Contributi a fondo perduto: alcune riflessioni sui primi dati

Francesco Oliva - Fisco

Contributo a fondo perduto, erogati oltre 2,9 miliardi di euro. Più di 890 mila le istanze pagate. 1,2 milioni di domande arrivate da tutte le regioni. Alcune riflessioni per comprendere meglio i primi dati pubblicati dall'Agenzia delle Entrate.

Contributi a fondo perduto: alcune riflessioni sui primi dati

Nella tarda serata di venerdì l’Agenzia delle Entrate ha diramato un comunicato stampa ufficiale nel quale sono stati comunicati i dati ufficiali relativi ai contributi a fondo perduto.

In estrema sintesi i dati sono i seguenti:

  • gli importi erogati sono pari ad oltre 2,9 miliardi di euro;
  • le domande pagate sono state più di 890 mila;
  • 1,2 milioni le domande pervenute dalle regioni.

Non vogliamo qui porre in essere giudizi di merito, ma fare almeno due ordini di considerazioni.

Contributi a fondo perduto: qualche riflessione sui soggetti beneficiari e sull’equità della norma

La prima attiene ai soggetti beneficiari.

I soggetti beneficiari dei contributi a fondo perduto sono individuati dai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 25 del DL 34/2020, il cd Decreto Rilancio ovvero i titolari di partita IVA:

  • con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel 2019;
  • che hanno subito una riduzione del 33% di fatturato tra aprile 2020 ed aprile 2019;
  • che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019;
  • che hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio dei Comuni in cui lo stato di emergenza per eventi calamitosi era in vigore quando è stato dichiarato lo stato di emergenza sanitaria (ovvero il 31 gennaio 2020).

Attenzione: i soggetti di cui al terzo e quarto punto hanno diritto al contributo a fondo perduto anche senza il requisito di riduzione di un terzo del fatturato, ovviamente nella misura del contributo minimo.

Il meccanismo rischia tuttavia di aver creato delle forti disparità di trattamento ed una potenziale violazione del principio generale di equità.

Si pensi, a titolo di esempio, a chi ha aperto la partita IVA senza mai avviare effettivamente l’attività - per i più svariati motivi, anche diversi dall’emergenza sanitaria - dal 1° gennaio 2019 fino al 30 aprile 2020: questi contribuenti beneficeranno dei contributi a fondo perduto.

I contribuenti che, invece, magari hanno aperto partita IVA a fine 2018, avviando effettivamente l’attività dopo gennaio 2019 - quindi senza poter dimostrare il calo di fatturato - non prenderanno nulla.

Insomma, non considerare per nulla l’avvio effettivo dell’attività potrebbe rivelarsi iniquo in diversi casi.

Ignorate le aziende dell’export

L’Italia è un grande Paese esportatore ed in questo senso non possiamo non considerare quanto gli aiuti di questi ultimi mesi abbiano ignorato proprio questa categoria di soggetti.

I contributi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate, in particolare, sono stati pensati esclusivamente per le PMI ed in effetti l’erogazione media è stata pari a circa 3.000,00 euro per soggetto. Il che, peraltro, fa comprendere come l’aiuto in se non sia stato straordinario ma comunque un minimo c’è stato.

Sono però state esclusi da questo meccanismo i soggetti che nel 2019 hanno conseguito ricavi pari o superiori a 5 milioni di euro: una scelta che il taglio dell’Irap e le altre agevolazioni non sembrano riuscire a compensare.

E ancora: si consideri che le medio grandi aziende italiane dell’export hanno su di loro la spada di Damocle del limite agli aiuti di Stato, pari ad 800.000,00 euro, da calcolare cumulando tutti gli aiuti ricevuti dall’impresa considerata durante l’emergenza sanitaria (quindi anche l’eventuale taglio IRAP e i crediti d’imposta vari).

Una scelta di politica fiscale su cui si dovrebbe discutere con maggiore approfondimento, quantomeno per comprendere quali linee direttrici si vogliano seguire per la vera ripartenza del Paese.

Per una volta però facciamo i complimenti all’Agenzia delle Entrate

Al netto delle considerazioni di cui sopra, è innegabile che si debba riconoscere all’Agenzia delle Entrate ed al suo Direttore Ruffini di aver mantenuto le promesse:

  • le erogazioni sono arrivate in tempi record, circa 10 giorni dalla presentazione dell’istanza;
  • la piattaforma online - presente all’interno del portale Fatture e Corrispettivi - si è rivelata semplice ed intuitiva da utilizzare (il che, è meglio precisarlo, non significa come ha detto il ministro Gualtieri che la domanda possa essere presentata in pochi secondi: dietro ci deve essere un’attenta attività di studio e di analisi da parte di un professionista preparato; attività resa complessa dal linguaggio atecnico e zoppicante del Decreto Rilancio).

Delle agevolazioni erogate direttamente in forma monetaria i contributi a fondo perduto sono stati sicuramente quella che ha funzionato meglio dal punto di vista operativo.

Basti pensare al caos generato dalle prime richieste del bonus 600 euro a marzo - con il sito INPS totalmente collassato - per non parlare della triste vicenda delle casse integrazioni gestite tra regioni ed INPS.

Contributi a fondo perduto: comunicato stampa ufficiale dell’Agenzia delle Entrate
Dal 15 giugno, giorno dell’apertura del canale dedicato dell’Agenzia delle entrate, sono più di 890 mila gli ordinativi di pagamento emessi per un importo complessivo 2,9 miliardi di euro. Le somme sono accreditate direttamente sui conti correnti di imprese, commercianti e artigiani. Ad oggi sono 1.208.085 le istanze di contributo a fondo perduto provenienti da tutto il territorio nazionale.

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