime agevolato prevede l’applicazione di un’aliquota sostitutiva i Irpef e Iva al 5% per i primi 5 anni, che passa al 15% a partire dal sesto anno.

Per quel che riguarda i contributi Inps relativi ai professionisti senza cassa e quindi iscritti alla gestione separata Inps, l’aliquota contributiva è del 27,72%. Tuttavia è prevista la possibilità, per i forfettari di adottare il regime Inps agevolato, che prevede il minimale ridotto del 35% da pagare in tre rate trimestrale. La comunicazione per la riduzione dei contributi Inps dovrà essere effettuata entro il 28 febbraio e a cadenza annuale.

Quanto costa invece una partita Iva a regime ordinario? Nel caso in cui sia esclusa la possibilità di aderire al nuovo regime forfettario, i titolari di partita Iva saranno soggetti al pagamento delle imposte e dei costi ordinari.

Nel dettaglio, il costo per aprire ma, soprattutto, mantenere una partita Iva in regime ordinario si traduce in:

  • costo per Camera di Commercio - diritto camerale (sono esenti i contribuenti che svolgono attività professionali e tecniche che non obbligano all’iscrizione al registro delle imprese);
  • costi Irpef;
  • costi gestione separata Inps o cassa professionale;
  • Irap;
  • Iva, l’imposta sul valore aggiunto calcolata sull’imponibile di ogni fattura.

Aprire una partita Iva: quanto costa? Gestione separata Inps o Cassa professionale?

I liberi professionisti senza Cassa, ovvero coloro che svolgono attività in modo autonomo e non sono obbligati all’iscrizione a Enti previdenziali di categoria, sono obbligati all’iscrizione alla Gestione separata Inps.

Le aliquote della Gestione separata Inps a fini previdenziali e assistenziali variano sulla base del tipo di attività svolta. In questi giorni abbiamo dedicato alcuni approfondimenti alle novità per gli iscritti alla Gestione separata Inps che vi invitiamo a leggere.

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Per i titolari di partita Iva 2017 è possibile richiedere la riduzione dei contributi Inps, ovvero beneficiare di un’aliquota agevolata presentando domanda, ecco una guida a come fare: Forfettari, riduzione contributi Inps 2017: domanda entro il 28 febbraio

Aprire una partita Iva: quanto costa? Novità fiscali 2017

Come abbiamo ricordato all’inizio dell’articolo, nel 2017 entreranno in vigore importanti novità per le partite Iva.

Tra queste, alcune delle semplificazioni fiscali volute dal Decreto 193/2016 vanno ad incidere proprio sui costi: un esempio è la nuova Iri, l’imposta sul reddito imprenditoriale per i soggetti a contabilità ordinaria. Si tratta dell’imposta ad aliquota fissa, ovvero al 24%, in sostituzione di Irpef e Irap. L’Iri 24% potrà essere applicata esclusivamente alla pate di reddito lasciata in azienda. Per gli utili prelevati invece dall’imprenditore, continuerà ad essere applicata l’Irpef, sulla base degli scaglioni di reddito e relative aliquote.

Per conoscere tutte le novità per i titolari di partita Iva ti invitiamo a leggere -> Partite Iva: tutte le novità del 2017

Verranno inoltre aboliti gli Studi di settore, lo strumento statistico utilizzato per stabilire la base impositiva del contribuente. Saranno sostituiti dagli indici di affidabilità, ovvero un sistema basato su compliance e premi nei confronti dei contribuenti virtuosi.

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