Controlli fiscali: perché si parla di allungamento di due anni

Controlli fiscali, due anni di tempo in più per gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate: l'allungamento dei termini di prescrizione e decadenza si lega alla proroga di scadenze ed adempimenti fiscali. Una previsione di favore per il contribuente, secondo quanto previsto dalla circolare n. 8 del 4 aprile 2020.

Controlli fiscali: perché si parla di allungamento di due anni

Controlli fiscali, due anni di tempo in più per l’Agenzia delle Entrate: i termini di prescrizione e decadenza si allungano in considerazione della proroga degli adempimenti prevista dal Decreto Cura Italia.

Una novità che, per l’Agenzia delle Entrate, rappresenta una misura di favore per il contribuente. Questo è quanto riportato nella circolare n. 8/ pubblicata il 4 aprile 2020.

Alla proroga di due mesi per gli adempimenti fiscali previsti nel periodo tra l’8 marzo e il 31 maggio, il DL n. 18 del 17 marzo 2020 ha affiancato l’allungamento dei termini di prescrizione previsto dal decreto legislativo n. 159 del 24 settembre 2015.

Due mesi contro due anni. Nella pratica, prendendo come esempio le attività di accertamento sulle dichiarazioni dei redditi, la novità si traduce nel rinvio al 31 dicembre 2022 dei termini per i controlli fiscali relativi al 2015 ed al 2014 nel caso di dichiarazione omessa.

Controlli fiscali: allungamento di due anni dei termini di prescrizione: una controversa norma “pro contribuente”

Nel caso di sospensioni disposte per eventi eccezionali, sono parallelamente sospesi i termini relativi ad attività di liquidazione, controllo, accertamento, riscossione e contenzioso per gli enti coinvolti. Questo è quanto previsto dall’articolo 12 del decreto legislativo n. 159/2015, la cui applicazione è stata espressamente prevista dal Decreto Legge Cura Italia, il DL n. 18 del 17 marzo 2020.

L’emergenza sanitaria ed economica legata alla diffusione del coronavirus affida all’Agenzia delle Entrate una “nuova arma” per i controlli fiscali.

I termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici dell’Agenzia delle Entrate che scadono entro il 31 dicembre 2020 sono quindi prorogati fino al 31 dicembre 2022.

L’allungamento di due anni riguarda tutti i controlli fiscali per i quali è previsto un termine di prescrizione. Nella circolare n. 8 l’Agenzia delle Entrate fornisce alcuni esempi:

  • controlli relativi alle imposte sui redditi, disciplinati dall’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n 600,
  • controlli in materia di IVA, disciplinati dall’articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
  • controlli relativi all’imposta di registro, disciplinati dall’articolo 76 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131;
  • controlli relativi all’imposta su successioni e donazioni, disciplinati dall’articolo 27 del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346.

Un’estensione ampia dei termini per i controlli fiscali che, per l’Agenzia delle Entrate, ha come finalità anche quella di distribuire nel tempo gli atti di accertamento, per evitare di concentrare notifiche ai contribuenti nel periodo successivo a quello di crisi.

Una strana norma a favore del contribuente.

Controlli fiscali, termini di prescrizione più lunghi di due anni: il Fisco “concede” più tempo

Nella circolare n. 8 l’Agenzia delle Entrate motiva il perché dell’allungamento di due anni dei termini per i controlli fiscali riprendendo la relazione illustrativa all’articolo 12 del Decreto Legislativo n. 159:

“L’inserimento del secondo comma risponde all’esigenza di evitare che si proceda a notificare atti degli enti impositori e cartelle di pagamento nei confronti di soggetti colpiti da eventi eccezionali durante il periodo di difficoltà conseguente all’evento, spostando in avanti gli ordinari termini di decadenza che imporrebbero di procedere comunque alla notifica”.

Per il Legislatore si tratta quindi di una norma finalizzata a concedere più tempo al contribuente. Come spiegato dall’Agenzia delle Entrate, per le attività di notifica degli atti di accertamento o di rettifica per le imposte dirette e IVA, i termini di decadenza dell’attività accertatrice per i periodi d’imposta 2015 (dichiarazione presentata) e 2014 (dichiarazione omessa), in scadenza al 31 dicembre 2020, potranno essere distribuiti in un lasso di tempo di due anni.

Ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2022. Senza allungamento dei termini per i controlli fiscali, il contribuente avrebbe dovuto fare i conti con una serie di obblighi in uno spazio di tempo ristretto.

Per l’Agenzia delle Entrate la finalità della disposizione è quella di dare un aiuto ai contribuenti interessati dalla crisi. Una norma che, però, è sentita tutt’altro che come un’agevolazione.

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