Flat tax, le reazioni dei sindacati presenti all’incontro con Salvini

Stefano Paterna - Fisco

Flat tax, si è tenuto il 6 agosto 2019 l'incontro tra Salvini, sindacati ed associazioni di categoria. Ecco le reazioni delle principali sigle sulle misure della Legge di Bilancio 2020.

Flat tax, le reazioni dei sindacati presenti all'incontro con Salvini

Flat tax, sono diverse le reazioni dei sindacati presenti all’incontro con Salvini del 6 agosto 2019.

Il tema al centro del confronto al Viminale è stata la Legge di Bilancio 2020. Un appuntamento che è stato positivo per il Ministro dell’Interno il quale a suo parere ha riscontrato un largo consenso sulle proposte della Lega, di cui non si trova però un riscontro diffuso e certo nelle dichiarazioni delle sigle sindacali.

Non si è parlato solo di flat tax ma in generale di riduzione delle tasse (in particolare con l’abrogazione della Tasi), di rilancio degli investimenti pubblici sulle infrastrutture (con il sì alla Tav) e la conseguente necessità di ridiscutere con l’Unione Europea in materia di vincoli di bilancio.

A detta di Salvini, è stato unanime il giudizio negativo su un eventuale approvazione di una legge sul salario minimo, mentre diverse critiche sarebbero state riservate al reddito di cittadinanza, provvedimento “bandiera” del Movimento 5 Stelle.

Si è trattato di un incontro proficuo - ha riferito il ministro dell’Interno nella conferenza stampa conclusiva dell’evento - con spunti e proposte da tenere in considerazione per la prossima manovra finanziaria”.

La rilevanza data all’occasione da parte dei vertici della Lega è stata evidenziata dalla partecipazione dello Stato Maggiore del partito di Salvini con tanto di ministri al seguito: erano presenti ad esempio il Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, l’ex Sottosegretario Armando Siri (al centro di molteplici polemiche), il Ministro dell’Istruzione Massimo Bussetti e molti altri.

Flat tax, le reazioni dei sindacati dopo l’incontro con Salvini

Più sfumate e articolate, invece, le reazioni dei vari sindacati che hanno preso parte all’incontro al Viminale del 6 agosto 2019.

Innanzitutto, bisogna notare che alla riunione al Viminale non ha voluto partecipare il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che era stato invece presente al vertice “istituzionale” delle parti sociali con il presidente del Consiglio Conte, tenutosi il giorno prima a Palazzo Chigi.

Per il sindacato più rappresentativo c’era in effetti la Vicesegretaria Gianna Fracassi il cui intervento non è parso improntato a un’adesione acritica all’impostazione salviniana.

In effetti dopo aver denunciato che il Paese è fermo e necessita di investimenti pubblici e privati, l’esponente della Cgil ha sottolineato che tra le richieste del sindacato:

c’è la ridistribuzione delle risorse a favore dei lavoratori e dei pensionati, rinnovando i contratti nazionali di lavoro a partire da quelli pubblici; abbassando le tasse ai lavoratori e ai pensionati attraverso le detrazioni; contrastando davvero l’evasione fiscale (con la tracciabilità, la limitazione dell’uso del contante) e evitando nuovi condoni fiscali; e pensando anche a un contributo di equità”.

Da notare che l’accenno alle detrazioni fiscali è l’esatto contrario della Flat Tax che dovrebbe essere finanziata anche attraverso il taglio delle detrazioni.

Più caute sono sembrate le reazioni degli altri sindacati, ma comunque non particolarmente inclini a fare particolari concessioni.

Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo ha dichiarato:

Noi vi abbiamo fornito i nostri documenti e le nostre proposte scritte, ora ci aspettiamo almeno qualche rigo che metta nero su bianco ciò che intendete fare con la Finanziaria, proprio a partire dalla questione fiscale. Siamo d’accordo con voi sulla necessità di ridurre le tasse, ma vorremmo capire come e a chi. Per parte nostra, ribadiamo la necessità di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, perché cosi queste categorie di cittadini recuperano il loro potere d’acquisto e possono dare il loro contributo al rilancio dei consumi. Proponiamo, inoltre, la detassazione dei prossimi aumenti contrattuali, operazione che non comporterebbe costi aggiuntivi”.

Barbagallo ha infine chiesto alla ministra Bongiorno di attivare al più presto i tavoli di confronto con le diverse categorie del pubblico impiego per rinnovare tra l’altro i contratti di lavoro.

Indicazioni nella stessa direzione (investimenti, sblocco delle infrastrutture e taglio delle tasse per lavoratori e pensionati) sono venute anche dalla Cisl per bocca del segretario generale aggiunto Luigi Sbarra.

Un plauso alle politiche leghiste (quota 100) è arrivato dal segretario dell’Ugl Paolo Capone.

Tutti d’accordo sul no al salario minimo

È proprio il salario minimo (altro cavallo di battaglia del M5S) a costituire immediatamente e con evidenza il punto di convergenza tra Salvini e i sindacati.

Sul rifiuto del provvedimento si è effettivamente registrato un vasto consenso da parte dei presenti al tavolo del Viminale.

Sulla questione della Tav l’approccio è stato necessariamente più sfumato, dovendosi interpretare la richiesta di investimenti sulle infrastrutture come un sì al progetto tanto contrastato dai movimenti ambientalisti, ma è notorio che all’interno della Cgil ad esempio non tutti i pareri siano concordi, compreso quello del numero uno Maurizio Landini.

Il risultato dell’incontro è pertanto in chiaroscuro: dai sindacati non è arrivato un appoggio un unanime all’anima leghista del Governo, ma una serie di richieste ben precise, in attesa di risposte impegnative per tutti.

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