Tax Competitiveness Index 2019, il sistema fiscale italiano non è competitivo

Rosy D’Elia - Fisco

International Tax Competitiveness Index 2019, il sistema fiscale italiano è il fanalino di coda dei paesi OCSE. Sui 36 paesi analizzati, risulta in 34° posizione, prima di Polonia e Francia che chiudono la classifica. Criticità e punti di forza di un Fisco da rivedere nell'analisi elaborata dall'organizzazione Tax Foundation.

Tax Competitiveness Index 2019, il sistema fiscale italiano non è competitivo

Quanto è competitivo e neutrale il sistema fiscale italiano? Molto poco, stando ai dati dell’International Tax Competitiveness Index 2019, pubblicato il 2 ottobre dall’organizzazione americana Tax Foundation, in cui l’Italia è il fanalino di coda dei Paesi OCSE, Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico.

Il punteggio complessivo dei 36 Stati al microscopio è frutto dell’analisi di 40 variabili.

Promossa a pieni voti per il suo sistema fiscale, per il sesto anno consecutivo, il l’Estonia che guadagna il primo posto, su un podio condiviso con Nuova Zelanda e Lettonia.

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Tax Foundation - International Tax Competitiveness Index 2019
Scarica l’International Tax Competitiveness Index 2019 a cura della Tax Foundation sul livello di competitività dei sistemi fiscali dei paesi OCSE.

Tax Competitiveness Index 2019, il sistema fiscale italiano non è competitivo

L’Italia, rispetto al 2018 e al 2017, fa un passo avanti, ma resta ancora in coda alla classifica: si trova in 34° posizione nella triade di chiusura, prima della Polonia e della Francia, che ha ottenuto il punteggio più basso in assoluto.

Come si legge nella sintesi dell’International Tax Competitiveness Index 2019 pubblicato il 2 ottobre 2019, “sistemi mal strutturati possono essere costosi, distorcere il processo decisionale economico e danneggiare le economie nazionali”.

L’analisi a cura della Tax Foundation, organizzazione indipendente americana, si basa su due fattori determinanti:

  • competitività, ovvero la capacità di tenere basse le aliquote fiscali marginali;
  • neutralità, che cerca di aumentare il maggior reddito con il minor numero di distorsioni economiche.

Nel mondo globalizzato di oggi, il capitale è altamente mobile. Le aziende possono scegliere di investire in un numero indefinito di paesi in tutto il mondo per trovare il tasso di rendimento più elevato. Ciò significa che le aziende cercheranno paesi con aliquote fiscali inferiori sugli investimenti per massimizzare l’aliquota di rendimento al netto delle imposte. Se l’aliquota fiscale di un paese è troppo elevata, spingerà gli investimenti altrove, generando una crescita economica più lenta.

Si legge nello studio.

L’indice è il risultato di un’indagine articolata su diversi fronti.

L’Italia non entra mai nelle prime venti posizioni:

  • per quanto riguarda le imposte che riguardano le imprese e i redditi individuali, la penisola si attesta al 31° posto;
  • mentre per le imposte sui consumi e sui ricavi percepiti dalle aziende per le attività oltreconfine, è al 27° posto;
  • per ciò che concerne le imposte patrimoniali è 35° in classifica.

Tax Competitiveness Index 2019: le principali criticità del sistema fiscale italiano

Partendo da questi 5 ambiti di analisi, la Tax Foundation scatta una panoramica del sistema fiscale dei 36 paesi OCSE, facendo emergere criticità e punti di forza che li caratterizzano.

Anche gli Stati con una competitività più bassa hanno i loro vantaggi: l’Italia offre la possibilità di recuperare i costi per gli investimenti in beni immateriali in maniera superiore alla media e può contare su una rete di trattati internazionali che la connette ad altri 100 stati.

Stando ai risultati finali, però, è chiaro che i punti di forza risultano troppo deboli rispetto alle criticità.

Sul Fisco italiano, secondo l’International Tax Competitiveness Index 2019, un forte impatto negativo è dato dalle “Property Taxes”, le imposte patrimoniali.

Si tratta di un sistema definito “distorsivo” con un carico sui contribuenti, a più riprese, su immobili, ricchezza netta, proprietà e transazioni finanziarie.

Un’altra bocciatura netta arriva anche sull’IVA, per il fatto che si applica alla terza base imponibile più ristretta dei 36 paesi OCSE, al centro dell’indagine.

Lo studio traccia l’identikit di un sistema fiscale da rivedere nel suo complesso: ed è proprio così che spesso viene percepito dai contribuenti. Sia che si tratti dei suoi contenuti, della sua struttura, delle regole che impone, sia che si tratti della forma.

In un sondaggio condotto dalla redazione di Informazione Fiscale a settembre 2019 sul motivo che ha spinto l’Agenzia delle Entrate a fornire quasi 400 documenti chiarificatori nell’ultimo anno, è emerso che per il 77% dei lettori la normativa fiscale italiana con cui si confrontano i contribuenti è incerta e disorganica, spesso inaccessibile.

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