Medico di continuità assistenziale: redditi da lavoro autonomo o dipendente?

Medico di continuità assistenziale: come devono essere considerati i redditi? A fornire i chiarimenti è la risposta all'interpello numero 414 del 28 settembre 2020 dell'Agenzia delle Entrate: se è un'attività professionale abituale, rientrano in quelli da lavoro autonomo, se è occasionale tra redditi diversi.

Medico di continuità assistenziale: redditi da lavoro autonomo o dipendente?

Medico di continuità assistenziale, come devono essere classificati i relativi redditi?

La risposta all’interpello numero 414 del 28 settembre 2020 dell’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti.

Nel caso in cui l’attività professionale è abituale, rientrano in quelli da lavoro autonomo.

Se l’attività è invece meramente occasionale, devono essere inquadrati tra i redditi diversi.

Medico di continuità assistenziale: redditi da lavoro autonomo o dipendente?

I redditi provenienti dall’attività di sostituto medico di continuità assistenziale come devono essere inquadrati?

Lo spiega la risposta all’interpello numero 414 del 28 settembre 2020 dell’Agenzia delle Entrate.

Agenzia delle Entrate - Risposta all’interpello numero 414 del 25 settembre 2020
Articolo 11, comma 1, lettera a), legge 27 luglio 2000, n. 212. Articolo 53,comma 1 del TUIR.

Lo spunto nasce da un caso concreto: un contribuente che esercita l’attività professionale in qualità di medico di continuità assistenziale, con incarico a tempo determinato, provvisorio e di sostituzione.

L’istante interroga l’Amministrazione finanziaria su quale è la corretta qualificazione dei redditi percepiti per l’attività, tenuto conto del fatto che il soggetto in questione esercita abitualmente la professione di medico di medicina generale.

In apertura, l’Agenzia delle Entrate cita la norma di riferimento, ovvero l’articolo 53, comma 1 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n 917 (TUIR), che contiene la definizione dei redditi di lavoro autonomo.

Tali redditi sono definiti come segue:

“quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l’esercizio in forma associata di cui alla lett. c) del comma 3 dell’articolo 5.”

L’amministrazione finanziaria poi richiama la circolare del 10 aprile 2019, n. 9/E.

Il documento di prassi chiarisce che in linea generale, escludendo i casi in cui è presente un rapporto di lavoro dipendente, la professione rientra tra i redditi di lavoro autonomo.

Medico di continuità assistenziale: redditi da lavoro autonomo o redditi diversi

L’Agenzia delle Entrate, per rispondere al quesito dell’istante, richiama anche la risoluzione 15 luglio 2020, n. 41/E.

Il documento di prassi citato sottolinea che l’attività di sostituto medico di continuità assistenziale è riconducibile all’esercizio di una attività professionale abituale e, pertanto, inquadrabile quale lavoro autonomo.

I compensi di tale attività rientrano quindi tra i redditi professionali indicati nell’articolo 53, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi.

Una condizione da rispettare, in questo caso, è l’iscrizione del sostituto medico nell’apposito albo professionale.

Nel caso in cui si tratti di un’attività meramente occasionale, si deve fare riferimento all’articolo 67 del TUIR ed compensi rientrano tra i redditi diversi.

La situazione prospettata dall’istante rientra nel primo caso: l’attività è inquadrabile come lavoro autonomo ed i relativi redditi devono essere assoggettati alla tassazione di riferimento.

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