Residenza fiscale nel Principato di Monaco: al contribuente la prova contraria

Emiliano Marvulli - Imposte

Residenza fiscale nel Principato di Monaco, in caso di controllo finalizzato a verificare l'effettivo trasferimento, spetta al contribuente dimostrare di aver interrotto rapporti significativi con l'Italia. A chiarirlo è la Corte di Cassazione con l'Ordinanza numero 170 dell'8 gennaio 2021.

Residenza fiscale nel Principato di Monaco: al contribuente la prova contraria

In caso di controllo finalizzato ad accertare l’effettivo trasferimento della residenza fiscale nel Principato di Monaco è il contribuente a dover dimostrare di aver interrotto ogni rapporto significativo con l’Italia e, in caso di contestazione, è il giudice di merito in via esclusiva a valutare gli elementi presuntivi emersi in giudizio ai fini del riconoscimento della residenza fiscale del contribuente.

Sono queste le precisazioni contenute nell’Ordinanza della Corte di Cassazione n. 170 dell’8 gennaio 2021.

Corte di Cassazione - Ordinanza numero 170 dell’8 gennaio 2021
Scarica il testo integrale dell’Ordinanza della Corte di Cassazoione numero 170 dell’8 gennaio 2021.

La sentenza – Il fatto trae origine dal ricorso proposto da un contribuente avverso un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle entrate aveva ripreso a tassazione il reddito per le annualità 2008 e 2009 ritenendo che la contribuente, una famosa cantante lirica, fosse effettivamente residente in Italia nonostante la residenza nel Principato di Monaco.

Le ragioni della contribuente sono state accolte sia in sede di prime cure che in appello. In particolare la CTR ha ritenuto illegittimo l’atto impositivo ritenendo l’effettività della residenza stabilita dalla cantante nel Principato di Monaco e la conseguente insussistenza del legame economico esistente con l’Italia.

A parere dei giudici d’appello la contribuente aveva fissato nel Principato il centro principale dei propri interessi ed affetti, apparendo irrilevanti sia l’esistenza di immobili in Italia che la permanenza della figlia presso i nonni ai quali la minore era affidata.

Non condividendo la decisione della CTR, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, lamentando violazione dell’art. 2 co. 2-bis del TUIR sostenendo l’insussistenza degli elementi di fatto addotti dalla professionista al fine della dimostrazione dell’effettiva residenza nel Principato di Monaco, territorio a regime fiscale privilegiato.

La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso dell’Agenzia delle entrate con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

In tema di soggettività passiva delle persone fisiche, l’art. 2 co. 2-bis del TUIR stabilisce che si considerano residenti in Italia, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dall’Anagrafe dei residenti e trasferiti in Stati o Territori a regime fiscale privilegiato.

In tale ipotesi è dunque il contribuente che vuole superare la pretesa erariale ad avere l’onere di dimostrare di aver interrotto ogni rapporto significativo con l’Italia.

Nel caso di specie l’Ufficio finanziario ha inteso rimettere in discussione l’operato del giudice di merito in ordine alla valutazione di una serie di elementi presuntivi, quali l’acquisto di immobili in Italia, la richiesta di alcune autorizzazioni amministrative e la permanenza della figlia all’interno del territorio nazionale.

A riguardo la Corte di cassazione ha chiarito che spetta invece al giudice di merito,“in via esclusiva, il compito di individuare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti”.

Ne consegue che i mezzi di prova addotti in giudizio, consistenti nella disponibilità di una abitazione e di uno studio nel Principato di Monaco, il fatto di essere lì coniugata, l’assistenza sanitaria locale nonché l’abbonamento allo stadio monegasco, sono stati ritenuti idonei a sostenere l’effettività della residenza fiscale nel Principato di Monaco.

Avendo riconosciuto la correttezza del giudicato della CTR i giudici di legittimità si sono pronunciati per l’inammissibilità del ricorso proposto dall’Ufficio finanziario.

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