Contributo a fondo perduto per lavoratori dipendenti e pensionati: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Cristina Cherubini - Dichiarazioni e adempimenti

La circolare 15/E del 13 giugno, pubblicata dall'Agenzia delle Entrate, ha chiarito le modalità necessarie per richiedere il contributo a fondo perduto, stabilendo anche quali sono i criteri per il calcolo dell'importo spettante e quali sono le eventuali cause di esclusione dal beneficio.

Contributo a fondo perduto per lavoratori dipendenti e pensionati: i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate

Il Decreto Rilancio ha introdotto una misura estremamente attraente per gli operatori economici del territorio nazionale, che fino ad ora era rimasta un po’ astratta, oggi invece è stata chiarita anche grazie all’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, con la quale si è aperto anche uno spiraglio per alcune categorie di lavoratori finora non rientranti nelle varie misure di sostegno emanate dal governo.

L’articolo 25 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 riconosce :

"un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, di seguito testo unico delle imposte sui redditi"

Tale agevolazione pensata per il sostentamento dei titolari di partita iva e per le piccole imprese, ha assunto una capillarità maggiore rispetto alle misure precedentemente adottate.

Contributi a fondo perduto: i soggetti destinatari e le attività neo costituite

Il calcolo per l’attribuzione del contributo deve essere effettuato prendendo in esame l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020, i quali poi andranno sottratti dalla somma tra i corrispettivi e il fatturato del mese di aprile 2019.

Un primo interrogativo poteva sorgere dall’interpretazione di uno dei requisiti da rispettare per l’ottenimento del contributo.

Viene, infatti, richiesto che oltre al rispetto della soglia dei 5 milioni di euro di fatturato del periodo precedente , si vada a riscontrare un calo dello stesso e dei corrispettivi di almeno un terzo (33 per cento) a confronto con quello del mese di aprile 2019.

Questa condizione poteva, infatti, penalizzare coloro che avevano aperto la loro attività lo scorso anno e che in fase di start up potevano quindi non aver realizzato ancora ricavi.

L’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, della circolare 15/E, spiega però che

possono beneficiare altresì del contributo minimo anche i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 e che in fase di start up non avevano ancora conseguito ricavi nel 2019 e che quindi sarebbero stati penalizzati dal confronto con il mese di aprile 2020

Il punto centrale su cui si deve far leva per poter ottenere il contributo è la definizione di attività neocostituita, che il legislatore vuole tutelare da una eventuale penalizzazione nell’applicazione di quanto scritto nella norma afferente al contributo, in quanto vi è una casistica che non può essere definita tale e che anzi risulta essere esclusa dal beneficio, come viene chiarito anche dall’agenzia delle entrate all’interno della circolare stessa.

Le attività che non possono essere incluse nella lista dei beneficiari sono quelle pur essendo nate nel 2019, sono frutto in realtà di un’operazione attuata su un organismo preesistente, l’agenzia chiarisce infatti che

per i soggetti costituiti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, a seguito di un’operazione di conferimento d’azienda o di cessioni di azienda, non trova applicazione quanto disposto nel comma 6 dell’articolo 25, poiché in relazione all’azienda oggetto di riorganizzazione, sul piano sostanziale, non si è in presenza di un’attività neo costituita

In tale casistica non può essere quindi considerata l’attività come neo costituita e quindi non può essere esentata dal requisito del calo del fatturato.

Lavoratori dipendenti e pensionati: richiesta del contributo

Bonus professionisti con cassa, bonus lavoratori autonomi, molte delle misure di sostegno all’economia varate dal governo hanno escluso coloro che erano iscritti ad una forma di previdenza derivante dallo svolgimento di un’attività lavorativa a carattere dipendente, o che comunque beneficiavano di altri trattamenti reddituali.

Il contributo a fondo perduto previsto dall’articolo 25 del Decreto Rilancio prevede, invece, anche se in forma indiretta, la possibilità di comprendere all’interno dell’elenco dei beneficiari di coloro che risultano essere titolari di redditi da pensione o da lavoro dipendente, a patto che essi rispettino particolari condizioni.

I richiedenti il contributo devono, infatti, dimostrare che oltre a percepire redditi di lavoro dipendente o pensione sono anche, alternativamente:

  • soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo
  • soggetti titolari di reddito agrario
  • soggetti titolari di partita IVA

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito inoltre che

le persone fisiche che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo (o siano titolari di reddito agrario) che contestualmente possiedono lo status di «lavoratore dipendente» possono comunque fruire del contributo a fondo perduto COVID-19

Quindi la possibilità di richiedere il contributo spetta anche ai lavoratori dipendenti nel senso che nel caso in cui essi siano titolari di partita iva, lavoratori autonomi o percipienti reddito agrario, non saranno esclusi a causa della duplice posizione reddituale.

La stessa possibilità è stata, inoltre, concessa anche ai soci lavoratori dipendenti e ai pensionati, i quali pur percependo un reddito di natura subordinata o di natura contributiva potranno fare richiesta del contributo facendo riferimento all’attività che svolgono tramite l’uso di partita iva, o degli altri casi previsti dalla norma

Circolare dell’Agenzia delle Entrate numero 15/E del 13 giugno 2020
Contributi a fondo perduto: file pdf con la circolare numero 15/E dell’Agenzia delle Entrate

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