Se la motivazione per relationem è scarna l’avviso di accertamento rischia l’annullamento

Emiliano Marvulli - Dichiarazioni e adempimenti

Rischio annullamento per l'avviso di accertamento che presenta difetti nella motivazione per relationem.

Se la motivazione per relationem è scarna l'avviso di accertamento rischia l'annullamento

È nullo l’avviso di accertamento motivato per relationem se l’Amministrazione finanziaria non dimostra al giudice la conoscenza del pvc da parte del contribuente per avvenuta comunicazione o notificazione. Inoltre, nell’ipotesi di omessa allegazione del pvc, richiamato per relationem nella motivazione dell’avviso di accertamento, l’Amministrazione finanziaria non può sostituire proprie valutazioni e ricostruzioni a quelle del giudice di merito circa l’essenzialità delle parti del pvc riportate nell’atto impositivo.

Questo è quanto hanno affermato i giudici della suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza numero 28391 del 7 novembre 2018.

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Rischio di annullamento per gli avvisi di accertamento in cui la motivazione è scarna
File .pdf con l’ordinanza della Corte di Cassazione numero 28391 del 7 novembre 2018

La vicenda processuale – La vicenda processuale attiene il ricorso avverso un avviso di accertamento ai fini IVA e Imposte dirette recante le risultanze di una verifica fiscale condotta nei confronti di un contribuente.

L’impugnazione è stata accolta dal giudice di prime cure che ha ritenuto fondato il motivo inerente la dedotta nullità dell’avviso di accertamento, che in motivazione si limitava a richiamare il processo verbale di constatazione senza allegarlo, in violazione del disposto di cui all’articolo 7, comma 1 della legge 212/2000. Tale motivo di ricorso assorbiva nel merito gli altri proposti dalla ricorrente, relativi alla nullità dell’avviso di accertamento per omessa valutazione critica delle risultanze del pvc e per essere fondato su dati non rispondenti alla reale posizione fiscale del contribuente.

Avverso la decisione della CTP l’Agenzia delle entrate ha proposto appello, anch’esso respinto dai giudici i quali hanno confermato in toto la decisione di primo, con particolare riferimento all’assunto della necessità di allegazione del p.v.c. all’avviso di accertamento.

La CTR ha inoltre aggiunto che la scarna motivazione dell’avviso di accertamento non consentiva di giudicare nel merito la legittimità della pretesa tributaria senza riscontro del processo verbale di constatazione, non prodotto dall’Ufficio.

L’Agenzia delle entrate ha impugnato anche la decisione di secondo grado sulla base di due motivi, entrambi ritenuti inammissibili dalla Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso della parte pubblica con condanna al pagamento delle spese processuali.

La decisione – Con il motivo principale di ricorso l’Agenzia delle entrate ha lamentato violazione e falsa applicazione dell’articolo 7 dello Statuto dei diritti del contribuente (Legge 212 del 2000), nella parte in cui la sentenza di secondo grado ha ritenuto sempre necessaria l’allegazione all’avviso di accertamento del processo verbale di constatazione, da esso richiamato per relationem, anche nell’ipotesi di asserita conoscenza da parte del contribuente.

In particolare l’Ufficio finanziario ha lamentato una erronea interpretazione del citato art. 7 nella parte in cui il legislatore fiscale ha disposto che “se nella motivazione si fa riferimento ad un altro atto, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama.”

L’erronea interpretazione della norma riguarderebbe il fatto che, in tema di motivazione per relationem degli atti tributari, l’allegazione dell’atto richiamato è obbligatoria solo nel caso in cui il contribuente non abbia avuto integrale e legale conoscenza del documento, per effetto di una precedente notificazione o comunicazione.

I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili le lamentele della ricorrente perché, in primo luogo, l’Amministrazione finanziaria non ha dimostrato l’avvenuta conoscenza del pvc da parte del contribuente verificato a seguito di una “intervenuta notificazione o comunicazione”.

Inoltre, la ricorrente non ha provveduto neanche al deposito del pvc e dell’avviso di accertamento , da cui eventualmente consentire ai giudici di legittimità di verificare l’avvenuta conoscenza degli atti da parte del contribuente.

L’Agenzia delle entrate ha peraltro contestato la sentenza di appello “per aver ritenuto non adeguata la motivazione per relationem al pvc, nonostante essa fosse stata riportata nei sui tratti essenziali nello stesso avviso di accertamento, ancorché non allegata.”

Così facendo, però, l’amministrazione finanziaria non ha denunciato un vizio di interpretazione o valutazione di norme giuridiche, “ponendo invece questioni inerenti la valutazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione, in particolare l’essenzialità delle parti del pvc che si assumono essere riportati nell’avviso di accertamento.”

Con l’ulteriore motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate si duole del fatto che la CTR ha preso in esame solo alcuni degli elementi istruttori acquisiti agli atti, “senza considerare il pvc che, a detta del ricorrente, sarebbe stato depositato (senza indicazione del momento processuale del relativo deposito).”

Il motivo è stato considerato inammissibile in quanto non coerente con la ratio decidendi della sentenza impugnata, che ha ritenuto non idonea la motivazione per relationem per assenza di allegazione del richiamato pvc. Anche in questo caso, secondo gli ermellini, l’Agenzia delle entrate non ha dedotto un difetto logico della sentenza impugnata ma ha mirato a sostituirsi con proprie ricostruzioni e valutazioni a quelle del giudice di merito.