Cartelle pazze Inps 2017 su contributi colf e badanti. Come difendersi?

Anna Maria D’Andrea - Dichiarazioni e adempimenti

Cartelle pazze Inps 2017, ci risiamo: questa volta nel mirino ci sono i contributi di colf, badanti e baby sitter non pagati nel 2012 e 2013. Ecco come difendersi.

Cartelle pazze Inps 2017 su contributi colf e badanti. Come difendersi?

Cartelle pazze Inps 2017 per datori di lavoro domestico che, secondo l’Istituto, non avrebbero pagato i contributi in favore di colf, badanti e baby sitter nel 2012 e nel 2013.

È questo il succo del comunicato stampa pubblicato dall’Inps il 28 novembre 2017, con il quale si annuncia che sono in arrivo avvisi di accertamento per i rapporti di lavoro domestico in merito al mancato pagamento dei contributi per almeno un trimestre tra la fine del 2012 e il 2013.

Il problema nasce dal fatto che, come denunciato da diverse famiglie, i rapporti di lavoro domestico contestati dall’Inps si sono interrotti ancor prima del periodo oggetto di accertamento e pertanto le cartelle pazze in arrivo nel 2017 nascondono un errore da parte dello stesso Istituto.

L’AssindatColf, l’associazione sindacale dei datori di lavoro domestico, spiega cosa fare per difendersi e non pagare gli importi, spesso molto elevati, contenuti negli avvisi di accertamento Inps sui contributi di colf, badanti e baby sitter.

Vediamo di seguito come difendersi dalle cartelle pazze Inps in arrivo in questi ultimi giorni del 2017.

Cartelle pazze Inps 2017 su contributi colf e badanti. Ecco come difendersi

Destinatari delle oltre 200.000 cartelle pazze Inps sono i datori di lavoro domestico che, a seguito dei controlli effettuati dall’Istituto, risultano non aver pagato i contributi dovuti per colf, badanti e baby sitter per il quarto trimestre del 2012 e nel 2013.

Gli avvisi di accertamento inviati nel 2017 invitano i contribuenti a regolarizzare la propria posizione contributiva e a versare quanto contestato dall’Inps. Si tratta di cifre che, secondo quanto diffuso da organi di stampa e associazioni di categoria, arrivano a superare i 12.000 euro in alcuni casi.

Tuttavia non sempre è obbligatorio pagare ed è lo stesso Istituto a comunicare come contestare le cartelle Inps qualora il rapporto di lavoro domestico si sia già concluso. Nel comunicato stampa del 29 novembre 2017 si legge che la contestazione può essere effettuata:

  • telefonicamente, tramite Contact center Inps;
  • utilizzando il servizio “lavoratori domestici” sul sito internet.

Come contestare gli avvisi Inps sui contributi di colf e badanti

La contestazione contro le cartelle pazze Inps 2017 potrà essere effettuata utilizzando il modulo prestampato di autocertificazione allegato dall’Inps alla lettera di avviso, nel quale sono contenute tutte le informazioni utili su come comunicare l’eventuale cessazione del rapporto di lavoro ed inviare i bollettini di pagamento dei contributi.

La contestazione dovrà essere inviata entro 30 giorni dalla data di recapito dell’avviso bonario da parte dell’Inps.

Se il datore di lavoro ha già comunicato la cessazione del rapporto di lavoro, può inviare copia della ricevuta di comunicazione, oltre che tramite i canali sopra indicati, anche via fax al numero verde gratuito 800.803164 oppure tramite mail all’indirizzo [email protected], allegando copia del documento di identità del datore di lavoro.

Tale comunicazione consentirà alla sede Inps di chiudere il rapporto di lavoro ed eventualmente di annullare l’avviso inviato per i periodi per i quali i contributi non siano dovuti. In questi casi, ovviamente, sarà ritenuta valida l’originaria data di comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro e pertanto nessuna sanzione amministrativa sarà dovuta dal datore di lavoro.

Il caos cartelle pazze Inps 2017

Niente allarmismi: se gli importi contenuti negli avvisi di accertamento dell’Inps risultano non dovuti perché riferiti a colf, badanti e baby sitter non più assunte nel periodo contestato, basterà seguire le istruzioni di cui sopra per eseguire la contestazione.

Un caos non nuovo per le famiglie che negli anni hanno assunto una badante o un lavoratore domestico in regola: le cartelle pazze dell’Inps sono la conseguenza del mancato aggiornamento delle informazioni presenti negli archivi dell’Istituto.

Una disorganizzazione che, tuttavia, causa non soltanto perdite di tempo ma soprattutto preoccupazioni per i datori di lavoro domestico nel mirino dei controlli dell’Inps.

A tutte queste famiglie che, per ovvi motivi, stanno vivendo momenti di grande tensione, vogliamo mandare un messaggio distensivo: si tratta di accertamenti di routine, atti a verificare eventuali vuoti contributivi riscontrati sul sistema, talvolta dovuti a periodi di sospensione dell’attività come avviene per permessi non retribuiti o maternità, o nel caso in cui non fosse stata correttamente registrata la cessazione dello stesso rapporto di lavoro.

A rassicurare le famiglie è l’AssindatColf, il sindacato dei datori di lavoro domestico che in questi giorni sta fornendo assistenza a molti datori di lavoro domestico vittime delle cartelle pazze dell’Inps in questi ultimi giorni del 2017.