Imprenditoria femminile, dati imprese Unioncamere: a giugno sono una su 5

Tommaso Gavi - Lavoro

Imprenditoria femminile, i dati sulle imprese, diffusi da Unioncamere il 27 luglio 2020 e aggiornati a giugno, mostrano che un'impresa su cinque è guidata da donne. Negli ultimi 5 anni la crescita è stata tripla rispetto a quelle a guida maschile.

Imprenditoria femminile, dati imprese Unioncamere: a giugno sono una su 5

Imprenditoria femminile, la fotografia dei dati sulle imprese di Unioncamere, diffusa il 27 luglio 2020, mostra che quelle guidate da donne sono il 22% del totale.

Il IV rapporto sull’imprenditoria femminile relativo al secondo trimestre del 2020 riporta il numero complessivo delle aziende al femminile: 1 milione e 340 mila imprese.

Negli ultimi cinque anni tali imprese sono cresciute più di quelle maschili, con un incremento del 2,9% contro lo 0,3%.

In termini assoluti l’aumento delle aziende al femminile è più del triplo rispetto a quello delle altre.

L’emergenza Coronavirus ha tuttavia frenato la crescita.

Rispetto allo stesso periodo del 2019, tra aprile e giugno 2020 ci sono state oltre 10 mila nuove imprese in meno.

Imprenditoria femminile, dati imprese Unioncamere: a giugno sono una su cinque

Un milione e 340 mila e il 22% del totale. Questi sono i dati del IV rapporto sull’imprenditoria femminile realizzato da Unioncamere e relativo al secondo trimestre del 2020.

Unioncamere - Dati sull’imprenditoria femminile diffusi il 27 luglio 2020
IV rapporto sull’imprenditoria femminile. Imprese: una su 5 al femminile ma la pandemia ne ha bloccato la rincorsa.

Tra le informazioni diffuse il 27 luglio 2020, nel periodo di tempo degli ultimi 5 anni viene mostrata una crescita delle imprese a guida femminile con un ritmo tre volte superiore a rispetto a quelle maschili.

Mentre le prime sono cresciute del 2,9%, le seconde solo dello 0,3%: 38.080 imprese a guida femminile in più contro 12.704 aziende a guida maschile.

Nel complesso l’imprenditoria femminile ha contribuito per circa il 75% della crescita totale.

Per quanto riguarda i settori interessati, molti sono legati ad attività tradizionali ma sono in aumento anche diversi settori innovativi quali le professioni scientifiche e tecniche, l’informatica e le telecomunicazioni.

Le regioni in cui le imprese al femminile aumentano più della media sono riportate nella tabella riassuntiva.

Regione Aumento in percentuale
Lazio +7,1%
Campania +5,4%
Calabria +5,3%
Trentino +5%
Sicilia +4,9%
Lombardia +4%
Sardegna +3,8%

Imprenditoria femminile, dati imprese Unioncamere: gli effetti del Coronavirus

L’emergenza epidemiologica ha influenzato fortemente il trend della crescita delle imprese.

Nel periodo compreso tra i mesi di aprile e giugno 2020 ci sono state circa 10 mila imprese in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno 2019.

Anche il calo è superiore a quello delle aziende a guida maschile: il 42,3% contro il 35,2%.

Il lockdown dovuto alle restrizioni per limitare i contagi da Coronavirus hanno portato a circa 5 mila unità in meno rispetto allo scorso anno.

Il calo più consistente viene registrato nelle regioni del Centro-Nord, con il 47% di nuove imprese in meno.

Di contro il Mezzogiorno si attesta al 34,1%.

Le regioni che hanno subito i cali di nuove iscrizioni più pronunciati sono quelle riportate nella seguente tabella.

Regione Calo di nuove iscrizioni
Lombardia -1.776
Lazio -1.222
Campania -965
Piemonte -913
Toscana -911
Emilia-Romagna -789
Veneto -732

Gli effetti negativi del Covid-19 potrebbero incidere in maniera più pronunciata se si tiene in considerazione che le giovani donne alla guida di un’azienda hanno una minore propensione all’innovazione rispetto agli uomini: il 56% delle prime ha introdotto innovazioni rispetto al 59% dei secondi.

Più bassi sono anche gli investimenti in nuove tecnologie digitali di Industria 4.0, con il 19% contro il 25%.

Di contro, le imprese di giovani donne sono mediamente più attente ai valori dell’ambiente, dell’etica e della responsabilità sociale.

Gli investimenti green si attestano al 31%, riepstto al 26% delle aziende a guida maschile.

Il rapporto mette in evidenza anche aspetti legati alla condizione dei lavoratori:

“L’attenzione al welfare aziendale è decisamente elevata tra le giovani imprese femminili, che, ad esempio, offrono maggiori possibilità di smart working ai propri dipendenti (50% tra le femminili contro il 43% di quelle maschili); hanno adottato in misura maggiore iniziative volte a sostenere la salute e il benessere dei propri lavoratori (72% contro 67%) e sono più propense a sviluppare ulteriormente attività di welfare aziendale nei prossimi tre anni (69% contro 60%).”

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