Valido l’accertamento fondato sullo scostamento tra il prezzo di vendita dell’immobile e il relativo mutuo

Emiliano Marvulli - Dichiarazioni e adempimenti

In tema di reddito di impresa, la rettifica dei corrispettivi dichiarati può fondarsi sullo scostamento tra importo dei mutui e minori prezzi indicati dal venditore, anche in assenza di ulteriori elementi presuntivi. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con l'Ordinanza numero 7587 del 30 marzo 2020.

Valido l'accertamento fondato sullo scostamento tra il prezzo di vendita dell'immobile e il relativo mutuo

In tema di reddito d’impresa, lo scostamento tra l’importo dei mutui ed i minori prezzi indicati dal venditore è sufficiente a fondare la rettifica dei corrispettivi dichiarati, anche in assenza di ulteriori elementi presuntivi. Questo l’importante principio contenuto nell’Ordinanza della Corte di Cassazione numero 7587 del 30 marzo 2020.

Corte di Cassazione - Ordinanza numero 7587 del 30 marzo 2020
Valido l’accertamento fondato sullo scostamento tra il prezzo di vendita dell’immobile e il relativo mutuo. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con l’Ordinanza numero 7587 del 30 marzo 2020.

La sentenza – La controversia attiene al ricorso proposto da una società avverso un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle entrate aveva accertato un maggior reddito d’impresa ai fini Ires, Irap ed Iva, in relazione al valore della compravendita di un immobile il cui prezzo era stato rettificato, per un importo alla somma ottenuta in mutuo per detto acquisto dall’acquirente.

Il ricorso è stato respinto sia in CTP che in CTR. A parere dei giudici d’appello è legittimo l’operato dell’Ufficio che ha proceduto alla rettifica del reddito dichiarato sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti quali la netta differenza tra il prezzo dichiarato dell’immobile, la contestuale stipula di un mutuo di importo maggiore e la mancata prova di una destinazione diversa dal mutuo richiesto.

Avverso la sentenza d’appello la società ha proposto ricorso per cassazione, per aver i giudici della CTR per aver fondato la propria decisione su una presunzione semplice, laddove ai sensi dell’art. 39 d.P.R 600/73 e 54 d.P.R 633/72 l’efficacia dell’accertamento era subordinato alla individuazione di presunzioni semplici che tuttavia siano gravi, precisi e concordanti.

I giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso confermando la legittimità dell’avviso di accertamento.

In tema di prova per presunzioni la Corte di cassazione è ferma nel ritenere che “lo scostamento tra l’importo dei mutui ed i minori prezzi indicati dal venditore è sufficiente a fondare la rettifica dei corrispettivi dichiarati, non comportando ciò alcuna violazione delle norme in materia di onere probatorio (Cass. n. 26485 del 21/12/2016; Cass. n. 7857 del 20/4/2016; Cass. n. 14388 del 9/6/2017) e non potendosi escludere in materia di presunzioni semplici che l’accertamento trovi fondamento anche su un unico elemento presuntivo”.

Infatti, benché le norme relative agli accertamenti tributari di natura presuntiva si esprimano al plurale (cfr. 38, terzo comma, 39, quarto comma, del d.P.R. n. 600/1973), non è necessario che gli elementi assunti a fonte di presunzioni siano plurimi, “potendo il convincimento del giudice fondarsi anche su un unico elemento, preciso e grave, la valutazione della cui rilevanza, peraltro, nell’ambito del processo logico, non è sindacabile in sede di legittimità qualora sia sorretto, come nella specie, da una adeguata motivazione che sia immune da contraddittorietà”.

Da qui il rigetto del ricorso e la conferma della legittimità dell’avviso di accertamento impugnato.

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