Esenzione dall’imposta per il professore a contratto residente all’estero, ma solo per due anni

Rosy D’Elia - Imposte

Esenzione dall'imposta con scadenza di due anni per il professore a contratto che insegna in Italia ed è residente all'estero. Lo chiarisce l'Agenzia delle Entrate affrontando il caso di un docente che la sua residenza fiscale nei Paesi Bassi. I dettagli sulla giusta tassazione da applicare nella risposta all'interpello numero 472 del 14 ottobre 2020.

Esenzione dall'imposta per il professore a contratto residente all'estero, ma solo per due anni

Dura solo due anni l’esenzione dall’imposta applicabile ai redditi che derivano dal contratto di collaborazione di un professore residente all’estero, nei Paesi Bassi, che svolge attività di insegnamento in Italia.

A chiarirlo è l’Agenzia delle Entrate nella risposta all’interpello numero 472 del 14 ottobre, che analizza le regole previste dalla Convenzione contro le doppie imposizioni e la giusta tassazione da applicare dopo i due anni di esenzione.

Agenzia delle Entrate - Risposta all’interpello numero 472 del 14 ottobre 2020
Regime fiscale convenzionale delle remunerazioni che un docente riceve per l’attività di insegnamento svolta nello Stato, diverso da quello di residenza, in cui soggiorna al solo fine di insegnarvi - Articolo 20 della Convenzione stipulata fra Italia e Paesi Bassi.

Esenzione dall’imposta per il professore a contratto residente all’estero, ma a tempo determinato

A scrivere all’Agenzia delle Entrate è un ente che ha stipulato con un professore residente nei Paesi Bassi due contratti d’opera intellettuale per lo svolgimento in Italia delle attività di insegnamento negli anni 2016-2017 e 2017-2018.

Inquadrato come “professore a contratto”, la sua attività è riconducibile alle collaborazioni coordinate e continuative.

Sulla base della Convenzione fra Italia e Paesi Bassi per evitare le doppie imposizioni, ai compensi del professore è stata applicata l’esenzione dall’imposta in Italia.

Anche per l’anno accademico 2019-2020 al professore è stato affidato l’insegnamento in Italia. Alla luce delle regole previste dalla Convenzione, secondo la quale è possibile esentare dall’imposta i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente per due anni, sorgono i dubbi sul giusto trattamento fiscale da applicare.

Il vincolo temporale previsto dalla norma deve essere inteso una tantum o può essere riferito ad ogni singolo contratto che comporti un soggiorno nello Stato in cui è svolta l’attività di insegnamento o di ricerca? Questo il quesito posto all’Agenzia delle Entrate, che nella risposta all’interpello numero 472 del 14 ottobre 2020 pone il suo veto sull’esenzione dall’imposta per un terzo anno accademico:

“Con riferimento al caso di specie, si ritiene che l’intervallo dell’annualità 2018/2019 in cui il Professore non ha soggiornato in Italia non consenta di far ripartire il conteggio dei due anni e, quindi, di esentare da imposta i redditi allo stesso corrisposti anche per l’annualità in esame.

Conseguentemente, si ritiene che l’Istante non possa esentare da imposta i redditi corrisposti all’insegnante residente nei Paesi Bassi a partire dall’anno accademico
2019/2020”
.

Esenzione dall’imposta in Italia per il professore a contratto residente all’estero: i chiarimenti delle Entrate

Nel documento l’Amministrazione finanziaria mette in chiaro anche tutte gli elementi da tener presente per applicare la giusta tassazione al professore a contratto in Italia residente all’estero:

  • secondo l’ordinamento tributario italiano, le somme percepite grazie ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa costituiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 50,comma 1, lettera c-bis), del Tuir;
  • sono assoggettati a tassazione con le stesse modalità dei redditi di lavoro dipendente e, nel caso in cui siano corrisposti da un sostituto d’imposta, sono soggetti all’applicazione delle ritenute alla fonte;
  • le ritenute applicabili sui redditi corrisposti a soggetti non residenti prevede l’applicazione di una ritenuta a titolo di imposta nella misura del 30%.

Tornando sull’esenzione prevista dalla Convenzione stipulata tra Italia e Paesi Bassi, che ha l’obiettivo di agevolare e incentivare l’interscambio culturale, scientifico e professionale a livello internazionale, l’Agenzia delle Entrate si sofferma sulla durata massima dei due anni e sulla formulazione del testo che la prevede:

“Esaminato il significato letterale della disposizione normativa convenzionale si rileva come la stessa, recando la locuzione “non sono imponibili in questo Stato per un periodo non superiore a due anni”, stabilisca che la non imponibilità delle remunerazioni percepite da un professore, nel medesimo Stato di soggiorno, sia limitata ad un solo periodo non superiore a due anni consecutivi dall’inizio di tale soggiorno”.

L’anno di pausa dall’insegnamento in Italia del professore a contratto non permette di applicare nuovamente l’esenzione dall’imposta perché il testo non prevede la non imponibilità del reddito per più periodi di due anni ciascuno.

La regola sarebbe stata formulata con la locuzione per “periodi non superiori a due anni” e non “per un periodo non superiore a due anni”.

Nel caso analizzato, dunque, il professore a contratto ha già esaurito il suo periodo di esenzione dall’imposta in Italia.

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