Abolizione regime forfettario fino a 100.000 euro: addio ai due limiti per i ricavi

Alessio Mauro - Fisco

Abolizione regime forfettario per i ricavi da 65.001 a 100.000 euro: addio alle due fasce con limiti diversi previsti dalla Manovra dello scorso anno. Ad abrogare la norma che prevede l'applicazione dell'imposta sostitutiva al 20% è la Legge di Bilancio 2020.

Abolizione regime forfettario fino a 100.000 euro: addio ai due limiti per i ricavi

Un’abolizione del regime forfettario per la seconda fascia di ricavi, da 65.001 a 100.000 euro, era nell’aria già da mesi. Addio ai doppi limiti e all’imposta sostitutiva del 20%. La conferma arriva con l’articolo 88 del disegno di legge di bilancio 2020, presentata in Senato il 2 novembre.

La Manovra del 2019 aveva rivoluzionato le regole di accesso alla tassazione agevolata, estendendo fino a 65.000 euro il limite dei ricavi per beneficiarne, e introducendo la possibilità di applicare un’aliquota del 20% per lo scaglione di reddito dai 65.001 ai 100.000 euro.

A distanza di un anno si aggiusta il tiro per i contribuenti che rientrano nella prima fascia e si escludono totalmente quelli che rientrano nel secondo scaglione.

Il regime forfettario fino a 100.000 euro, caratterizzato dalla mancanza di chiarezza fin dalla sua approvazione, ha rappresentato per molti un primo passo verso la flat tax, su cui il nuovo governo fa dietrofront.

D’altronde, lo stesso ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri lo aveva annunciato fin da subito.

Abolizione regime forfettario fino a 100.000 euro: addio ai due limiti per i ricavi

Le novità apportate alla legge numero numero 190 del 2014 hanno fatto registrare un incremento delle partite IVA pari al 3,9 rispetto all’anno precedente. Stando ai dati dell’Osservatorio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, pubblicati il 10 settembre 2019, nel secondo trimestre del 2019 sono state aperte 136.323 nuove partite Iva.

Nel 2019 due sono state le grandi innovazioni sul regime forfettario:

  • dal 1° gennaio 2019 la platea dei potenziali beneficiari si è estesa con l’introduzione di nuovi limiti di ricavi per l’accesso, dando la possibilità ai contribuenti di applicare un’imposta sostitutiva al 15%, o al 5% per i primi 5 anni di attività, fino a 65.000 euro. Fino al 2018, l’importo massimo andava dai 25.000 ai 50.000 in base all’attività svolta.
  • l’introduzione della possibilità di applicare un’imposta sostitutiva del 20% allo scaglione di reddito compreso tra 65.001 e 100.000 euro da stabilire con metodo analitico.

La nuova maggioranza politica non ha minato il regime forfettario puro. Ma ha calibrato i limiti inserendo principalmente due novità, come si legge nella relazione illustrativa del disegno di legge di bilancio 2020:

“La norma, fermo restando il rispetto del limite di ricavi o compensi pari a 65.000 euro, reintroduce il requisito relativo al sostenimento delle spese per il personale e lavoro accessorio per un ammontare complessivo non superiore ad euro 20.000 lordi. Viene, inoltra reintrodotta la causa di esclusione relativa al conseguimento, nel corso dell’anno precedente a quello in cui si intende avvalersi del forfait, di redditi di lavoro dipendente o assimilato eccedenti la soglia di 30.000 euro”.

Dunque, la possibilità di accedere a una tassazione agevolata non è messa in discussione, ma entro un perimetro definito da regole più stringenti. È la seconda novità del 2019, infatti, che non vede la luce con l’arrivo del nuovo anno.

Nel testo che illustra l’articolo 88 del disegno della Legge di Bilancio si legge:

“Il comma 1 abroga la disposizione che istituiva, a decorrere dal 2020, un’imposta del 20 per cento sostitutiva dell’lrpef, delle relative addizionali regionali e comunali e dell’lrap per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero percepito compensi compresi tra 65.001 e 100.000 euro”.

Abolizione regime forfettario fino a 100.000 euro, primo passo verso la flat tax

L’abolizione del regime forfettario fino a 100.000 euro determina un dietrofront nel percorso verso la flat tax.

Sicuramente per definizione non dovrebbe prevedere due aliquote, al 15 e al 20 per cento, come nel caso del regime forfettario previsto dalla Legge di Bilancio 2019, ma nel dibattito politico per mesi ha rappresentato il primo elemento per introdurre una tassazione piatta. A cui il nuovo governo si è opposto fin da subito.

Negli ultimi mesi il pericolo di una marcia indietro sui contribuenti con ricavi più elevati è diventato un rischio sempre più forte. Ora confermato dal testo presentato in Senato.

A favorire il declino della possibilità di applicare l’imposta al 20%, anche la nebulosità del meccanismo delineato per chi ha un reddito che supera i limiti dei ricavi previsti per l’accesso.

Già dall’approvazione della Legge di Bilancio 2019, si era accesa una discussione sulle modalità, non chiare, da adottare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva e sulle difficoltà stabilire le somme da versare passando da un metodo di calcolo a forfait, per il primo scaglione di reddito, a un metodo analitico (?) per il secondo.

A fare chiarezza sui dubbi che riguardano il secondo “perimetro” del regime forfettario è arrivata la Legge di Bilancio 2020, spazzando via ogni possibilità di accedere alla tassazione agevolata per chi supera i limiti dei ricavi.

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