Pensioni quota 100: la CGIL chiede al Governo di passare ai fatti

Guendalina Grossi - Pensioni

Dopo le numerose proposte del Governo sul tema delle pensioni la CGIL chiede ora che si passi dalle parole ai fatti per cercare di attuare una riforma che superi strutturalmente la legge Fornero.

Pensioni quota 100: la CGIL chiede al Governo di passare ai fatti

Sono diverse le perplessità che negli ultimi giorni ha manifestato la CGIL nei confronti del Governo per ciò che concerne la riforma delle pensioni.

In particolare la CGIL in merito alla Quota 100, la proposta del Governo che prevede la possibilità per i contribuenti di andare in pensione all’età di 64 anni con almeno 36 anni di contributi versati, non approva la scelta dei 64 anni di età che penalizzerebbero molte tipologie di lavoratori.

Questa però è solo una delle critiche mosse dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro, infatti, il segretario confederale della CGIL Roberto Ghiselli ha chiesto al Governo un incontro anche con gli altri sindacati per poter iniziare a lavorare veramente su una riforma che superi strutturalmente la legge Fornero.

Pensioni Quota 100 e 41: le proposte del Governo e le perplessità della CGIL

Come noto il governo per smantellare la legge Fornero ha proposto una serie di opzioni che consentirebbero ai contribuenti di andare in pensione anticipatamente.

In particolare le proposte del Governo riguardano la Quota 100 che prevede la possibilità di andare in pensione avendo compiuto 64 anni di età ed avendo versato almeno 36 anni di contributi.

Oltre a questa proposta il Governo Conte ha poi formulato la Quota 41 che prevede la possibilità di andare in pensione anticipata con 41 anni di contributi anche se nelle ultime ore si sta ipotizzando uno slittamento a quota 42. Ciò vuol dire aumentare di un anno il requisito di anni di contributi versati richiesto per lo strumento che consente di andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica.

Inoltre si sta anche pensando ad un superbonus del 30% in busta paga per coloro che, pur avendo i requisiti per beneficiare della Quota 100, decidono di continuare a lavorare per evitare così un esodo pensionistico.

La CGIL proprio in merito alla Quota 100 ha espresso però le sue perplessità in particolare per ciò che concerne il requisito di età minima dei 64 anni che per la Confederazione Generale Italiana del Lavoro penalizzerebbe molti lavoratori.

La proposta sindacale è quindi quella di abbassare l’età minima a 62 anni senza vincoli reddituali minimi, anche nel sistema misto, come previsto nella piattaforma condivisa lo scorso anno tra CGIL, CISL e UIL.

Riforma delle pensioni: per la CGIL bisogna passare dalle parole ai fatti

Sono diversi giorni che si continua a parlare di riforma delle pensioni ma senza ottenere dei veri risultati e questo inizia a far innervosire i sindacati ed in particolare la CGIL che vorrebbe riuscire ad avere al più presto un incontro con il Governo.

Proprio ieri, infatti, sul sito della Confederazione Generale Italiana del Lavoro sono state riportate le parole del segretario confederale della CGIL Roberto Ghiselli che ha dichiarato che:

Sulle pensioni si continua a girare attorno al problema senza esplicitare in che modo si vuole intervenire, e più passano i giorni più sembra affievolirsi, nelle intenzioni del Governo, la possibilità di una vera riforma che superi strutturalmente la legge Fornero. Auspichiamo che il ministro Di Maio convochi in tempi brevi Cgil-Cisl-Uil per poter avviare un confronto di merito

Il segretario confederale Ghiselli si è poi espresso sul taglio degli assegni pensionistici sopra i 4.000 euro sostenendo che favorire una solidarietà nel sistema pensionistico attraverso l’istituzione di un contributo di solidarietà a carico delle pensioni alte sarebbe giusto se questo servisse a recuperare risorse che potrebbero poi essere messe a disposizione dei giovani.

Allo stesso tempo però per Ghiselli è pericoloso utilizzare la leva del ricalcolo contributivo poiché secondo lui dal taglio delle cosiddette pensioni d’oro si passerebbe a quello di tutte le altre pensioni.

Pensioni Quota 100: cosa succederebbe se l’opzione entrasse in vigore a partire dal 2019?

L’INPS, come riporta l’Ansa, ha effettuato una serie di calcoli per capire quanto costerebbe la Quota 100 se entrasse in vigore a partire dal 2019.

L’Istituto ha rilevato che i costi per l’attuazione della Quota 100 viaggerebbero comunque tra i 4 e 14 miliardi di euro annui.

In particolare, secondo l’Istituto previdenziale ritornare ai 41 anni di anzianità e insieme a quota 100, 101 per gli autonomi, senza un requisito di età farebbe salire i costi a quasi 14,4 miliardi già in partenza, per sfiorare i 21 miliardi annui di euro nel 2028.