Coronavirus, gli effetti della crisi sul lavoro: giovani e precari a rischio. Dati INPS

Coronavirus, un'analisi del mercato del lavoro e degli effetti della crisi: sono i giovani ed i precari i lavoratori più a rischio. Lo studio arriva dall'INPS ed è stato effettuato dall'analisi dei flussi Uniemens sui settori essenziali e su quelli bloccati.

Coronavirus, gli effetti della crisi sul lavoro: giovani e precari a rischio. Dati INPS

L’impatto del coronavirus sul lavoro: la crisi causata dall’epidemia da Covid-19 impatterà in misura maggiore su giovani e precari.

A dirlo sono i dati forniti dall’INPS, raccolti sulla base dell’analisi dei flussi Uniemens. Lo studio è stato effettuato sulle differenze strutturali tra i lavoratori dei settori essenziali e dei settori bloccati, partendo dalla definizione contenuta nel DPCM del 22 marzo 2020 che ha sospeso le attività produttive industriali e commerciali.

Inserendosi nella discussione circa la necessità di ripresa delle attività produttive, lo studio dell’INPS evidenzia come siano soprattutto i giovani lavoratori quelli penalizzati dalla crisi del mercato del lavoro causata dal coronavirus.

Contratti a tempo determinato, part-time e stipendi bassi contribuiscono ad accrescere il rischio che la crisi sanitaria porti ad un aumento delle disuguaglianze e peggiori le condizioni di povertà sul posto di lavoro ed instabilità lavorativa.

Coronavirus, INPS: rischio disuguaglianze sul lavoro e povertà

Sono per lo più giovani, di età fino a 30 anni, i lavoratori di aziende chiuse per l’emergenza coronavirus.

L’analisi fornita nello studio INPS pubblicato il 16 aprile 2020, Settori essenziali vs settori bloccati per la crisi pandemica. Un’analisi dei rapporti di lavoro Uniemens evidenzia, al contrario, come siano adulti ed anziani a lavorare nei settori essenziali e che hanno proseguito la normale attività lavorativa.

Emerge quindi che a pagare gli effetti della crisi economica sono per lo più giovani, e con contratti di lavoro precari. Nei settori la cui attività è stata sospesa prevalgono contratti di lavoro a tempo determinato e part-time; lo studio dell’INPS evidenzia inoltre una sovra rappresentazione di lavoratori stranieri.

Quanto evidenziato dall’INPS è che l’interruzione delle attività lavorative rischia di peggiorare le situazioni di disuguaglianza, con conseguenze peggiori per le fasce deboli della popolazione.

Un’evidenza che arriva anche dal confronto degli stipendi medi tra settori bloccati e settori essenziali.

Coronavirus, INPS: rischio aumento di disuguaglianza e povertà

Le categorie deboli della forza lavoro rischiano un’ulteriore penalizzazione. Lo studio INPS evidenzia il rischio di un peggioramento delle dinamiche di disuguaglianza, povertà sul posto di lavoro (working poor) e di instabilità lavorativa.

Una situazione che caratterizza alcune specifiche categorie di settori bloccati: costruzioni, alloggio e ristorazione, attività artistiche, sportive e intrattenimento.

La tesi portata avanti dall’INPS si basa anche sul dato relativo agli stipendi medi dei lavoratori di aziende la cui attività è stata sospesa, confrontato con quello dei settori essenziali.

I salari medi per i lavoratori di settori bloccati ammontano a 13.716 euro annui, per i settori essenziali 18.229 euro, circa il 32% in più. Una forbice sociale che rischia di aprirsi ancora di più.

Settori essenziali vs settori bloccati per la crisi pandemica: un’analisi dei rapporti di lavoro Uniemens
Studio pubblicato il 16 aprile 2020 dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche (DCSR) - INPS

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