Regime forfettario 2019: elementi da valutare per l’opzione

Carla Mele - Fisco

Il nuovo regime forfettario è vantaggioso per gli oneri fiscali ridotti ma è sempre opportuno effettuare un'attenta analisi costi - benefici prima di operare l'opzione. Vediamo quali sono gli elementi da prendere in considerazione

Regime forfettario 2019: elementi da valutare per l'opzione

Quali sono gli elementi da considerare per poter scegliere il regime forfettario?

La scelta del regime forfettario in prima battuta sembra estremamente conveniente. L’imposta sostitutiva dell’ Irpef è del 15% e per le attività appena nate o con non più cinque anni di vita, (sturt up) l’imposta si riduce al 5%.

Il beneficio dura inoltre per cinque anni: ciò comporta che se un neo imprenditore o professionista sceglie di ricorrere al regime forfetario con decorrenza dal 1° Gennaio 2019, potrà applicare l’aliquota ridotta del 5% fino al termine del quinto anno rispetto al momento in cui ha iniziato l’esercizio dell’attività.

Altri vantaggi, che si traducono in minori costi di gestione, sono: il non assoggettamento agli Indici sintetici di affidabilità (Isa), l’esonero dagli obblighi delle scritture contabili, l’esclusione dall’obbligo di fattura elettronica (pur restando l’onere di conservazione digitale per le fatture elettroniche ricevute).

Dal 1° Gennaro 2019 l’aumento del limite di fatturato a 65.000 euro annui per accedere al regime, amplia di fatto la platea dei destinatari e rende l’opzione più appetibile.

Le condizioni esposte sono allettanti, ma quali elementi bisogna valutare per scegliere di adottare il regime forfettario?

Regime forfettario: analisi della struttura dei costi

Il primo elemento da analizzare è l’entità dei costi sostenuti per l’attività.

Nel regime forfettario l’imponibile Irpef è calcolato su scaglioni di reddito predeterminati per cui i costi sostenuti nell’esercizio non concorrono alla formazione del reddito.

Se il contribuente sostiene costi di modesta entità, come per esempio accade per neo professionisti, il regime forfettario è sicuramente la scelta più conveniente.

Al contrario, se i costi sono tali da incidere considerevolmente sul reddito ai fini Irpef, potrebbe essere più conveniente il calcolo dell’aliquota progressiva: lo scaglione del 23% e le relative addizionali, potrebbe essere inferiore all’Irpef applicabile al 15% su di un reddito forfetario più elevato.

I contribuenti che sostengono costi ingenti hanno interesse a rimanere nel regime Irpef ordinario: parliamo ad esempio delle imprese che hanno sostenuto nel corso del tempo ingenti investimenti in beni strumentali, che nel forfettario non sarebbero deducibili.

Discorso analogo riguarda gli oneri deducibili e detraibili: per chi non possiede redditi alternativi tali da assorbire il vantaggio fiscale proveniente da questi oneri, (pensiamo ad esempio alle detrazioni per spese sanitarie, per ristrutturazione o interessi passivi su mutui per acquisto abitazione, deduzioni carico di famiglia etc.) potrebbe essere danneggiato dalla scelta del regime forfettario in quanto questa gli unici oneri che possono essere portati in deduzione sono i contributi previdenziali.

Regime forfettario: al vaglio anche Iva e Irap

Il regime forfettario prevede che tutte le operazioni messe in atto dal contribuente siano fuori campo dell’Iva: non verrà addebitata l’Iva a titolo di rivalsa ai clienti né si potrà detrarre l’Iva sugli acquisti.

Sulla base di questa considerazione risultano convenienti le attività rivolte direttamente al consumatore finale: il prezzo infatti potrà essere più competitivo rispetto a chi ha una contabilità semplificata o ordinaria.

Lo svantaggio sarà invece per tutti quei contribuenti che operano con altrettanti soggetti passivi Iva, in quanto l’iva sugli acquisti non potrà essere detratta e si trasformerà in un costo.

Altro aspetto negativo è la rettifica della detrazione ai fini Iva: scatta l’obbligo per il contribuente che ha scelto il regime forfettario dal 1° Gennaio 2019 di restituire una quota detratta nei precedenti periodi di imposta sui beni strumentali se non sono trascorsi 5 anni dall’acquisto (o dieci anni con riferimento agli immobili).

La rettifica alla detrazione riguarda anche le rimanenze in magazzino al 31 dicembre dell’anno precedente alla scelta del nuovo regime.

In tale ipotesi l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la rettifica della detrazione deve essere effettuata al momento di inizio nel regime forfettario e non successivamente quando si verifica la vendita dei beni giacenti.

Ulteriore onere per chi vorrà passare al regime forfettario riguarda il pagamento dell’ Iva ad esigibilità differita: si dovrà infatti versare preventivamente l’Iva a debito sulle prestazioni ad esigibilità differita anche se l’incasso non si è ancora avvenuto.

Questo perché, nella dichiarazione relativa all’ultimo anno in cui è stata applicata l’Iva nei modi ordinari, si deve tenere conto dell’imposta relativa alle operazioni ad esigibilità differita di cui all’articolo 6, comma 5, Dpr 633/1972, quindi il contribuente dovrà far confluire l’IVA a debito relativa alle predette operazioni, anche se l’incasso non si è ancora verificato.

Il regime forfettario esonera il contribuente al pagamento dell’Irap: l’aliquota forfettaria è sostitutiva delle addizionali Irpef e dell’Imposta regionale sulle attività produttive.

Ai fini del calcolo di convenienza quindi andrà valutata la presenza di un’autonoma organizzazione e di dipendenti che rende obbligatorio il pagamento del tributo: in questo caso potrebbe essere conveniente l’applicazione dell’aliquota forfettaria.

Per un ulteriore approfondimento si suggerisce il seguente articolo: A chi conviene il regime forfettario nel 2019

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