Reddito di cittadinanza, nella bozza di decreto le regole per chi farà domanda

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Reddito di cittadinanza, nella bozza di decreto le regole per chi farà domanda: il sistema Poste-INPS per la richiesta, i patti per chi lo ottiene, l'inserimento nel mondo del lavoro.

Reddito di cittadinanza, nella bozza di decreto le regole per chi farà domanda

Reddito di cittadinanza, nella bozza di decreto legge che istituisce il sussidio le regole per chi farà domanda: il sistema Poste-INPS per la richiesta che si potrà presentare da aprile, i tre patti possibili per chi lo ottiene, le modalità di inserimento nel mondo del lavoro.

Stando alle ultime novità che trapelano dalla squadra di tecnici del Ministero del Lavoro, il percorso da seguire per chi ha diritto a un sostegno economico dallo Stato si sta delineando. Prende sempre più forma l’embrione del reddito di cittadinanza di cui si è tanto parlato negli ultimi mesi e appare più chiaro come saranno investiti i 7,1 miliardi di euro stanziati dalla Legge di Bilancio 2019.

Le prime card dovrebbero arrivare in primavera ma restano oscuri, o forse ancora dibattuti, alcuni punti. Il riconoscimento del diritto al reddito di cittadinanza anche agli stranieri residenti in Italia da più di 5 anni è uno di questi.

Reddito di cittadinanza, nella bozza di decreto le regole per chi farà domanda

Come riportato dal Sole 24 Ore, il percorso dovrebbe svilupparsi in 10 tappe distribuite in tre momenti fondamentali:

  • la richiesta e l’ottenimento del reddito di cittadinanza;
  • la stipula dei patti e la disponibilità a lavorare e formarsi;
  • l’ingresso nel mondo del lavoro.

La richiesta e l’ottenimento del reddito di cittadinanza

Risale a qualche settimana fa la notizia di un portale, che sarebbe dovuto essere pronto a gennaio, per presentare la domanda di accesso al reddito di cittadinanza. Ma secondo la bozza di decreto a cui lavora il Ministero, sarà possibile richiedere il sostegno economico a partire dal 1° marzo grazie a un modello telematico che viaggerà sui canali di Poste Italiane.

La domanda passerà, poi, nelle mani dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, INPS, che verificherà se ci sono i requisiti per ottenerlo o meno. Quelli che ne avranno diritto potranno tornare alle Poste e ritirare, entro 30 giorni, la card con la somma prevista, che può arrivare a un massimo di 780 euro.

La stipula dei patti e la disponibilità a lavorare e formarsi

Dal momento in cui si ottiene la card, bisogna cominciare un percorso che può viaggiare su tre binari diversi:

  • Patto di lavoro: entro i 30 giorni successivi all’ottenimento della card, il soggetto interessato deve rivolgersi a un centro per l’impiego o un’agenzia privata per impegnarsi a ricercare attivamente un impiego.
  • Patto di inclusione sociale: riservato alle persone svantaggiate o con problemi di disagio sociale, prevede il coinvolgimento di comuni e servizi sociali che devono lavorare fianco a fianco con intermediari pubblici o privati.
  • Patto per la formazione: in questo caso entrano in gioco anche le aziende, che come previsto assumono un ruolo attivo. I datori di lavoro devono comunicare le posizioni aperte a centri per l’impiego e alle agenzie per il lavoro. Dal momento in cui assumeranno il beneficiario del reddito, le imprese otterranno uno sgravio contributivo da 5 (6 per donne e disoccupati di lunga durata) a 18 mensilità. Se la persona assunta arriva da un’agenzia per il lavoro o da un’ente di formazione, lo sgravio fiscale spetta a entrambe le parti e viene diviso a metà.

Sempre in questa fase, quindi entro maggio, rientra la pianificazione delle attività di pubblica utilità che i beneficiari dovranno svolgere per 8 ore per i comuni o per gli enti collegati. Sono esclusi i disabili o chi ha figli piccoli o ancora familiari con disabilità.

L’ingresso nel mondo del lavoro

Il reddito di cittadinanza è una misura di sostegno che può durare al massimo 18 mesi, ed è rinnovabile se dopo 18 mesi permangono le condizioni di partenza.

L’obiettivo in realtà dovrebbe essere quello di cambiarle e inserire o reinserire i cittadini esclusi nel mondo del lavoro.

L’ultima fase del percorso, infatti, riguarda proprio le offerte di lavoro, non se ne possono rifiutare più di tre e seguono precise logiche geografico-temporali che riportiamo di seguito:

  • la prima offerta può arrivare entro i 100 km di distanza per chi sta percependo il reddito da 6 mesi;
  • per chi lo sta percependo da 12 mesi, la seconda può arrivare entro i 250 Km, più o meno gli stessi che separano Roma da Pompei o da Siena;
  • la terza può arrivare oltre i 250 Km.

Se entro 12 mesi dal primo assegno di cittadinanza non è arrivata nessuna offerta, la prima proposta di lavoro può arrivare anche entro i 250 km.

Reddito di cittadinanza, le ultime novità nella bozza di decreto e i requisiti

Nella bozza del decreto vengono confermati alcuni requisiti di cui si è parlato negli ultimi mesi, mentre emergono o vengono messi in discussione degli altri punti.

Restano confermate alcune caratteristiche a cui rispondere:

  • una soglia Isee entro i 9.360 euro;
  • un capitale immobiliare oltre la prima casa che non superi i 30.000 euro;
  • un capitale mobiliare che non superi i 6mila euro per i single i 10mila per le famiglie;
  • un reddito familiare che non superi i 6mila euro per i single e i 12.600 per una famiglia con 4 figli minori.

Resta il dubbio sulla possibilità di accedere al reddito di cittadinanza per gli stranieri residenti da 5 anni in Italia: mentre il ministro Luigi Di Maio afferma che sarà solo per gli italiani, nella bozza vengono menzionati anche i migranti.

E infine alcune caratteristiche da rispettare, pensate per evitare che il reddito arrivi anche a chi non ne ha diritto, generano qualche perplessità. Le modalità con cui si individuano i nuclei familiari per evitare che i componenti vengano sostenuti come cittadini singoli, ad esempio.

I coniugi, infatti, anche se separati o divorziati ai fini del reddito di cittadinanza permangono nello stesso nucleo anche a seguito di separazione o divorzio, se continuino a risiedere nella stessa abitazione.

Particolari misure preventive vengono delineate anche con i figli: un ragazzo maggiorenne è considerato comunque a carico della madre e del padre in presenza di almeno uno di tre fattori:

  • essere minore di 26 anni;
  • essere nella condizione di essere a loro carico ai fini Irpef;
  • non avere figli, pur non abitando più con i genitori.

Sono tutte misure per restringere il cerchio ed eliminare potenziali finti beneficiari. Ma le caratteristiche, come le modalità, per accedere al reddito andranno chiarite nel dettaglio, al più presto e in maniera ufficiale.

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