Legge di Bilancio e novità fiscali: una carrellata delle criticità nel convegno ANC

Rosy D’Elia - Fisco

Legge di Bilancio e novità fiscali: una carrellata delle criticità nel convegno ANC del 21 febbraio 2019. Dai dubbi, ancora irrisolti, sulla fattura elettronica alle possibili disparità del regime forfettario.

Legge di Bilancio e novità fiscali: una carrellata delle criticità nel convegno ANC

Legge di Bilancio e novità fiscali: una carrellata delle criticità nel convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Commercialisti di Roma il 21 febbraio 2019.

Dai dubbi, ancora irrisolti, sulla fattura elettronica alle possibili disparità del regime forfettario: durante l’evento “La legge di Bilancio 2019 e i provvedimenti collegati” Alessandro Pratesi e Fabrizio Poggiani, giornalisti e dottori commercialisti, sono partiti da un’analisi delle nuove disposizioni normative fino alle possibili conseguenze sul sistema, passando per una interpretazione delle novità, non sempre facile e univoca.

“Un momento particolare per la nostra categoria.”

Così Claudio Zambotto, presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti di Roma, ha definito in apertura questo periodo denso di novità e ha sottolineato l’importanza, in questa fase, di un patto confederativo con l’Associazione Dottori Commercialisti Roma.

La presidente Simonetta Rinaldi a sostengo del valore di muoversi in sinergia e della delicatezza del periodo ha annunciato:

In programma c’è una astensione collettiva, non possiamo chiamarlo sciopero visto che siamo liberi professionisti, ma stiamo cercando una modalità comune con le altre sigle sindacali.

Legge di Bilancio e novità fiscali: fattura elettronica al centro delle criticità

Il disagio, espresso da ADC e ANC, trova conferma anche nelle parole dei due esperti Alessandro Pratesi e Fabrizio Poggiani e nei commenti dei commercialisti in platea, che lamentano la difficoltà di far fronte “alle necessità dei clienti, che giustamente hanno bisogno di chiarimenti continui sulle novità della fattura elettronica”.

E se di difficoltà si parla, in questo momento infatti, non si può non parlare dell’obbligo introdotto dal 1° gennaio 2019: la fattura elettronica.

Anche Fabrizio Poggiani conferma le voci dalla platea:

“Da settembre un collaboratore nel mio studio è impegnato a fornire informazioni sul tema ai clienti. Leviamoci dalla testa che è una semplificazione, in realtà la fattura elettronica è finalizzata al recupero del gettito IVA”.

E sottolinea che gli adempimenti non diminuiscono, come invece sarebbe dovuto accadere:

“Nel 2017 avevamo adempimenti iva aggiuntivi 6 anziché 8, nel 2018 ne avevamo 6 anziché 8. Nel 2019 ne abbiamo 16, ci arriviamo con i 12 esterometri.”

Ancora più netta è la posizione di Alessandro Pratesi. Secondo lui la fattura elettronica ha le ore contate.

Tra tre anni torneremo alla fattura di carta.

Esordisce in maniera provocatoria, riferendosi al fatto che l’Europa ha dato il suo ok all’introduzione della fatturazione elettronica in Italia a patto che entro il 31 dicembre 2021 il processo sia avvenuto rispettando tre condizioni:

  • recupero dell’evasione;
  • riduzione degli adempimenti;
  • assenza di oneri aggiuntivi per i contribuenti.

Considerazioni, quelle degli esperti, condivise anche dalla platea, che con delle domanda dirette porta l’attenzione anche sui dubbi che riguardano l’emissione del documento fiscale in formato elettronico. Ancora tanti, anche tra gli addetti ai lavori.

Emblematica è la discussione che si apre sulle fatture in ambito sanitario: nei mesi scorsi sul tema c’è stato un acceso botta e risposta tra l’Agenzia delle Entrate e l’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali, che ha portato a stabilire un divieto di fatturazione elettronica per gli operatori sanitari.

Ma se sulla carta è stata fatta chiarezza, nella pratica le risposte non sono sempre immediate. Per il laboratorio di analisi la fattura è digitale o di carta?

“Si parla di obbligo di non fatturare per le prestazioni sanitarie nei confronti di persone fisiche. Quindi per ora il laboratorio di analisi deve fatturare elettronicamente, ma secondo me in sede interpretativa lo includono nell’esonero”.

Risponde Fabrizio Poggiani. Discorso simile vale per i veterinari, le prestazioni non sono nei confronti di persone fisiche e quindi si deve emettere la fattura elettronica.

Legge di Bilancio e novità fiscali: regime forfettario, flat tax e possibili criticità nel sistema

Con qualche resistenza da parte della platea, l’attenzione si sposta dalla fatturazione elettronica alle altre novità che il 2019 ha portato nel panorama fiscale.

La mini Ires, le regole sulle rivalutazioni dei beni di impresa, il regime forfettario e la flat tax dal 2020, la pace fiscale: il convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Commercialisti prosegue con una carrellata di articoli e commi della Legge di Bilancio, analizzandoli, interpretandoli e facendone emergere le criticità.

Alessandro Pratesi parte proprio dal regime forfettario: il meccanismo di accesso delineato stabilisce il limite per l’ingresso fino a 65.000 euro di compensi e permette l’accesso a un numero più alto di contribuenti.

Ma se è vero che garantisce diversi benefici per alcuni, è anche vero che penalizza altri e può avere delle conseguenze negative sull’intero sistema, secondo l’esperto.

Regimi così creano discrasie.

Afferma mettendo a confronto casi di professionisti che operano applicando il regime forfettario e colleghi che applicano il regime ordinario.

Dai casi pratici analizzati emerge che ad esempio, a parità di condizioni, chi rientra nell’ordinario e riceve compensi per un totale di 70.000 euro arriva a guadagnare meno di chi è nel forfettario e ne riceve 65.000.

“Potrebbe spingere il contribuente a sottofatturare per restare entro la soglia, potrebbe generare una concorrenza sleale tra chi è in regime ordinario e regime forfettario perché il forfettario fattura senza IVA, e questo diventa vantaggioso per il privato. E infine potrebbe portare a uno smembramento degli studi associati”.

Altre perplessità riguardano la flat tax, l’imposta sostitutiva del 20% che possono applicare le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che ricevono compensi dai 65.001 ai 100.000 a partire dal 2020.

Se per il regime forfettario le regole sono state specificate, nella norma che regola la flat tax, secondo la lettura di Alessandro Pratesi c’è un buco:

C’è una differenza fondamentale se si superano i 65.000 o i 100.000. Nel caso del regime forfettario non si perde subito il vantaggio in quell’anno, ma nell’anno successivo si fuoriesce. Mentre sembra evidente che per quanto riguarda la flat tax, anche se supera il limite questo non accade. Si tratta di una svista o di volontà?

Su questo e su altri punti si attendono chiarimenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate per la lettura delle nuove norme, nell’attesa di riceverli occasioni di analisi e confronto, come il convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Commercialisti, sono l’unica via percorribile per gli addetti ai lavori.

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