Condono fiscale ed edilizio se vince il centrodestra?

Francesco Oliva - Fisco

Berlusconi annuncia un nuovo condono fiscale ed edilizio in caso di vittoria del centrodestra alla prossime elezioni, poi la smentita. Ma leggendo il programma di Forza Italia...

Condono fiscale ed edilizio se vince il centrodestra?

Silvio Berlusconi torna ad infiammare la campagna elettorale per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo 2018.

Questa volta il tema scelto è un ever green anni ’90: il condono fiscale ed edilizio. Nel corso di una trasmissione di Radio24, infatti, l’anziano leader di Forza Italia ha annunciato l’intenzione di introdurre un nuovo condono fiscale ed edilizio in caso di vittoria del centrodestra alle prossime elezioni politiche.

La conseguenza inevitabile non poteva che essere il solito vespaio di polemiche; il primo politico a rispondere è stato Matteo Salvini, che si è detto assolutamente contrario all’ipotesi avanzata da Berlusconi. Sulla stessa linea d’onda, ovviamente, sia il Partito Democratico che il Movimento 5 Stelle. Molto duro il presidente del Senato e leader di Liberi Uguali Piero Grasso che ha parlato del condono fiscale ed edilizio come di un “male della democrazia”.

Come spesso accade Berlusconi è poi tornato sui suoi passi, smentendo di aver aperto all’ipotesi di un condono fiscale ed edilizio, ma “solo di semplificazione burocratica”.

C’è solo un piccolo particolare: il programma di Forza Italia e di tutta la coalizione, presentato lo scorso 13 gennaio, parla chiaramente di “pace fiscale” come di un punto caratterizzante l’intero programma dell’eventuale Governo di centrodestra.

Condono fiscale ed edilizio: Berlusconi smentisce se stesso ma anche il proprio programma

Come si può leggere nel programma di Forza Italia, tra gli obiettivi della politica fiscale dell’eventuale Governo a guida centrodestra spiccano:

  • pace fiscale” (alcuni esponenti del partito hanno utilizzato anche la locuzione “reset fiscale”) per tutti i piccoli contribuenti che si trovano in condizioni di difficoltà economica;
  • chiusura di tutto il contenzioso e delle pendenze tributarie con contestuale riforma del sistema sanzionatorio tributario.

Ora, è vero che la parola condono non c’è scritta da nessuna parte... tuttavia, i due punti sopra elencati a cosa porteranno se non ad un nuovo condono tombale?

È giusto parlare ancora di condono fiscale?

Ad avviso di chi scrive parlare ancora oggi di condono fiscale è di una tristezza assoluta; il condono - così come la “rottamazione” - fa male ai contribuenti onesti che lavorano tutti i santi giorni per mandare avanti uno Stato sempre troppo esoso.

Questo da un punto di vista quantomeno etico.

Accanto a questa considerazione, tuttavia, occorre comunque sottolineare come vi sia una quota oggettivamente non recuperabile di pendenze fiscali. Su quelle, purtroppo, il condono tombale appare l’unica soluzione con cui perseguire il duplice obiettivo di:

  • consentire a questi cittadini di uscire da situazioni di oggettiva difficoltà economico-finanziaria (posto che tale situazione sia reale e non frutto della solita furbizia evasiva...);
  • consentire allo Stato di incassare comunque qualcosa piuttosto che non incassare nulla.

Sul condono edilizio stendiamo un velo pietoso

Sul discorso del condono edilizio, invece, è meglio stendere direttamente un velo pietoso. L’idea che costruire le case senza licenza si possa fare solo perché la nostra burocrazia ci fa perdere molto tempo si giudica da se. Invece di andare a monte del problema - semplificare e rendere efficienti le procedure burocratiche - si fa una proposta che rischierebbe seriamente di autorizzare costruzioni selvagge.

Come se la questione non fosse già tremendamente pesante, soprattutto al Sud.