Pensioni novità quota 100 da subito, rinvio per la quota 41

Alessio Mauro - Pensioni

Ultime novità pensioni 2018: quota 100 da subito, si allontana l'ipotesi quota 41. Ecco le ultime notizie provenienti dal dibattito politico.

Pensioni novità quota 100 da subito, rinvio per la quota 41

Le ultime notizie in materia di pensioni sono state alimentate dalle recenti dichiarazioni dei leader politici di riferimento della maggioranza di Governo Lega M5S.

Le ultime novità sulle pensioni in arrivo a partire dal 2019 sono diverse: si partirà con la quota 100 che, stando alle ultime notizie e dichiarazioni di Salvini, potrebbe essere inserita già in Legge di Bilancio.

Per la riforma delle pensioni e per l’uscita dal lavoro con quota 41 sarà necessario, invece, attendere ed è probabile un rinvio dell’introduzione della nuova pensione anticipata per i tanti che hanno iniziato a lavorare da giovanissimi.

Ad annunciare le novità sulle pensioni previste già dal 2019 per superare la riforma Fornero è stato, da ultimo, il leader della Lega e Ministro degli Interni Matteo Salvini, nel corso dell’intervista rilasciata al programma Porta a Porta su Rai 1.

La riforma pensioni del nuovo Governo sarà strutturata in due fasi e per la quota 100 è sempre più probabile venga introdotto il requisito di almeno 64 anni di età.

Per poter andare in pensione con la quota 41, per la quale è quindi richiesto il rispetto di requisiti soltanto anagrafici, sarà necessario aspettare ancora e per i lavoratori precoci non è ancora chiaro se vi saranno o meno novità in Legge di Bilancio 2019.

Pensioni novità: quota 100 nella riforma pensioni 2019

Secondo quanto detto da Salvini in più occasioni, quindi, la quota 100 sarà la prima novità introdotta al fine di superare la legge Fornero.

Tuttavia, rispetto a quanto indicato durante la campagna elettorale, la pensione anticipata introdotta a partire dal 2019 non sarà così vantaggiosa come ipotizzato in quanto sarà necessario avere almeno 64 anni di età.

Oggi, ricordiamo, è possibile (nel rispetto di determinati requisiti) richiedere l’Ape social con 63 anni e 36 di contributi e, inoltre, i lavoratori che non rientrano nelle condizioni di svantaggio previste per la pensione anticipata agevolata, possono accedere all’Ape volontaria.

Tali misure potrebbero essere cancellate dalla riforma pensioni che si ipotizza di introdurre in Legge di Bilancio 2019 e, in sostanza, seppur venga introdotta la novità della quota 100, bisognerà lavorare un anno in più per l’accesso alla pensione.

Riforma pensioni: cos’è la Quota 100 e come funziona

Come ampiamente analizzato in un precedente articolo, la quota 100, una delle novità relative alla riforma pensioni del Contratto di Governo e che stando alle ultime notizie si appresta a diventare una delle misure confermate in Legge di Bilancio 2019.

Con la quota 100 sarà possibile andare in pensione quando la somma tra età anagrafica e anni di contributi risulterà pari, appunto, a 100. Tuttavia è sempre più verosimile che venga fissato un limite di età anagrafico, pari a 64 anni: per fare un esempio, sulla base delle ultime dichiarazioni, non si potrà andare in pensione perfezionando la quota 100 con 62 anni e 38 di contributi.

È questa una delle novità maggiormente criticate perché, paradossalmente, per molti lavoratori si tratterebbe di una riforma delle pensioni per certi versi penalizzante.

Pensioni novità: quota 41 verso il rinvio?

A fare compagnia alla quota 100 nella riforma delle pensioni non vi sarà la quota 41 per tutti.

La priorità del Governo sembrerebbe quella di introdurre inizialmente soltanto la prima novità e di attendere per valutare, successivamente, se e soprattutto quando garantire la pensione anche a chi avrà versato 41 anni di contributi previdenziali.

Il problema, chiaramente, sono le coperture economiche: soltanto per l’avvio della riforma delle pensioni parziale in Legge di Bilancio 2019 serviranno ben 5 miliardi di spesa all’anno.

Una parte della spesa necessaria sarà compensata dall’abolizione delle forme di pensione agevolata attualmente in vigore, tra le quali l’Ape sociale; tuttavia a risentirne sarebbero quelle categorie di lavoratori svantaggiati, per i quali fino ad oggi è stato concesso di andare in pensione a 63 anni e con 30 o 36 anni di contributi versati.