In carcere il consulente che suggerisce schemi evasivi seriali

Emiliano Marvulli - Commercialisti ed esperti contabili

Scatta l'aggravante ed il carcere per consulente che suggerisce schemi evasivi seriali ai propri clienti. A stabilirlo è la sentenza della Sezione Penale della Corte di Cassazione n. 36212/2019.

In carcere il consulente che suggerisce schemi evasivi seriali

Scatta l’aggravante prevista dall’art. 13-bis del D.lgs. 74/2000 per il consulente fiscale che elabora e commercializza ai propri clienti modelli per evadere il Fisco.

Ciò indipendentemente dal numero di operazioni compiute, perché ai fini della configurabilità dell’aggravante di reato è rilevante che i modelli evasivi siano riproducibili in futuro a beneficio di altri soggetti, e quandanche il consulente tragga un vantaggio personale dalle operazioni, che vada oltre il compenso professionale.

Questo l’importante principio desumibile dalla Sentenza della Sezione Penale della Corte di Cassazione n. 36212/2019.

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Corte di Cassazione - Sentenza della Sezione Penale n. 36212/2019
In carcere il consulente che suggerisce schemi evasivi seriali

La sentenza - La vicenda tratta del procedimento penale a carico di consulente aziendale accusato per aver elaborato e posto in essere nell’arco di due anni operazioni di cessione e d’affitto di azienda simulate al fine di consentire a società, in alcune delle quali il professionista era socio, di sottrarsi al pagamento delle imposte sui redditi e dell’IVA.

Il Tribunale del Riesame ha ritenuto che tale circostanza non consentisse l’applicazione dell’aggravante di cui all’art. 13-bis, co. 3 del D.Lgs. 74/2000 perché l’imputato aveva agito “in proprio” e non come consulente e con apposita ordinanza ha disposto i domiciliari per il consulente, che intanto era finito in carcere. Il sostituto procuratore ha impugnato la decisione del Tribunale, ritenendo errata l’affermazione secondo cui l’aggravante non possa essere applicata al consulente fiscale che sia anche cointeressato nei soggetti giuridici beneficiari del meccanismo di evasione fiscale da lui elaborato.

I giudici della Corte di Cassazione hanno ritenuto fondato il motivo di ricorso e hanno annullato con rinvio l’ordinanza impugnata.

La vicenda ruota attorno alla corretta applicazione dell’art. 13-bis, co. 3 del D.Lgs. n. 74/2000, introdotto dall’art. 12, co. 1 del D.Lgs. n. 158/2015, che prevede che le pene stabilite per i delitti evasivi - di emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili, omesso versamento di ritenute dovute o certificate, omesso versamento di Iva, indebita compensazione e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte - sono aumentate della metà se il reato è commesso dal concorrente nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale, svolta da un professionista o da un intermediario finanziario o bancario, attraverso l’elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale.

In particolare ci si domanda se l’aggravante in esame è configurabile anche nel caso in cui il concorrente indagato agisca in proprio e non esclusivamente come consulente-terzo.

Gli ermellini hanno risposto in maniera affermativa, dichiarando che “la circostanza che il professionista … risulti a sua volta beneficiario diretto del meccanismo fraudolento da lui ispirato non è di per sé ostativa alla configurabilità dell’aggravante in esame, non ponendo la norma incriminatrice preclusioni in tal senso, occorrendo unicamente che anche altri soggetti siano coinvolti nell’azione illecita, come avvenuto caso di specie.”

Infatti la norma in esame, nel prevedere l’aumento di pena per il concorrente, si limita a prevedere che l’aggravante si applichi a una fattispecie delittuosa commessa in forma concorsuale da parte di un professionista, non essendo necessario che il consulente “agisca nell’esclusivo interesse del cliente, ben potendo coesistere anche la prospettiva di un vantaggio personale che vada oltre la previsione del compenso.”

Quanto poi al requisito della serialità, il Tribunale del riesame aveva escluso la configurabilità dell’aggravante perché il consulente aveva posto in essere in un arco temporale piuttosto limitato (due anni) solo tre condotte fraudolente, consistenti in cessioni dell’azienda e contratti di affitto simulati.

Sul punto i giudici di Piazza Cavour hanno affermato che, ai fini della configurabilità della circostanza aggravante rilevante, “non è tanto il numero delle operazioni compiute, ma la loro serialità, dovendosi cioè allargare la prospettiva non solo alle attività già realizzate, ma anche a quelle potenzialmente realizzabili in futuro mediante l’applicazione del medesimo schema operativo già sperimentato nei casi descritti.”

Pertanto, il compimento in un arco temporale non eccessivamente esteso di una serie di cessioni o locazioni di aziende, nel caso di specie riconducibili allo stesso gruppo familiare, può assumere natura seriale quando si accerti:

  • la pretestuosità delle operazioni, formalmente lecite, ma sostanzialmente elusive degli obblighi tributari e
  • la riproducibilità in futuro degli schemi negoziali già predisposti in maniera ripetuta, in esecuzione di una precisa "strategia" riconducibile al concorrente qualificato.

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