Il delitto di indebita compensazione è esteso a tutti i tributi e ai contributi

Emiliano Marvulli - Dichiarazioni e adempimenti

Reato di indebita compensazione, non riguarda soltanto le imposte sui redditi e l'Iva, ma qualsiasi tributo, erariale e locale di cui è stato omesso il versamento. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza numero 14763 del 13 maggio 2020.

Il delitto di indebita compensazione è esteso a tutti i tributi e ai contributi

Il reato d’indebita compensazione del modello F24 riguarda qualsiasi tributo, erariale e locale, o contributo di cui è stato omesso il versamento e non soltanto le imposte sui redditi e l’Iva.

Questo il rigido orientamento espresso dalla sezione penale della Corte di Cassazione con la Sentenza n. 14763 del 13 maggio 2020.

Corte di Cassazione - Sentenza numero 14763 del 13 maggio 2020
Il delitto di indebita compensazione è esteso a tutti i tributi e ai contributi. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la Sentenza numero 14763 del 15 maggio 2020.

Il fatto - La controversia verteva sull’istanza di riesame proposta dal legale rappresentante di una società, a cui era stato contestato il reato di indebita compensazione di cui all’art. 10-quater del D.Lgs. n. 74/2000, avverso il sequestro preventivo del profitto del reato.

Il Tribunale ha rigettato l’istanza ritenendo superata la soglia di rilevanza penale sul presupposto che la disposizione sanzionasse l’omesso versamento di tutti i debiti per i quali deve essere utilizzato il mod. F24, sia di natura tributaria che di altra natura, ad esempio contributiva.

Avverso tale sentenza l’indagato ha proposto ricorso per cassazione denunciando violazione dell’art. 10 quater d.lgs. 74/2000, con riferimento alla affermazione del superamento della soglia di euro 50.000,00 per anno di imposta.

A parere del ricorrente la sentenza del Tribunale doveva ritenersi errata nel punto in cui aveva ritenuto superata la soglia di rilevanza penale considerando, ai fini della determinazione dell’ammontare delle somme dovute, sia debiti tributari che di altro genere (previdenziali, contributivi e per imposte locali).

Secondo la tesi difensiva, infatti, tenuto conto della collocazione della norma all’interno della disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, per determinare le somme dovute e non versate avrebbe dovuto aversi riguardo solamente a dette imposte e non a quelle di altra natura.

La Suprema Corte ha ritenuto infondato il motivo di impugnazione e ha rigettato il ricorso.

Il nuovo testo della disposizione in esame, come introdotto, dall’art. 9 del d.lgs. n. 158/2015, oltre a differenziare sul piano sanzionatorio le compensazioni eseguite mediante crediti non spettanti da quelle realizzate attraverso l’utilizzo di crediti inesistenti, ha introdotto una soglia di rilevanza penale espressa per entrambe le ipotesi, a 50.000 euro annui.

A parere della Corte di cassazione questa soglia deve “ritenersi riferita all’ammontare dei crediti non spettanti utilizzati per le compensazioni indebite, con la conseguenza che, per accertare il superamento della soglia, occorre procedere alla somma algebrica degli importi dei crediti inesistenti o non spettanti portati in compensazione”.

Indebita compensazione modello F24: le osservazioni della Corte Costituzionale e la posizione della Corte di Cassazione nel caso di specie

Come osservato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 35 del 6 dicembre 2017 la condotta del reato in esame esprime una componente di frode maggiore rispetto agli altri delitti di natura omissiva consistente nella redazione di un documento, il modello F24, ideologicamente falso.

Ne consegue che la soglia di rilevanza penale, come modificata dal d.lgs. 158/2015, non va riferita alle imposte sui redditi o sul valore aggiunto non versate per effetto della indebita compensazione, bensì all’ammontare dei crediti non spettanti o inesistenti indebitamente utilizzati in compensazione.

Sul punto, pertanto, il Collegio ribadisce la propria posizione affermando il principio per cui “il delitto di indebita compensazione di cui all’art. 10 quater richiede, sotto il profilo oggettivo, che il mancato versamento dei tributi risulti formalmente “giustificato” da una illegittima compensazione, ex art. 17 d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, operata tra le somme spettanti all’erario e i crediti vantati dal contribuente, in realtà non spettanti o inesistenti”.

Di conseguenza la Corte di Cassazione ha ritenuto non pertinente il rilievo di parte secondo cui, attesa la collocazione della fattispecie incriminatrice all’interno del decreto legislativo n. 74 del 2000 che disciplina i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, il reato in questione sarebbe configurabile solo in presenza di una compensazione indebita di imposte dirette e Iva.

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