Partita IVA, in calo imprenditori e autonomi: i dati FNC e CNDCEC

Tommaso Gavi - Lavoro

La partita IVA viene scelta sempre meno. I dati FNC e CNDCEC del comunicato del 26 giugno 2020 mostrano un dimezzamento dei contribuenti che dichiarano redditi di impresa individuale con contabilità ordinaria. Per il presidente Miani la tendenza è legata a politiche sbagliate e prevenute sulle regole di determinazione della base imponibile.

Partita IVA, in calo imprenditori e autonomi: i dati FNC e CNDCEC

La partita IVA viene scelta sempre meno. Il comunicato stampa del 26 giugno 2020 riporta i dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative al decennio compreso tra il 2008 e il 2018.

Viene evidenziata una fuga dalla partita IVA a favore del lavoro subordinato e parasubordinato, a cui si affianca un aumento del livello medio degli assegni pensionistici.

Tra i contribuenti che dichiarano redditi da attività di impresa o lavoro autonomo, in forma individuale o associata, si registra un dimezzamento di chi dichiara redditi di impresa individuale in regime di contabilità ordinaria.

Per il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, la tendenza è riconducibile a politiche sbagliate e politicamente prevenute sulle regole di determinazione della base imponibile.

Partita IVA, in calo imprenditori e autonomi: i dati FNC e CNDCEC

La scelta della partita IVA è in costante diminuzione. A lanciare l’allarme è il comunicato stampa del 26 giugno 2020 della Fondazione e del Consiglio nazionale dei Commercialisti.

Il trend viene mostrato, oltre che dal Osservatorio Inps sul lavoro autonomo relativo ad artigiani e commercianti iscritti alla gestione previdenziale, anche dalle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative al decennio compreso tra il 2008 e il 2018.

Il comunicato stampa si esprime senza mezzi termini:

“Da dieci anni è in atto un vero e proprio processo di desertificazione del tessuto delle piccole partite IVA”.

In più parti è segnalato il trend negativo:

“si evidenzia una sostanziale fuga dalla partita IVA a favore del lavoro subordinato e parasubordinato e un significativo incremento del livello medio degli assegni pensionistici”

Una tendenza che rischia di diventare irreversibile a causa dell’emergenza Coronavirus.

Come già metteva in evidenza il MEF, il calo delle nuove aperture delle partite IVA nel primo trimestre dell’anno è di circa il 20%.

Nel decennio analizzato dal centro studi di FNC e CNDCEC, a fronte di una crescita del PIL nominale del 7,84%, le cifre delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche sono cresciuti circa il doppio, il 14,47%, passando dai 786 miliardi di euro del 2008 ai 900 miliardi di euro del 2018.

8 dei 900 miliardi di euro in questione sono non imponibili, 28 sono invece assoggettati alle imposte sostitutive e 864 miliardi di euro rientrano nella base imponibile Irpef.

Nel 2008 i redditi assoggettati a tassazione sostitutiva erano appena 3,6 miliardi di euro.

Tra il 2008 e il 2018 il numero dei contribuenti censiti è calato di circa 430 mila unità, scendendo da 41,8 milioni di contribuenti a 41,3 milioni.

In un esame per tipologie di reddito è salito di oltre 1 milione il numero di contribuenti che hanno dichiarato redditi di lavoro dipendente, il 5,1%, mentre è diminuito di circa 880 mila il numero di contribuenti che hanno dichiarato redditi da pensione, con un calo del 5,7%.

In calo anche il numero di contribuenti che hanno dichiarato redditi da attività di impresa o lavoro autonomo esercitate in forma individuale o associata: 560 mila in meno.

La variazione del reddito medio dichiarato per tipologia, tra il 2008 e il 2018, è riportata nella tabella riassuntiva.

Tipologia Variazione percentuale di reddito
lavoro dipendente +6%
reddito di pensione +28,2%
reddito di lavoro autonomo individuale +18,9%
reddito di impresa individuale in contabilità ordinaria +42,1%
reddito di impresa individuale in contabilità semplificata +24,9%
reddito di impresa o di lavoro autonomo prodotto in forma associata +6,8%

Partita IVA, in calo imprenditori e autonomi: le dichiarazioni del presidente Miani

Nel comunicato del 26 giugno 2020 sono presenti anche le dichiarazioni del Presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani.

Miani commenta il trend fortemente negativo delle partite IVA durante l’emergenza Coronavirus:

“È del tutto evidente che, con la crisi innestata dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, la tendenza già in atto di riduzione del numero di contribuenti che esercitano attività di impresa e lavoro autonomo è destinata ad aumentare esponenzialmente, senza però trovare sbocco e assorbimento in un incremento della base occupazionale di lavoro subordinato e parasubordinato.”

Il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti evidenzia quelle che, a suo parere, sono le ragioni del calo durante il decennio analizzato.

Secondo Miani la tendenza è:

“riconducibile a politiche sbagliate e politicamente prevenute sulle regole di determinazione della base imponibile, oltre che agli adempimenti correlati alla azione di controllo dell’amministrazione finanziaria. Il terremoto provocato dal COVID – 19 potrà soltanto accelerare e intensificare in modo forse irreversibile questa tendenza ed è per questo che si rende improcrastinabile mettere al centro delle prossime scelte del governo il tema delle Partite IVA.”

Vengono poi suggerite alcune proposte concrete:

“oltre ad un’attività di semplificazione degli adempimenti, servirebbero passi in avanti, anziché indietro, sul versante della flat tax per le partite IVA individuali che andrebbe estesa anche ai soggetti che svolgono attività in forma associata.”

Nuove misure quali detraibilità dell’IVA e deducibilità del reddito di impresa potrebbero rendere maggiormente appetibile la scelta di aprire una partita IVA:

“sarebbe opportuno mettere finalmente mano, anche in un’ottica di sostegno alla domanda di settori produttivi fondamentali come l’automotive, alle regole di detraibilità dell’IVA e di deducibilità dal reddito di impresa e di lavoro autonomo concernenti le autovetture, ma non solo. Già solo questa mossa applicata solo per i nuovi acquisiti darebbe un forte impulso ad un settore che rischia davvero molto nei prossimi mesi e ripristinerebbe l’appeal legato all’essere titolare di partita IVA che i dati ci dimostrano essere andato perduto in questi anni, anche a causa proprio della palese iniquità dei limiti di detraibilità e deducibilità.”

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