Buoni pasto 2017: regole, importo e tassazione

Redazione - Leggi e prassi

Buoni pasto 2017: una guida a regole, importo e tassazione per lavoratori dipendenti pubblici e privati

Buoni pasto 2017: regole, importo e tassazione

Buoni pasto 2017: a chi spettano? Sono in tanti a chiedersi se hanno diritto ai buoni per il pranzo e a voler sapere quali sono le regole relative a importo e tassazione dei buoni da usare per l’acquisto del pranzo.

Per prima cosa è bene sottolineare che sia i dipendenti pubblici che privati possono utilizzare i buoni pasto 2017 ma che per quanto riguarda le regole, il diritto all’erogazione dipende dall’orario di lavoro, ovvero part-time o full time.

I buoni pasto 2017 sono un servizio sostitutivo della mensa aziendale: quando in sede di lavoro non è possibile usufruire del servizio di mensa, il datore di lavoro provvede ad erogare i buoni da spendere per il consumo del pasto in esercizi convenzionati.

Per quanto riguarda regole e importo dei buoni pasto, non cambia la legge di riferimento nel 2017 ma importanti novità riguardano la tassazione prevista per i nuovi buoni pasto in formato elettronico così come previsto con la Legge di Stabilità 2015.

Ecco a chi spettano i buoni pasto e quali sono regole, importo e tassazione per dipendenti pubblici e privati.

Buoni pasto 2017: regole, importo e tassazione

I buoni pasto sono dei ticket in formato cartaceo o elettronico che il datore di lavoro eroga nei confronti dei propri dipendenti come importo e servizio sostitutivo del servizio di mensa aziendale. Per quanto riguarda le regole previste è bene sottolineare che spettano a dipendenti pubblici e privati assunti con contratto di lavoro part-time o full-time.

Non cambiano le regole per i buoni pasto nel 2017 anche se gradualmente avverrà il passaggio dal formato cartaceo a quello elettronico: i dipendenti potranno pagare esclusivamente in esercizi convenzionati e dotate di POS. Novità riguardano la tassazione nel 2017 che, nel caso di formato elettronico, prevede l’esenzione per un importo maggiore.

Le aziende richiedono i buoni pasto a società terze convenzionate, le quali erogano un numero predefinito di ticket e il dipendente pubblico o privato potrà utilizzarli per consumare il pasto sia a pranzo che a cena ma, in ogni caso, durante l’orario di lavoro. In alcuni casi possono essere monetizzati ed erogati dal datore di lavoro ai propri dipendenti direttamente in busta paga.

Vediamo nel dettaglio tutte le regole per i dipendenti pubblici e privati, part-time o full-time relative a importo e tassazione dei buoni pasto nel 2017.

Buoni pasto 2017: regole. A chi spettano?

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, i buoni pasto spettano a tutti i dipendenti pubblici e privati e anche per coloro che sono assunti con contratto di lavoro ad orario part-time e non possono usufruire del servizio di mensa aziendale.

Per i lavoratori assunti con contratto di lavoro full-time i buoni pasto sono generalmente di importo compreso tra i 2 e i 10 euro e la funzionalità è quella di sostenere le spese di vitto e quindi del pranzo o della cena in strutture esterne convenzionate con l’azienda terza che emette i buoni pasto.

I buoni pasto per i lavoratori assunti con contratto part-time vengono erogati invece secondo regole diverse e quando sussistono alcune condizioni, ovvero quando l’orario di lavoro copre la fascia oraria di pranzo o cena e quando la distanza tra casa e luogo di lavoro impedisce di consumare il pasto a casa. Quindi, se il dipendente assunto con contratto part-time termina il proprio orario di lavoro in concomitanza all’orario dei pasti avrà diritto a ricevere i ticket per il vitto.

Ricordiamo che, come disposto con risoluzione del 30/10/2006 n. 118, la Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle Entrate ha disposto che "anche i lavoratori subordinati a tempo parziale, la cui articolazione dell’orario di lavoro non preveda il diritto alla pausa per il pranzo, ove fruiscano di buoni pasto, sono ammessi a beneficiare della revisione agevolativa di cui all’art. 51, comma 2, lett. c), del Tuir”.

Buoni pasto 2017: importo e novità

Per quanto riguarda l’importo dei buoni pasto, ognuno di questi può essere di 2 o di 10 euro e i dipendenti pubblici o privati possono spenderli presso esercizi convenzionati, ovvero recarsi presso bar o ristoranti convenzionati e pagare il proprio pranzo.

La novità è che già dal 2017 i buoni pasto potranno essere erogati in formato elettronico. Non cambia però soltanto il formato e la modalità di utilizzo ma anche la tassazione prevista. Infatti, come disposto dalla Legge di Stabilità 2015, per i datori di lavoro che utilizzeranno i nuovi ticket accreditati su carta magnetica (simile a carta di credito o bancomat) e che si adegueranno al pagamento con POS è prevista una tassazione agevolata.

I buoni pasto in formato elettronico che vengono incentivati per il principio della maggiore trasparenza fiscale, saranno esentasse per un importo maggiore, passando dal massimo di 5,29 euro a 7 euro per buono pasto. Dal 2017, in sostanza, si potrebbe beneficiare di circa 400 euro in media in più da utilizzare per il servizio di mensa.

Vediamo nel dettaglio quale è la tassazione dei buoni pasto 2017 e cosa cambia con il nuovo formato elettronico dei ticket restaurant.

Buoni pasto 2017: tassazione

Come abbiamo affermato, i buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente e, con il formato elettronico, i buoni pasto godono dell’esenzione fiscale fino all’importo massimo di 7 euro.

Non sono quindi soggetti a Irpef, alla contribuzione obbligatoria Inps e l’azienda non dovrà più corrispondere i contributi previdenziali e le imposte sulla differenza di 1,71 euro.

Vediamo quali sono tutti i vantaggi e la tassazione dei buoni pasto elettronici:

  • Aziende: Iva al 4%;
  • Liberi professionisti: titolari d’azienda e soci, aziende individuali possono detrarre invece l’Iva al 10% e il 75% delle spese per un importo massimo pari al 2% del fatturato.
  • Persone giuridiche: Ires 100%. Possono detrarre al 100% l’importo dei buoni pasto sia elettronici che cartacei, secondo quanto previsto dalla Circolare Ministeriale n. 6/E del 3 marzo 2009.

Buoni pasto 2017: indennità sostitutiva di mensa

I buoni pasto 2017 possono anche essere erogati al lavoratore direttamente in busta paga: si tratta dell’indennità sostitutiva di mensa accreditata al lavoratore dipendente nel caso in cui nelle vicinanze del posto di lavoro non vi sia un esercizio convenzionato e che quindi il lavoratore debba provvedere autonomamente a preparare il proprio pasto.

L’indennità sostitutiva di mensa fa parte della retribuzione erogata al dipendente ed è soggetta, per legge, sia alla contribuzione previdenziale che a quella fiscale.

Fanno eccezione le indennità sostitutive corrisposte a quei lavoratori che svolgono prestazioni con carattere di temporaneità o discontinuità, come gli addetti ai cantieri edili, o le unità produttive ubicate in zone dove mancano servizi di mensa; in questo caso valgono le stesse regole per i buoni pasto.