Bonus investimenti 4.0 e ricerca e sviluppo a maglie strette: nuovi chiarimenti MISE e AdE

Bonus investimenti 4.0 e ricerca e sviluppo, dal MISE e dall'Agenzia delle Entrate arrivano nuovi chiarimenti sugli investimenti agevolati. Le novità sono contenute nelle risposte agli interpelli n. 188 e 189, pubblicate il 17 marzo 2021.

Bonus investimenti 4.0 e ricerca e sviluppo a maglie strette: nuovi chiarimenti MISE e AdE

Bonus investimenti 4.0 e ricerca e sviluppo, nuovi chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate e del MISE, Ministero dello Sviluppo Economico.

Sono due risposte ad interpello pubblicate il 17 marzo 2021 a fornire ulteriori dettagli sugli investimenti agevolati nell’ambito dell’ex iper apportamento e del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo.

Ambedue i casi delineano il perimetro stretto di accesso alle agevolazioni per gli investimenti.

Nel dettaglio, la risposta n. 188 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate, supportata dal parere fornito dal MISE, sbarra le porte d’accesso al bonus ricerca e sviluppo per l’attività di ristorazione che sviluppa nuove ricette e prodotti alimentari. Il presupposto per l’accesso al credito d’imposta R&S è che vi sia il superamento di una o più incertezze scientifiche o tecnologiche.

Strada stretta anche per il credito d’imposta investimenti 4.0, l’ex iperammortamento. In tal caso, la risposta all’interpello n. 189 specifica che restano esclusi dal perimetro dei beni agevolabili i beni qualificabili come veicoli, ai sensi della Direttiva 46/2007/CE.

Bonus investimenti 4.0 solo in parte per gli investimenti in macchinari

La risposta all’interpello n. 189 del 17 marzo 2021 si sofferma sull’elenco dei beni ammessi al bonus investimenti 4.0, l’ex iperammortamento.

Il caso specifico riguarda la possibilità di accedere al bonus del 40 per cento, così come previsto dal comma 189, articolo 1 della Legge di Bilancio 2020, per l’acquisto di beni quali autobetoniere o autobetoniere con pompa, mezzi utilizzati nel settore delle costruzioni, costruiti da una componente veicolare e da una componente macchina.

Per individuare l’elenco dei beni ammissibili al credito d’imposta sugli investimenti 4.0 è necessario prendere in esame quanto previsto dall’allegato A della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016.

Agenzia delle Entrate - risposta all’interpello n. 189 del 17 marzo 2021
Articolo 1, commi 184-197, della legge 27 dicembre 2019, n.160. Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali.

Nel caso specifico, il MISE opera una distinzione netta tra le due componenti del bene, macchina e veicolo.

Se per l’impresa istante il bene non può che essere agevolato considerando tutte le sue componenti, ambedue necessarie per il funzionamento del bene, l’interpretazione ministeriale è differente.

La risposta all’interpello pubblicata dall’Agenzia delle Entrate richiama a quanto contenuto nella circolare n. 4/E del 30 marzo 2017, relativa all’ex iperammortamento, ma a tutti gli effetti applicabile anche al credito d’imposta per gli investimenti 4.0.

Nell’ambito del primo gruppo di beni di cui al citato allegato A, specifica il MISE, devono intendersi riconducibili, in linea generale, solamente le macchine intese ai sensi delle definizioni di cui all’art. 2, lettera a), della c.d. Direttiva Macchine (Direttiva 2006/42/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 maggio 2006 relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE (rifusione)).

Devono invece considerarsi esclusi, in linea di principio, i beni qualificabili come veicoli, ai sensi della Direttiva 46/2007/CE (Direttiva quadro per le disposizioni in materia di omologazione dei veicoli a motore e dei 3 loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli).

Nel caso specifico prospettato dal contribuente istante, il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali si applica solo al costo riferito alla componente betoniera, e non anche alla componente autoveicolo. In tal caso, risulta comunque applicabile l’ex super ammortamento, il credito d’imposta pari al 6% per gli investimenti in beni strumentali nuovi diversi da quelli rientranti nell’iper ammortamento.

Bonus ricerca e sviluppo, niente credito d’imposta per il ristorante che sviluppa nuove ricette

Resta fuori dagli investimenti agevolabili con il bonus R&S il processo di creazione e sviluppo di nuove ricette nel settore della ristorazione.

Il bonus ricerca e sviluppo presuppone che le attività vengano svolte per il superamento di una o più incertezze scientifiche o tecnologiche, per produrre benefici non solo per la singola impresa, ma per l’intera economia.

È questo l’aspetto evidenziato dall’Agenzia delle Entrate, supportata ancora una volta dal MISE, con la risposta all’interpello n. 188 del 17 marzo 2021.

Agenzia delle Entrate - risposta all’interpello n. 188 del 17 marzo 2021
Articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145. Credito d’imposta ricerca e sviluppo settore dell’industria alimentare

Il caso specifico riguarda un’attività di ristorazione con somministrazione, intenzionata ad accedere al credito d’imposta ricerca e sviluppo per le attività di revisione dei menù da offrire alla clientela.

Pur presentando in maniera dettagliata il processo svolto dal team di Ricerca e Sviluppo per rendere sempre più attrattiva l’attività di somministrazione, il MISE si esprime negando l’accesso al credito d’imposta, non potendosi considerare attività di ricerca e sviluppo quelle svolte per innovare il prodotto e il processo di lavoro ed organizzazione.

Le attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta sono quelle rientranti nell’ambito della ricerca fondamentale, ricerca applicata e sviluppo sperimentale, come definite dalla Comunicazione della Commissione Europea (2014/C 198/01) del 27 giugno 2014, recante “Disciplina degli aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione”, mutate da quelle adottate nel Manuale di Frascati.

Secondo tali criteri:

le attività qualificabili come ricerca e sviluppo sono quelle specificamente svolte, nell’ambito di un processo di innovazione condotto da un’impresa, per il superamento di una o più incertezze scientifiche o tecnologiche, la cui soluzione non sarebbe possibile sulla base dello stato dell’arte del settore di riferimento e cioè applicando le tecniche o le conoscenze già note e disponibili in un determinato comparto scientifico o tecnologico, con la finalità di pervenire alla realizzazione di nuovi prodotti (beni o servizi) o processi o al miglioramento sostanziale di prodotti o processi già esistenti.

Rientrano quindi nel bonus ricerca e sviluppo le attività che contribuiscono all’avanzamento delle conoscenze generali, consentendo di superare ostacoli o incertezze scientifiche o tecnologiche, producendo benefici per l’intera economia.

In sostanza, è necessario che le attività di ricerca e sviluppo consentano di aggiungere elementi di novità alle conoscenze e capacità già disponibili. Non si tratta semplicemente di attività di carattere innovativo; è necessario che vi sia progresso.

Guardando al settore alimentare, nell’ambito della ricerca e sviluppo rientrano quindi, a titolo di esempio, le attività finalizzate a prolungare la vita commerciale di un prodotto, grazie a nuove metodologie di trattamento o conservazione degli alimenti, l’utilizzo di nuovi materiali e tecniche di confezionamento.

Ancora, il bonus ricerca e sviluppo si applicherebbe anche alle attività necessarie per generare un’utilità tecnologica su prodotti alimentari, in termini di digeribilità, apporto di nutrienti, tracciabilità o salubrità.

Il miglioramento del gusto, dell’estetica del piatto, o anche l’ampliamento dell’offerta commerciale con nuove ricette resta escluso dall’ambito applicativo del bonus ricerca e sviluppo.

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