Referendum Costituzionale 2016: votare si o no?

Anna Maria D’Andrea - Pubblica Amministrazione

Referendum costituzionale 4 dicembre 2016: oggi si vota. Votare si o no? Ecco la riforma costituzionale con la spiegazione punto per punto.

Referendum Costituzionale 2016: votare si o no?

Referendum costituzionale 2016: cosa si vota e quali sono le modifiche all’assetto istituzionale per le quali i cittadini saranno chiamati ad esprimersi?
La riforma alla Costituzione, fortemente voluta dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Ministro Boschi, propone un vero e proprio stravolgimento nel funzionamento di Camera e Senato.

Il Consiglio dei Ministri ha deciso la data in cui gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sulla riforma al Testo Costituzionale: si vota oggi 4 dicembre 2016.

Ma quali sono le modifiche proposte dal Referendum Costituzionale e quali sono le principali ragioni a sostegno del e del No?

Ecco quello che potrebbe cambiare a seguito della vittoria del Sì al Referendum Costituzionale e le pricipali motivazioni al perché bisogna votare Sì o al perché votare No.

Referendum Costituzionale 2016: la fine del bicameralismo perfetto

La riforma proposta dal Referendum Costituzionale intende superare il bicameralismo perfetto.

Che significa?
Attualmente, tutte le leggi devono essere approvate da entrambe le camere. Il fenomeno della "navetta" verrebbe ridotto con la vittoria del sì al Referendum Costituzionale.

Con la riforma, l’unico organo istituzionale con il compito di approvare le leggi ordinarie e di bilancio sarebbe la Camera dei deputati.

Tuttavia, il Senato dovrebbe comunque partecipare alle votazioni delle leggi riguardanti alcuni temi specifici:

  • Riforme costituzionali e leggi costituzionali;
  • Leggi di ratifica dei trattati dell’Unione Europea;
  • Leggi sulla tutela delle minoranze linguistiche;
  • Leggi che riguardano i referendum popolari e le altre forme di consultazione;
  • Leggi sui casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore;
  • Leggi che stabiliscono le modalità di elezione dei senatori;
  • Leggi sulle funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane (compresa Roma Capitale);
  • Leggi sulle forme particolari di autonomia regionale (cioè le regioni a statuto speciale), sulle elezioni regionali e sui rapporti tra regioni e stati esteri.

Di conseguenza, quando si dice che “con la vittoria del Si il bicameralismo perfetto viene eliminato” ci troviamo di fronte ad una bufala. Il bicameralismo perfetto viene limitato a materie specifiche.

Un aspetto importante è relativo al rapporto di fiducia col Governo. Con la vittoria del sì, infatti, cambierebbero anche le disposizioni sulla fiducia da accordare o negare al governo. Il Referendum Costituzionale propone che l’unico organo eletto a suffragio universale diretto sia la Camera dei deputati e questa diventerebbe l’unico organo chiamato ad esprimersi sulla fiducia al governo.

Il Referendum Costituzionale per il quale i cittadini sono chiamati a votare propone quindi l’abolizione del Senato elettivo.

Cosa cambierebbe quindi con la vittoria del sì al Referendum Costituzionale?
Il Senato, attualmente eletto dai cittadini, viene ridisegnato dalla riforma costituzionale come un organo di rappresentanza.
Il Senato, con la vittoria del sì al Referendum Costituzionale, diventerebbe una camera di nominati. Non più l’elezione diretta tramite consultazione elettorale, quindi. In questo senso il Governo, la maggioranza parlamentare e gli organi direttivi del PD hanno assunto l’impegno di modificare l’attuale versione della legge elettorale al fine di consentire l’indicazione del Senatore/Consigliere regionale/Sindaco direttamente ai cittadini.

Referendum costituzionale 2016: la composizione del Senato delle autonomie

Il Referendum Costituzionale 2016 chiama quindi gli italiani ad esprimersi sulla ridefinizione della composizione e delle funzioni del Senato della Repubblica.

Il Senato della Repubblica diventerebbe il Senato delle Regioni: un organo di rappresentanza delle regioni, che sarà composto da 100 senatori, a fronte degli attuali 315.

