Controlli fiscali, digitalizzazione e banche dati integrate: privacy a rischio?

Controlli fiscali e digitalizzazione: privacy a rischio? L'uso di banche dati integrate da parte dell'Agenzia delle Entrate deve essere limitato alle sole informazioni di rilevanza fiscale. A dichiararlo è il Presidente dell'Autorità Garante in audizione parlamentare il 7 luglio 2021.

Controlli fiscali, digitalizzazione e banche dati integrate: privacy a rischio?

Controlli fiscali e processo di digitalizzazione: il collegamento tra le banche dati pubbliche potrebbe mettere a rischio il diritto alla privacy dei cittadini.

L’utilizzo da parte dell’Agenzia delle Entrate di archivi integrati, sempre più estesi, da una parte può rendere più penetranti e celeri le operazioni, ma dall’altra può compromettere la sfera privata dei contribuenti, specie quando si tratta di informazioni eccedenti le specifiche finalità di verifica.

Lo ha evidenziato Pasquale Stanzione, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, nel corso dell’audizione tenutasi il 7 luglio 2021 presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe Tributaria.

Non è un problema nuovo quello della transizione digitale da applicare anche ai controlli fiscali, che vede in contrapposizione gli obiettivi di efficienza dell’amministrazione e la privacy, ma non per questo irrisolvibile.

Una reale innovazione e semplificazione dell’attività fiscale conforme alla disciplina di protezione dei dati necessita (...) di un piano organico di sviluppo che si articoli su previsioni normative puntali per circoscrivere con certezza l’ambito di circolazione legittima dei dati, razionalizzando l’acquisizione che deve riguardare soltanto informazioni fiscalmente rilevanti ed evitandone la duplicazione su garanzie di sicurezza adeguate e su stringenti presupposti soggettivi e oggettivi di accesso (...)”.

Ha infatti riferito il Presidente Stanzione nel corso dell’audizione.

Controlli fiscali, digitalizzazione e banche dati integrate: privacy a rischio?

La digitalizzazione delle banche dati pubbliche, anche in ossequio a quanto previsto dal PNRR, è ora nella fase di più accentuato sviluppo.

L’obiettivo primario è quello porre le basi per rendere le azioni di contrasto all’elusione e all’evasione fiscale più efficaci anche grazie alla possibilità di accedere a informazioni contenute in altri archivi, per esempio quelli dell’INPS.

La prospettiva di collegare le banche dati utili ai controlli fiscali, in un’ottica di maggiore efficienza, non implica però un’inevitabile lesione al diritto alla privacy del contribuente.

Ciò che è importante - ha dichiarato il Presidente Stanzione nell’audizione del 7 luglio - è raggiungere il giusto equilibrio tra il massimo rendimento dell’attività fiscale e la protezione dei dati dei cittadini in una condizione di sinergia, e non di antagonismo, tra Garante e Agenzia delle Entrate.

L’interoperabilità, ossia il collegamento tra gli archivi pubblici, non può infatti legittimare una raccolta dati personali eccedenti le specifiche finalità di volta in volta perseguite dall’amministrazione procedente ed è proprio qui, infatti, che il Garante si sente in dovere di agire per promuovere una normativa ad hoc.

Anche perché, in base anche alla costante giurisprudenza del Consiglio di Stato, le dichiarazioni, le comunicazioni e gli atti acquisiti dall’Agenzia delle Entrate contenenti dati reddituali patrimoniali e finanziari ed inseriti nelle banche dati nell’anagrafe tributaria costituiscono documenti amministrativi e, per tale ragione, sono accessibili a chiunque ne abbia interesse.

Le banche dati integrate e il rischio di eccedere le finalità fiscali: l’esempio della fatturazione elettronica

Un grave precedente in materia di lesione della privacy in favore di una più permeante azione di controllo fiscale, a detta del Presidente Stanzione, è stata la memorizzazione integrale dei file delle fatture elettroniche prevista dal Decreto fiscale 2020.

Già allora, l’Autorità aveva evidenziato la seria sproporzione dell’utilizzo a fini fiscali dei dati fattura integrati comprensivi di informazioni di dettaglio inerenti anche descrizione del bene ceduto o del servizio prestato che presupponeva l’emissione della fattura.

In un meccanismo del genere, infatti, possono venire alla luce dati di natura sanitaria o anche, per esempio, relativi alla sottoposizione a procedimenti penali dell’interessato, alle sue abitudini di consumo, alle regolarità dei suoi pagamenti, alla sua appartenenza a determinate categorie.

Per essere utili i dati devono essere esatti e aggiornati e, seppur provenienti da archivi di altre amministrazioni, non devono eccedere lo scopo perseguito dall’amministrazione che ne fa uso.

L’Agenzia delle Entrate, pertanto, deve potere attingere a informazioni provenienti da altri archivi in base ad una normativa adeguata che specifichi il trattamento del dato per la precisa finalità.

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