Partite IVA, il calo di fatturato apre alla proroga delle scadenze fiscali

Partite IVA, proroga dei versamenti fiscali con calo di fatturato per le attività diverse dai codici ATECO del decreto Ristori, anche in caso di impossibilità di esercizio dell'attività per via delle misure anti-Covid. È l'Agenzia delle Entrate a fornire chiarimenti, con la risposta all'interpello n. 262 del 19 aprile 2021.

Partite IVA, il calo di fatturato apre alla proroga delle scadenze fiscali

Partite IVA, proroga scadenze fiscali con calo di fatturato per le attività di settori economici non direttamente interessati dalle misure restrittive.

A fornire chiarimenti è l’Agenzia delle Entrate che, con la risposta all’interpello n. 262 del 19 aprile 2021, torna sul tema della sospensione dei versamenti del mese di dicembre 2020, prevista dal decreto Ristori.

La possibilità di differire il versamento di ritenute Irpef, IVA e contributi in scadenza a dicembre 2020 è stata prevista per la generalità delle partite IVA, a patto di rispettare i requisiti relativi al calo di fatturato e al limite di ricavi o compensi.

Il titolare di partita IVA che esercita la propria attività all’interno dello stabile di una palestra, esercizio commerciale chiuso successivamente all’emanazione del DPCM del 25 ottobre 2020, accede al rinvio dei versamenti solo in caso di calo di fatturato, se il codice ATECO dell’attività è diverso da quelli espressamente indicati dal decreto Ristori.

Per quel che riguarda la possibilità di beneficiare dei contributi a fondo perduto, l’Agenzia delle Entrate sbarra le porte d’accesso alle partite IVA con codice ATECO prevalente diverso da quelli esplicitamente previsti dal decreto Ristori.

Un’esclusione che si applica a prescindere dalla sussistenza degli altri requisiti, e anche in caso di impossibilità di esercizio della propria attività dovuta alla chiusura dell’esercizio commerciale in cui è esercitata.

Partite IVA, il calo di fatturato apre alla proroga delle scadenze fiscali

A presentare istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate è un titolare di partita IVA che, seppur avrebbe potuto continuare ad esercitare l’attività, è stato costretto alla serrata dopo l’emanazione del DPCM del 25 ottobre 2020.

Il motivo è relativo alla sede di svolgimento dell’attività, esercitata all’interno di una palestra che ha dovuto chiudere dopo l’emanazione del decreto con le limitazioni previste per ridurre i contagi da Covid.

La società istante, seppur teoricamente autorizzata a proseguire la propria attività, non ha potuto esercitarla stante la particolare collocazione dell’unità locale, con la diretta conseguenza di non avere percepito alcun corrispettivo.

Ed è anche considerando l’impatto delle misure anti-Covid sulla generalità delle partite IVA che la possibilità di differire il versamento di ritenute Irpef, IVA e contributi INPS in scadenza a dicembre 2020 al 16 marzo 2021 è stata introdotta con criteri differenziati.

Nella risposta all’interpello n. 262 del 19 aprile 2021, l’Agenzia delle Entrate prende spunto dal caso pratico prospettato dal contribuente istante per fornire un’analisi di quanto previsto dall’articolo 13 del decreto Ristori n. 137/2020, convertito nella legge n. 17 del 18 dicembre 2020.

Hanno potuto beneficiare della proroga delle scadenze fiscali tutte le partite IVA che, a novembre 2020 rispetto allo stesso mese del 2019, hanno registrato un calo di fatturato e corrispettivi pari almeno al 33 per cento, a patto di non superare i 50 milioni di euro di ricavi o compensi.

La possibilità di sospendere i versamenti è stata estesa anche senza i limiti di fatturato e ricavi e compensi a specifiche categorie di partite IVA, tra cui quelle avviate dopo il 30 novembre 2019 e gli esercenti attività maggiormente interessate dai provvedimenti di chiusura e individuate mediante codice ATECO.

Agenzia delle Entrate - risposta all’interpello n. 262 del 19 aprile 2021
Articolo 13-quater del decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137. Sospensione termini di versamento.

Partite IVA, codici ATECO vincolanti per l’accesso ai ristori

Per indirizzare gli aiuti alle partite IVA maggiormente danneggiate dalla crisi da Covid-19, i decreti Ristori emanati negli ultimi mesi del 2020 hanno fatto dei codici ATECO uno dei parametri per l’accesso ai contributi a fondo perduto.

Un meccanismo che, come evidenziato anche in vista dell’approvazione del decreto Sostegni, non ha considerato gli effetti negativi indiretti delle restrizioni, ed il caso prospettato nell’istanza di interpello analizzata è esemplificativo di ciò.

Se la proroga delle scadenze fiscali è stata prevista, più in generale, per le partite IVA danneggiate dalla crisi sanitaria, dimostrando quindi di aver subito un calo considerevole di entrate, così non è stato disposto per i ristori.

In tal caso, la risposta all’interpello del 19 aprile 2021 evidenzia la netta impossibilità di presentare richiesta, considerando che il codice dell’attività prevalente non rientra tra i codici ATECO richiamati dal decreto Ristori.

Pur non avendo potuto lavorare, considerando la collocazione dell’unità locale all’interno di un esercizio commerciale chiuso, la possibilità “teorica” di proseguire regolarmente l’attività determina l’impossibilità di ottenere il ristori a fondo perduto.

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