95 senatori verranno scelti dai consigli regionali, che nomineranno con metodo proporzionale 21 sindaci (uno a regione, eccetto per il Trentino-Alto Adige che ne nominerà due) e 74 consiglieri regionali (almeno due per regione, in base alla popolazione e ai voti ottenuti dai partiti).
La carica elettiva dei senatori regionali sarà pari alla durata del loro mandato come amministratori locali.

Referendum costituzionale 2016: si o no? Ruolo ed elezione del Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica nominerà gli altri 5 senatori, che rimarranno in carica per 7 anni. Non più i senatori a vita nominati dal Senato stesso, quindi. Rimarranno in carica soltanto gli ex presidenti della Repubblica che, però, non potranno essere sostituiti. Quindi, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Carlo Rubbia, Renzo Piano ed Elena Cattaneo.

La vittoria del sì al Referendum Costituzionale modificherebbe, di conseguenza, anche la procedura per l’elezione del Presidente della Repubblica: non saranno più chiamati ad esprimersi i delegati regionali, come invece indica il Testo ante-riforma, ma saranno le due camere in seduta comune ad eleggerlo con una maggioranza dei 2/3 fino al quarto scrutinio, che diventa poi dei 3/5.

Referendum Costituzionale 2016: cosa cambia per CNEL, Leggi di iniziativa popolare e Titolo V

Come votare (si o no) al prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre?
Le questioni da affrontare sono davvero molte.

Il Referendum Costituzionale 2016 per il quale tutti i cittadini italiani sono chiamati a votare non modifica soltanto l’attuale assetto istituzionale italiano.

L’abolizione del CNEL

La riforma della Costituzione abolisce il CNEL, il Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro.
Nel testo costituzionale attualmente in vigore, il CNEL è un organo ausiliario composto da 64 consiglieri, chiamato ad esprimersi sulle leggi di economia e lavoro; ha, inoltre, potere legislativo: può proporre alle camere leggi nell’ambito dell’economia.

Referendum abrogativo e leggi di iniziativa popolare

Il Referendum Costituzionale 2016 modifica il numero di firme necessarie per proporre Referendum abrogativo e leggi di iniziativa popolare.
Per il referendum abrogativo bastano 500mila firme ma, se salgono a 800mila, il quorum che rende valido il risultato non sarà più del 50% più uno degli aventi diritto al voto, ma sarà ridotto: basterà il 50% più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche.

Per le leggi di iniziativa popolare, invece, le firme necessarie alla proposta salgono da 50mila a 150mila.

Referendum costituzionale 2016: si o no alla ridefinizione delle competenze delle Regioni?
Con la vittoria del sì al Referendum Costituzionale cambierebbero anche le disposizioni in materia di competenza Stato/Regioni previste nell’attuale Titolo V della Costituzione. Alcune materie tornerebbero di competenza esclusiva dello Stato: l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni.

Referendum Costituzionale 2016: perché votare Sì?

A sostenere la validità della riforma costituzionale e le ragioni che portano alla scelta del Sì al Referendum Costituzionale non ci sono soltanto gli esponenti del PD.
Anche molti costituzionalisti si sono espressi a favore del Sì, ritenendo che la riforma Boschi-Renzi sarebbe un grande cambiamento nella politica italiana e una profonda innovazione alla Carta Costituzionale.

Quindi, perché votare Sì?
Le motivazioni che propendono per la scelta di votare sì al Referendum Costituzionale possono essere riassunte nei seguenti punti:

  • superamento del Bicameralismo Perfetto: la modifica del bicameralismo paritario tra Camera e Senato diminuirebbe i ritardi nell’approvazione delle leggi;
  • necessaria una sola fiducia: il Governo instaurerebbe un rapporto fiduciaro con la Camera, perché il Senato avrebbe la sola funzione di compensazione tra Stato e Regioni;
  • tagli al costo della Politica: meno senatori e abolizione del CNEL snellirebbero i costi della politica, a vantaggio delle casse dello Stato. Su questo punto si segnale l’interessante studio di Roberto Perotti de Lavoce.info;
  • valorizzazione della democrazia diretta: il Referendum Costituzionale introduce il referendum propositivo e allinea le disposizioni in materia di quorum per il referendum abrogativo alle tendenze storiche dell’astensionismo;
  • Stato centrale più forte: alcune materie strategiche tornano di competenza dello Stato. Energia e trasporti, tra le altre;
  • più rappresentanza per le regioni: il Senato regionale concede alle regioni un rapporto diretto con il Governo e lo Stato centrale, diminuendo anche i ricorsi per contenzioso Stato\regioni dinnanzi alla Corte Costituzionale;
  • un Governo più forte: con la vittoria del Sì al Referendum Costituzionale, il Governo ne uscirebbe rafforzato e meno schiacciato dalle contrapposizioni ideologiche e partitiche tra Camera e Senato

