Tassazione dividendi: come funziona?

Francesco Oliva - Irpef

Tassazione dividendi società di capitali (Srl, Srls, SpA, Sapa): come funziona e quali regole occorre seguire?

Tassazione dividendi: come funziona?

Come funziona la tassazione dei dividendi in Italia?

Dopo aver trattato ampiamente il tema dei redditi di capitale qui su Informazione Fiscale, oggi dedichiamo un breve intervento al fine di evidenziare le principali regole da seguire per comprendere come funziona la tassazione dei dividendi, con particolare riferimento al caso delle Srl.

Occorre partire da un presupposto fondamentale. I dividendi percepiti da soci di società di capitali appartengono all’area dei redditi di capitale di cui agli articoli 44 e 45 del Tuir. Tale normativa non prevede una definizione specifica di redditi di capitale ma un elenco tassativo di tipologie reddituali.

Nel caso della tassazione dei dividendi il criterio fondamentale è quello della provenienza: in questo articolo si fa riferimento ai proventi derivanti da capitali impiegati in attività finanziarie di partecipazione ovvero i dividendi di partecipazione. In altre parole, si fa riferimento ai redditi erogati dalle Srl (ma in generale dalle società di capitali) ai soci.

La tassazione dei dividendi erogati sarà diversa a seconda della tipologia di partecipazione/quota detenuta presso la società. Limitandoci al caso delle società non quotate, il limite della quota da considerare è il 25%: per quote pari o superiori a questo livello si parla di partecipazioni qualificate; per quote inferiori si parla di partecipazioni non qualificate.

Tassazione dividendi: come funziona? Il caso della Srl con quota di partecipazione del socio inferiore del 25%

Per comprendere il funzionamento della tassazione dei dividendi nelle Srl a ristretta base societaria (quindi non quotate in borsa), partiamo dal caso della quota detenuta dal socio per un ammontare inferiore al 25%. Il socio in questione non è titolare di partita IVA.

In questi casi la tassazione dei dividendi eventualmente percepiti si applica mediante una ritenuta d’imposta a titolo definitivo pari al 26%.

Il contribuente persona fisica non dovrà riportare nulla in dichiarazione dei redditi poiché in questo caso è la società stessa che effettua e versa la ritenuta d’acconto.

Tassazione dividendi: come funziona? Il caso della Srl con quota di partecipazione del socio maggiore del 25%

Il meccanismo di tassazione dei dividendi cambia nel caso di socio persona fisica in possesso di partecipazione qualificata, sia egli titolare o non titolare di partita IVA.

In questo caso, infatti, il funzionamento diventa più complesso. Si dovrà mandare, infatti, una quota dei dividendi percepiti ad Irpef.

Questa quota è oggi pari al 58,14%, motivo per cui il restante 41,86% è la quota esente.

In particolare, nel caso dei dividendi distribuiti da società residenti e derivanti da partecipazioni qualificate, la tassazione da applicare dipende dal soggetto destinatario dei dividendi medesimi ovvero:

  • base imponibile pari al 58,14% (esenzione del 41,86%) per le persone fisiche titolari o non titolari di partita IVA e le società di persone. Su tale base imponibile si applicheranno le aliquote IRPEF ordinarie;
  • base imponibile pari al 5% (esenzione del 95%) per le società di capitali.

Come si calcola la quota di esenzione dell’imponibile Irpef nel caso dei dividendi?

Perché la quota imponibile Irpef nel caso di distribuzione dei dividendi derivanti da partecipazioni qualificate è pari proprio al 58,14%?

Si tratta di un’eredità della Legge Finanziaria del 2008, del DM 2/04/2008 e della sua relazione illustrativa. Ecco il passaggio fondamentale di quest’ultima:

Il comma 38 dell’art. 1 della citata legge finanziaria 2008 prevede, in particolare, che in relazione alla riduzione, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, dal 33 al 27,5 per cento dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle società, le percentuali indicate nei richiamati articoli del Tuir sono proporzionalmente rideterminate...

Al riguardo, occorre ricordare come le percentuali attualmente vigenti furono determinate, in occasione della riforma del 2003, muovendo dall’assunto che gli utili derivanti da partecipazioni qualificate non detenute nell’esercizio d’impresa e da partecipazioni qualificate e non qualificate detenute nell’esercizio d’impresa scontassero in capo al percettore persona fisica l’aliquota marginale irpef e in modo da garantire sugli utili in questione (e sui capital gains) un prelievo teorico complessivo (risultante, vale a dire, dalla tassazione combinata società-socio) pari a detta aliquota marginale. Conseguentemente, essendo l’aliquota marginale irpef, in vigore al 1° gennaio 2004, pari al 45 per cento, e posto un utile di 100 al lordo dell’Ires, la percentuale di concorso al reddito complessivo degli utili distribuibili al socio dopo l’assolvimento dell’Ires (pari a 67), doveva essere tale da garantire un prelievo aggiuntivo Irpef pari a 12.

Nel procedere con il presente decreto all’adeguamento delle suddette percentuali di concorso al reddito complessivo, ci si è attenuti al rispetto di tali criteri sistematici. In questo senso, dunque, la misura del 49,72 per cento, indicata nell’articolo 1, è idonea a garantire un prelievo aggiuntivo Irpef tale da portare il prelievo complessivo (società-socio) al 43 per cento. In particolare, ipotizzando un utile prima dell’Ires pari a 100 e, quindi, un dividendo distribuibile pari a 72,5, la misura del 49,72 per cento si ricava dalla formula (15,50/72,5*0,43) e consente di prelevare un importo a titolo di Irpef di 15,50 che sommato al prelievo Ires pari dal 2008 a 27,5 determina un prelievo complessivo pari a quello che si otterrebbe assoggettando l’utile lordo al 43 per cento

Applicando lo stesso ragionamento oggi, con un’aliquota Ires al 24% ed un aliquota Irpef marginale del 43%, e sostituendo i relativi valori, otteniamo proprio il 58,14%.