Credito IVA anche senza dichiarazione

Emiliano Marvulli - Dichiarazione IVA

L'omessa presentazione della dichiarazione IVA non preclude il diritto alla detrazione. Analizziamo insieme l'ordinanza della Corte di Cassazione numero 3899/2018.

Credito IVA anche senza dichiarazione

Se sono rispettati tutti i requisiti sostanziali della detrazione d’imposta, il giudice di merito deve riconoscere il credito Iva anche in caso di omessa presentazione della dichiarazione.

Questo è quanto hanno affermato i giudici della suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza numero 3899/2018.

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Ordinanza Corte di Cassazione numero 3899 del 16 febbraio 2018
Clicca sull’icona per eseguire il download del file in formato pdf dell’Ordinanza della Corte di Cassazione numero 3899 del 16 febbraio 2018. Si tratta di una pronuncia importante in materia di IVA, poiché afferma il principio per il quale il credito IVA possa essere riconosciuto anche in caso di omessa presentazione della dichiarazione. Purché, ovviamente, siano rispettati i requisiti sostanziali di detrazione dell’imposta così come stabiliti dalla normativa comunitaria.

La vicenda processuale – La controversia è relativa ad una cartella di pagamento emessa per il recupero dell’IVA dovuta da una società a seguito di un controllo formale della dichiarazione. Il debito fiscale era scaturito a seguito dell’omessa presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta precedente a quello sottoposto a controllo automatizzato e dal conseguente disconoscimento del credito maturato in tale periodo.

La società, a seguito del rigetto del ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, proponeva appello in Commissione Regionale. Anche in questa sede i giudici di merito decidevano per il rigetto del ricorso affermando che “l’omessa presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui la società aveva maturato il credito di imposta ne vietava l’utilizzo a fini compensativi nel successivo anno di imposta, fatta salva la facoltà per il contribuente di chiederne il rimborso”.

Avverso la predetta decisione la società proponeva ricorso in Cassazione con unico motivo, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 19, 27 e 55 del D.P.R. n. 633 del 1972 e dell’art. 8 del D.P.R. n. 322 del 1998.

Con l’unico motivo di doglianza la società lamentava che la Commissione d’appello era incorsa in errore laddove aveva negato il diritto alla compensazione del credito effettivamente maturato, “in quanto non contestato, e tempestivamente indicato nella dichiarazione relativa all’anno di imposta successivo”.

La Corte ha ribaltato la situazione, accogliendo il ricorso della società e disponendo la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla CTR in diversa composizione.

La decisione – La questione posta all’attenzione dei giudici di legittimità riguarda il caso in cui, a causa dell’omessa presentazione della dichiarazione Iva da cui sarebbe emerso un credito d’imposta, debba precludersi al contribuente la possibilità di portare in detrazione detto credito nella dichiarazione successiva. Ciò quand’anche il credito in oggetto sia stato comunque indicato nella prima dichiarazione utile successiva al suo sorgere, nonché nelle scritture contabili e nelle successive liquidazioni mensili e trimestrali dell’IVA.

A parere dei togati, che sul punto ripercorrono il solco tracciato dalla recente giurisprudenza (fra tutte si segnala, in particolare, la sentenza della Corte di Cassazione numero 17757 del 2016), se il contribuente ha rispettato tutti i requisiti sostanziali della detrazione d’imposta, il giudice di merito deve riconoscere il credito d’imposta (“risultante da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto”), anche in mancanza di dichiarazione annuale. Pertanto, dinanzi alla dimostrazione che il credito derivi da acquisti fatti da un soggetto passivo, assoggettati regolarmente a IVA e finalizzati a operazioni imponibili, il connesso diritto alla detrazione dell’imposta in eccedenza è legittimo.

Il principio trova giustificazione nel meccanismo di neutralità dell’imposta sul valore aggiunto, a condizione che l’eccedenza, risultante da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno, sia “dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto.”

Nella vicenda processuale in commento, sia l’Amministrazione finanziaria che i giudici di merito hanno disatteso questi principi quando hanno deciso di disconoscere la detraibilità del credito Iva a causa dell’omessa presentazione della dichiarazione. Ciò in quanto hanno dato valore sostanziale a ragioni meramente formali che, per definizione, costituiscono inadempimenti di obblighi diversi dalle condizioni essenziali previste dalla legge sull’Iva, a livello comunitario e nazionale, per l’esercizio della detrazione.