Quadro RW, monitoraggio fiscale e liquidazione IVAFE: istruzioni AdE

Rosy D’Elia - Dichiarazione dei redditi

Monitoraggio fiscale e liquidazione IVAFE: entrambi gli obblighi si assolvono con la compilazione del quadro RW. Ma a quali regole bisogna far riferimento? Le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate nella risposta all'interpello numero 386 del 2019.

Quadro RW, monitoraggio fiscale e liquidazione IVAFE: istruzioni AdE

Liquidazione IVAFE e monitoraggio fiscale: entrambi gli obblighi si assolvono con la compilazione del quadro RW al momento della dichiarazione dei redditi. A ribadire le istruzioni e le regole da seguire è l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello numero 386 del 19 settembre 2019, in cui l’analisi di un caso pratico funge da punto di partenza per fornire chiarimenti sull’applicazione dell’Imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero.

Sotto la lente di ingrandimento dell’amministrazione finanziaria la condizione di un contribuente che ha acquistato, tramite un istituto di credito, delle obbligazioni di due società, una delle due è andata in default ed è stato necessario approvare un piano di ristrutturazione del debito societario.

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Agenzia delle Entrate - Risposta all’interpello numero 386 del 19 settembre 2019
Obblighi di monitoraggio fiscale e di liquidazione dell’IVAFE - Articolo 11, comma 1, lett. a), legge 27 luglio 2000, n.212.

Liquidazione IVAFE e monitoraggio fiscale: gli obblighi si assolvono col quadro RW

Per le obbligazioni acquistate, al contribuente è stato riconosciuto un credito che deriva da un prestito, aumentato degli interessi non percepiti. Finanziamento e interessi saranno restituiti con cadenza annuale.

All’Agenzia delle Entrate si rivolge per chiedere chiarimenti sulla modalità di compilazione del quadro RW e sull’applicazione dell’IVAFE.

Con la risposta all’interpello numero 386 del 19 settembre 2019, illustra le istruzioni da seguire.

Il documento sottolinea che, dal momento che l’attività descritta è suscettibile di produrre redditi di natura finanziaria imponibili in Italia, deve essere indicata nel quadro RW del “modello REDDITI” Persone Fisiche. Il codice da utilizzare è il 7, “Contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti”.

Per quanto riguarda l’obbligo di versare l’IVAFE, il documento chiarisce che l’imposta si applica in misura differenziata, sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero dalle persone fisiche residenti in Italia e non più, genericamente, sul valore delle attività finanziarie.

E sul caso analizzato chiarisce che sul prestito è dovuta un’imposta pari al 2 per mille solo nel caso in cui abbia il requisito della negoziabilità, ovvero la possibilità concreta di essere oggetto di circolazione all’interno di un mercato finanziario. A queste condizioni, infatti, potrebbe configurarsi come prodotto finanziario.

Quando compilare il quadro RW e quando versare l’IVAFE?

La risposta all’interpello numero 386 del 19 settembre 2019 per l’Agenzia delle Entrate è l’occasione per riepilogare le regole a cui attenersi per assolvere a due obblighi previsti dalla normativa:

  • monitoraggio fiscale;
  • versamento dell’IVAFE.

Per quanto riguarda il primo punto, si ribadisce che, ai fini del monitoraggio fiscale, per attività estere di natura finanziaria si intendono quelle attività da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera.

Le operazioni che rientrano in questa categoria devono essere sempre indicate nel quadro RW del modello di dichiarazione dei redditi dal momento che sono produttive di redditi di fonte estera imponibili in Italia.

Nel testo si legge:

“Nei casi di esonero dalla dichiarazione dei redditi o qualora il contribuente abbia utilizzato il modello 730, il quadro RW, per la parte relativa al monitoraggio, deve essere presentato con le modalità e nei termini previsti per la dichiarazione dei redditi unitamente al frontespizio del modello “REDDITI” Persone Fisiche”.

Sull’imponibilità dell’IVAFE, invece, si definiscono i confini della definizione di “strumenti finanziari”, menzionati nel comma 18 dell’articolo 19, Decreto legge numero 201 del 2011, riferimento normativo cardine.

L’articolo 1 del Testo Unico della Finanza, tra le altre tipologie di strumenti finanziari, menziona le seguenti:

  • valori mobiliari;
  • strumenti del mercato monetario;
  • quote di un organismo di investimento collettivo del risparmio;
  • contratti di opzione, contratti finanziari a termine standardizzati (“future”), “swap”, accordi per scambi futuri di tassi di interesse e altri contratti derivati.

In questo caso, un’attenzione particolare è riservata al concetto di valori mobiliari: sono soggette all’imposta quelle categorie di valori che possono essere negoziati nel mercato dei capitali.

Il documento si sofferma su un aspetto determinante:

“La negoziabilità intesa come idoneità ad essere negoziabile rappresenta caratteristica comune agli strumenti finanziari. Tale idoneità, nella sostanza, consiste nella possibilità giuridica di essere oggetto di atti dispositivi e nella possibilità concreta di essere oggetto di circolazione all’interno di un mercato finanziario”.

E nel caso analizzato, infatti, l’imposta è dovuta solo se il finanziamento rappresenta un valore mobiliare, ovvero solo se negoziabile all’interno di un mercato finanziario.

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