Referendum Costituzionale 2016: perché votare No?

Se sono tante le ragioni ritenute valide alla domanda perché votare sì, altrettante sono le ragioni portate avanti alla domanda opposta: Perchè votare No?

Le ragioni del perché votare No al Referendum Costituzionale sono difese e portate avanti dal Comitato per il No, il quale ha riassunto le proprie motivazioni in dieci punti.

Al Comitato a difesa dell’attuale assetto istituzionale, che spinge per il voto contrario al Referendum Costituzionale, si è recentemente aggiunto Massimo D’Alema, che ha lanciato al Cinema Farnese di Roma il comitato "I Dem per il No".

Ma vediamo quali sono le principali ragioni a sostegno del perché votare no al Referendum Costituzionale:

  • una riforma non legittima: la riforma costituzionale è stata prodotta da un Parlamento eletto con una legge (Porcellum) dichiarata incostituzionale dalla Corte.
  • una riforma confusa e personalizzata: il Referendum Costituzionale propone una riforma scritta in modo confuso e, soprattutto, è inaccettabile il fatto che il Premier Renzi abbia personalizzato la campagna referendaria al punto di trasformarla in un banco di prova per il Governo (annunciando le dimissioni in caso di risposta negativa dei cittadini; dichiarazione poi smentita);
  • non si supera il bicameralismo: la cosiddetta navetta rimane per temi cruciali di politica nazionale ed internazionale;
  • competenze Stato-Regioni: la riforma alla Costituzione creerebbe dei conflitti di competenza tra Stato e Regioni, per questo bisogna votare no;
  • non diminuiscono i costi della politica: per il taglio al costo della politica, sarebbe bastato decurtare del 10% l’indennità attuale di deputati e senatori;
  • complica l’iter legislativo: dalle nuove norme su Senato e procedura legislativa deriverebbero 7 procedimenti legislativi differenti;
  • non agevola la democrazia diretta: obbliga al raggiungimento di 150mila firme (100mila in più) per le proposte di legge di iniziativa popolare;
  • sovranità nelle mani di pochi: espropria il popolo dalla sovranità popolare e, insieme alla riforma della legge elettorale, l’Italicum, che prevede un ampio premio di maggioranza ai partiti, trasforma una minoranza in maggioranza assoluta di governo.

Referendum Costituzionale 2016: quando si vota?

Il Governo ha deciso la data ufficiale in cui votare al prossimo referendum costituzionale nel Cdm dello scorso 26 settembre: la data in cui votare si o no sarà oggi 4 dicembre 2016.

Referendum Costituzionale 2016: come si vota?

Il Referendum Costituzionale sarà composto da un unico quesito.
Gli elettori dovranno, quindi, scegliere se approvare o meno l’intero testo del ddl di riforma costituzionale.

Non sarà quindi possibile votare per singole parti del Testo, come avevano invece proposto i Radicali Italiani.

Per votare, i cittadini dovranno esprimere il proprio parere sbarrando il SI (se favorevole alla riforma proposta dal quesito del Referendum Costituzionale) o il NO (se contrario al quesito referendario).

Per il Referendum Costituzionale non è previsto il raggiungimento del quorum. Di conseguenza, se - per assurdo - andasse a votare un solo cittadino, il referendum costituzionale sarebbe comunque valido.
Ovviamente come organo di informazione, pur non volendo apertamente schiararci a favore del si o del no, non possiamo esimerci dall’evidenziare l’importanza di andare a votare, comunque la si pensi.
Andare a votare al prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 è fondamentale poiché si tratta di una scelta di democrazia che condizionerà le nostre vite nei prossimi decenni.