Imprese individuali, 2 su 5 chiudono nei primi 5 anni

Alessio Mauro - Lavoro

Imprese individuali con alto tasso di chiusura nei primi 5 anni di attività. Solo 3 su 5 sopravvivono e sono pochi quelli che riaprono la saracinesca e si rimettono in campo dopo il fallimento. La fotografia di Unioncamere.

Imprese individuali, 2 su 5 chiudono nei primi 5 anni

Imprese individuali, alto tasso di chiusura nei primi anni dalla nascita di nuove attività: sono solo tre su cinque quelle che sopravvivono e sono pochi quelli che dopo il fallimento riaprono saracinesca.

L’amara fotografia viene fornita da Unioncamere sulla base dei dati di apertura e chiusura di imprese individuali nel periodo compreso tra il 2014 e il 2018.

Di 235.985 imprese individuali nate nel 2014 sono state 88.184 quelle cessate entro il 30 giugno 2018 e, di queste, 48.377 entro il 2015. Ma sono molte le iniziative imprenditoriali che non superano il primo anno di età, solo nel 2014 sono nate e morte 20.538 imprese.

Difficile poi che dopo un fallimento si decide di rimettersi in gioco e soltanto il 5% di chi non ce la fa a sopravvivere ai primi anni di avvio dell’attività decide di rimettersi in gioco rialzando la saracinesca.

A dispetto delle aspettative è il Sud a mostrarsi più resiliente e la Basilicata è la regione dove si registra il minor tasso di chiusure di imprese individuali nei primi cinque anni di attività. Al Nord, invece, i più caparbi che ritentano la carta dell’imprenditorialità.

Imprese individuali: solo 3 su 5 superano i 5 anni di vita La metà delle chiusure a due anni dalla nascita

È il turismo il settore dove si registra il più alto tasso di chiusure di imprese individuali nei primi anni dalla nascita. Il 43% delle imprese chiude entro i primi anni. A seguire c’è il settore dei servizi alla persona (40,1%) e dell’assicurazione e credito (39,6%).

Nonostante il fenomeno fotografato da Unioncamere sia comune sia al Nord che al Sud, emerge che le imprese individuali più resilienti sono quelle del Meridione.

Sono quelle lucane le più resilienti (30,5% non supera il primo quinquennio), seguite dalle sarde (30,7%) e dalle trentine (31,3%). Al contrario, il tasso di chiusura più elevato si registra al Nord: in testa vi è l’Emilia Romagna (40% di chiusure), seguita da Toscana (39,9%) e Piemonte(39,5%).

Diversa è tuttavia la reazione in caso di chiusura: sono al Nord gli imprenditori pià temerari che puntano sulla carte dell’imprenditorialità

Al nord gli imprenditori più temerari

Interessante è uno degli aspetti sottolineato da Unioncamere: la percentuale inferiore di chiusure al Sud e nelle Isole potrebbe essere motivata dal fatto che è in questi territori che la via dell’impresa e del lavoro autonomo rappresenta spesso l’unica prospettiva lavorativa.

Fare impresa diventa quindi per molti l’unica possibilità di guadagno per chi vive al Sud e, in caso di chiusura, è difficile che ci si rimetta in proprio.

Viceversa nelle regioni del Centro-Nord emerge una maggiore propensione a ritentare la carta dell’imprenditorialità: i più audaci sono i titolari della Valle D’Aosta (9,8%), Lombardia (8,2%) e Veneto (7,1%).

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