All’operatore accorto spetta sempre l’applicazione del regime del margine

All'operatore accorto spetta sempre l'applicazione del regime del margine

Il regime del margine applicabile alle compravendite di autoveicoli è spettante a condizione che l’acquirente dimostri di aver accertato, anche solo in via presuntiva, che l’IVA è stata già assolta a monte da altri senza possibilità di detrazione. In tal caso, il diritto di applicare detto regime deve essere riconosciuto anche quando l’Amministrazione finanziaria accerti che in realtà l’imposta è stata detratta.

Nella diversa ipotesi in cui emerga che i precedenti proprietari svolgano tutti attività di rivendita, noleggio o leasing il trattamento fiscale di favore è negato perché, trattandosi di beni destinati ad essere impiegati nell’esercizio dell’attività propria dell’impresa, opera la presunzione di avvenuto esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA.

Questo il contenuto della sentenza della Corte di Cassazione n. 2393 del 31 gennaio 2018.

PDF - 317.9 Kb
Sentenza Corte di Cassazione numero 2393 del 31 gennaio 2018
Clicca sull’icona per eseguire il download della sentenza numero 2393 del 31 gennaio 2018

I fatti – La controversia prende le mosse dal ricorso proposto da una società esercente attività di compravendita di veicoli avverso un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle entrate, avente ad oggetto il recupero dell’IVA per erronea applicazione del c.d. regime del margine relativamente all’acquisto di alcune autovetture usate.

Il ricorso ha trovato accoglimento sia in sede di prime cure che in appello, in base alla motivazione per cui l’Amministrazione finanziaria non aveva fornito alcuna prova a sostegno della pretesa tributaria, limitandosi a fare proprie le conclusioni dei verificatori senza una propria valutazione autonoma e critica. Da qui la conferma dell’annullamento dell’avviso di accertamento da parte del giudice di merito.

L’Agenzia delle entrate proponeva ricorso in cassazione denunciando come motivo principale la violazione dell’art. 2697 cod. civ. e degli artt. 36 e 38 del D.L. n. 41/1995 in merito al regime probatorio applicato dalla Commissione Tributaria Regionale con riferimento alle contestazioni mosse per la violazione del regime del margine.

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i motivi di ricorso proposti dall’Amministrazione finanziaria e ha deciso per la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla CTR in diversa composizione per il riesame e per le statuizioni sulle spese del giudizio di legittimità.

Il regime del margine – Con la sentenza in commento i giudici di legittimità tornano a trattare il tema della corretta applicazione del regime del margine previsto ai fini IVA, disciplinato dal D.L. n. 41 del 1995, convertito con modificazioni nella legge n. 85/1995, che ha recepito la Direttiva 94/5/CE del Consiglio del 14 febbraio 1994.

Tale regime speciale è stato introdotto al fine di evitare fenomeni di doppia o reiterata imposizione dell’IVA sui beni che, avendo già scontato l’imposta in quanto acquistati da consumatori finali, sono rientrati nel circuito commerciale.

Il regime si applica ai beni mobili usati, che per loro natura sono suscettibili di reimpiego, agli oggetto d’arte, da collezione e di antiquariato, sempreché l’acquisto sia avvenuto senza applicazione dell’IVA o con IVA indetraibile e riguarda essenzialmente le compravendite poste in essere nei confronti delle seguenti categorie di contribuenti:

  • soggetti privati, residenti in Italia o in un altro Stato membro UE;
  • soggetti IVA che non hanno potuto detrarre integralmente l’imposta al momento dell’acquisto;
  • soggetti IVA che hanno applicato a loro volta il regime del margine;
  • soggetti IVA residenti in uno Stato membro che lì operano in regime di franchigia.

La decisione – I giudici di legittimità hanno preliminarmente ribadito un principio già espresso in precedenti pronunce secondo cui il regime del margine è un regime speciale previsto a favore del contribuente, “facoltativo e derogatorio rispetto al sistema normale dell’imposta, la cui disciplina deve essere interpretata restrittivamente e applicata in termini rigorosi”.

Il trattamento di favore comporta che, in caso di contestazione da parte dell’Agenzia delle entrate di indebita fruizione del regime, sulla base di elementi probatori specifici e oggettivi, spetta al contribuente dimostrare la sua buona fede.

Più nello specifico, è onere del soggetto contestato provare “di aver usato la diligenza massima esigibile da un operatore accorto (secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità rapportati al caso concreto), al fine di evitare di essere coinvolto in tali situazioni, in presenza di indizi idonei a farne insorgere il sospetto”.

Applicando tale principio alle operazioni di compravendita dei veicoli usati, l’acquirente che vuole resistere alle pretese del Fisco è tenuto a dimostrare di essersi accertato, sia pure solo in via presuntiva, che I’IVA fosse stata già assolta a monte da altri senza possibilità di detrazione, attraverso il controllo dei precedenti intestatari dei veicoli, nei limiti dei dati risultanti dalla carta di circolazione eventualmente integrati da altri elementi di agevole e rapida reperibilità.

La Corte ha pertanto asserito che, in caso di esito positivo di tale verifica, il diritto di applicare il regime del margine deve essere riconosciuto, anche quando gli Uffici finanziari dimostrino che, in realtà, l’imposta è stata detratta.

Nella diversa ipotesi in cui dal controllo emerga che i precedenti proprietari svolgano tutti attività di rivendita, noleggio o leasing nel settore del mercato dei veicoli, “opera la presunzione (contraria) dell’avvenuto esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA, assolta a monte per l’acquisto dei veicoli, in quanto beni destinati ad essere impiegati nell’esercizio dell’attività propria dell’impresa, con conseguente negazione del trattamento fiscale più favorevole”.

A parere dei giudici di Piazza Cavour la CTR, dando ragione al contribuente, ha violato tale orientamento sia quando ha affermato che l’onere della prova spettasse all’Agenzia delle entrate sia quando non ha esaminato gli elementi probatori offerti dall’Amministrazione finanziaria in ordine alla qualificazione dei veicoli come “nuovi” (avvalorata dall’epoca di immatricolazione e dal chilometraggio rilevato) e alla qualità dei cedenti comunitari.

Infatti, il giudice di merito avrebbe potuto avvalorare la buona fede del contribuente ed esonerarlo dall’onere della prova solo nel caso in cui avesse ritenuto non rilevanti gli elementi emersi dal controllo dell’Amministrazione finanziaria in merito all’applicabilità del regime del margine.